Formazione: la difesa di Anna Rosa Corsello, l’intervento di Pino Apprendi e le parole di Bartolo Sammartino

L’ex dirigente generale del dipartimento della Formazione della Regione, Anna Rosa Corsello, oggi in pensione, affida a una nota su facebook la sua autodifesa. Il parlamentare regionale del PD, Pino Apprendi, si interroga sulle possibili “complicità”. Mentre l’ex parlamentare regionale di AN, Bartolo Sammartino, sempre su facebook, non risparmia critiche ad alcuni esponenti del suo ex partito

L’ex dirigente generale del dipartimento della Formazione della Regione, Anna Rosa Corsello, oggi in pensione, affida a una nota su facebook la sua autodifesa. Il parlamentare regionale del PD, Pino Apprendi, si interroga sulle possibili “complicità”. Mentre l’ex parlamentare regionale di AN, Bartolo Sammartino, sempre su facebook, non risparmia critiche ad alcuni esponenti del suo ex partito 

A differenza della dottoressa Patrizia Monterosso, Segretario generale della presidenza della Regione siciliana, che nella vicenda degli extrabudget ha scelto il rito abbreviato, la dottoressa Anna Rosa Corsello, già dirigente generale del dipartimento della Formazione professionale e del lavoro della Regione, oggi in pensione, verrà invece processata con il rito ordinario.

Su questa vicenda – o meglio, sulla vicenda che la riguarda – la dottoressa Corsello ha postato sulla propria pagina facebook una nota.

“Premesso – scrive la dottoressa Corsello – che i processi si celebrano nelle competenti sedi giudiziarie e che nell’ordinamento penale italiano vige il principio d’innocenza, in base al quale, come prevede la Costituzione, un cittadino non può essere ritenuto colpevole fin quando le sentenze a suo carico non passano in giudicato, essendo fermamente convinta di potere dimostrare, al Tribunale che dovrà giudicarmi, la correttezza del mio operato, nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione Regionale, desidero, tuttavia, fare chiarezza su alcuni aspetti fondamentali dei fatti verificatisi che, secondo l’accusa che mi viene mossa, configurerebbero il reato di peculato, in ordine al quale dovrò difendermi a giudizio”.

“Innanzi tutto, per l’intelligenza della questione – prosegue l’ex dirigente generale della Regione oggi in pensione – devo ricordare che, nella qualità di dirigente generale del Dipartimento dell’Istruzione e della Formazione Professionale, ho dato esecuzione alle sentenze con cui la Corte dei Conti ha affermato l’illegittimità dei finanziamenti, erogati in passato, agli enti per il pagamento degli arretrati contrattuali ai dipendenti. L’Avvocatura dello Stato, nel contesto di specifici pareri, il TAR di Palermo ed il Giudice Ordinario con numerose pronunce, hanno stabilito che, a seguito dell’obbligatorio annullamento in autotutela, da me adottato, dei provvedimenti di concessione del cd ‘extrabudget’, le somme erogate agli enti rappresentano un ‘indebito oggettivo’ e, pertanto, il loro recupero costituisce un atto dovuto”.

“Il recupero – prosegue la dottoressa Corsello – è avvenuto mediante l’istituto della compensazione, previsto dall’ordinamento civile delle Stato Italiano, in virtù del quale, all’atto di erogare un nuovo finanziamento ad un ente con una posizione debitoria nei confronti della Regione, sono state trattenute, a favore del pubblico erario, le somme che, in virtù delle citate sentenze, costituivano indebito oggettivo.
Orbene, il reato di peculato, a norma del vigente Codice Penale, presuppone, quale elemento costitutivo della fattispecie, una condotta appropriativa, da cui derivi un danno per il soggetto cui la cosa appartiene.
Nel caso in esame, in che modo mi sarei appropriata di somme che, a seguito del recupero, sono entrate nel Bilancio della Regione? A chi avrei cagionato un danno? Agli enti che detenevano indebitamente denaro pubblico?”.

“A questo ed a molti altri quesiti della stessa natura non so fornire risposta – prosegue la dirigente regionale in pensione -. Provo, però, l’imbarazzante sensazione di avere effettuato i miei studi giuridici, in uno Stato diverso da quello in cui vivo, nel quale chi riceve un avviso di garanzia o affronta un processo, subisce una gogna mediatica non molto diversa da quella giustizia sommaria che ha connotato epopee cancellate dal civile affermarsi dei diritti e dei principi. O, forse, più semplicemente, è soltanto vero quanto sostenne quel noto giornalista del Regno Unito, esperto in diritto, che nel corso di un programma televisivo affermò: la giustizia italiana è paragonabile a quella dell’Uganda e del Burundi”!

Sulla Formazione professionale interviene anche il parlamentare regionale del PD, Pino Apprendi.

“Gli ultimi arresti nel settore della Formazione  – dice Apprendi – confermano che il ‘sistema’ non è  cambiato. C’è  chi ha speculato, in maniera cinica, sulla pelle dei lavoratori ed ha continuato a farlo al di là dei proclami di trasparenza. Dovrà  emergere con chiarezza la rete di complicità politica e della burocrazia che ha permesso che tutto ciò  avvenisse. Non è possibile che un ‘imprenditore’ da solo potesse consumare una truffa di queste dimensioni”.

Un commento sulla Formazione professionale siciliana arriva anche dall’ex parlamentare regionale, Bartolo Sammartino, che sulla propria pagina facebook scrive:

“Vorrei poter parlare d’altro, ma purtroppo la cronaca, con l’arresto del presidente dell’Anfe, Paolo Genco, conferma quanto ho sempre sostenuto… pagandone le conseguenze in termini d’isolamento all’interno del mio ex partito (Alleanza Nazionale ndr), che per tanto tempo ha gestito con alcuni suoi uomini di punta, poi recordman del consenso elettorale, la Formazione professionale siciliana. Insieme ad altri, certo, ma sempre più o meno direttamente”.

“E’ giusto quindi che io ribadisca la mia opinione a riguardo – prosegue Sammartino – con i dovuti distinguo e nel rispetto di tutte quelle donne e di quegli uomini che lavorano in questo ambito e che hanno organizzato seriamente la loro vita su questa prospettiva di lavoro. La Formazione professionale, infatti, così come la conosco da decenni, è stata pensata come uno strumento ‘polifunzionale’: per i più come mezzo retribuito alternativo all’inattività e per acquisire qualche titolo professionale più o meno qualificante, per molti come mezzo di sostentamento lavorativo, per pochi un vero strumento di arricchimento truffaldino, per i politici sempre e comunque un mezzo di scambio per acquisire e foraggiare clientele elettorali. Io non ho mai voluto partecipare a questa vergogna e ne vado fiero!”.

 

 

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