Formazione/ I retroscena del fallimento dello IAL: la strana Cassa integrazione. Corsello: “20 milioni di Euro alla CISL”. Che replica: “Non è vero”
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Formazione/ I retroscena del fallimento dello IAL: la strana Cassa integrazione. Corsello: “20 milioni di Euro alla CISL”. Che replica: “Non è vero”


Time Sicilia

In una lettera che risale al settembre del 2013 la dottoressa Anna Rosa Corsello, allora dirigente generale del dipartimento regionale della Formazione professionale, denunciava che lo IAL, pur avendo ricevuto i fondi pubblici, metteva in Cassa integrazione i dipendenti: “… l’ente ha beneficiato indebitamente di somme che in seno al sistema dell’UCS dovevano essere destinate ai lavoratori”. 20 milioni di Euro alla CISL per la vendita dello IAL? L’organizzazione sindacale smentisce 

A distanza di quattro anni vengono fuori alcuni retroscena del ‘caso’ IAL Sicilia, uno dei più grandi enti storici della Formazione professionale della nostra Isola oggi fallito (per la precisione, dichiarato fallito dal Tribunale di Palermo, che ha anche rigettato un ricorso che puntava alla revoca dello stesso fallimento). Siamo venuti in possesso di una lettera che, nel settembre del 2013, la dottoressa Anna Rosa Corsello, all’epoca dirigente generale del dipartimento della Formazione professionale regionale, ha inviato all’allora assessore alla Formazione, Nelli Scilabra.

Tema: la Cassa integrazione concessa allo IAL Sicilia.

La dottoressa scrive di aver effettuato alcune verifiche:

“Gli accertamenti che sono stati effettuati, prioritariamente sullo IAL Sicilia, cui com’è noto, recentemente, è stato revocato l’accreditamento”, dopo che erano state riscontrate “irregolarità in relazioni alle quali si reputa necessario chiedere alle autorità requirente di verificare se nei fatti verificatisi siano riscontrabili ipotesi di reato penalmente perseguibili”.

Insomma, una bella ‘staffilata’. A questo punto la notizia: “Nei verbali sottoscritti presso l’Ufficio del Lavoro di Palermo dal legale rappresentante dello IAL e dai rappresentanti sindacali dei lavoratori si rileva che su n. 863 dipendenti, n. 598 lavoratori dipendenti hanno fruito di CIG in deroga per il periodo 1 gennaio – 30 maggio 2012”.

In un verbale successivo, del 20 dicembre dello stesso anno, “considerato che la richiesta di CIG riguardava l’intero anno solare, è stato ulteriormente concesso il beneficio a n. 580 lavoratori in relazione al periodo compreso 1 giugno 2012 – 30 ottobre 2012”, per un importo di circa 2 milioni e 700 mila Euro.

Insomma, c’era crisi e c’era la Cassa integrazione. Una crisi che veniva motivata con il ritardo dell’avvio dell’Avviso 20 del 2011.

“Dal controllo effettuato incrociando la verifica con gli atti del Servizio gestione del dipartimento Istruzione e Formazione professionale – si legge sempre nella lettera della dottoressa Corsello – risulta invece che, alla data di concessione del secondo periodo della CIG /(20 dicembre 2012) a favore dell’ente era stato emesso, in data 18 dicembre 2012, il mandato di pagamento pari al 25% del complessivo finanziamento”, per un importo di quasi 7 milioni di Euro, ” a fronte di un decreto di impegno di spesa adottato nel mese di ottobre 2012 di cui, ovviamente, l’ente era a conoscenza”.

A questo punto i numeri non danni adito a dubbi:

“Poiché il finanziamento erogato come acconto – si legge sempre nella lettera – si determina con il sistema ‘dell’unità di costo standard’ (129 Euro per ora/corso) la somma corrisposta serviva a coprire anche le retribuzioni di quei lavoratori (n. 580 per il periodo 1 giugno – 30 ottobre) che essendo stati sospesi erano stati posti in Cassa integrazione”.

“In tal modo – sottolinea la dottoressa Corsello – l’ente ha beneficiato indebitamente di somme che in seno al sistema dell’UCS dovevano essere destinate ai lavoratori”.

“Si ritiene, in conseguenza, che il legale rappresentante dello IAL Sicilia abbia consapevolmente indotto in errore l’Amministrazione del Lavoro, il cui controllo, considerato che lo stato di crisi viene conclamato in sede diversa da quella competente alla concessione del beneficio, inerisce il possesso dei requisiti soggettivi dei lavoratori per fruire della indennità di CIG”.

“In ragione di quanto precede – conclude la lettera della dottoressa Corsello – si comunica che la documentazione relativa agli accertamenti sarà trasmessa alla AG (dovrebbe trattarsi dell’Autorità Giudiziaria ndr) competente per ogni conseguenziale valutazione e, contestualmente, sarà disposto il recupero del finanziamento indebitamente corrisposto e, al contempo, si procederà a pari verifica nei confronti di tutti gli altri enti”.

Rintracciamo la dottoressa Corsello al telefono. Che ci racconta alcuni particolari di questa storia:

“Abbiamo chiesto ai vertici dello IAL Sicilia notizie di questi fondi – ci dice la dottoressa Corsello -. Loro aprirono la cassaforte per dimostrarci che non sapevano nulla. La funzionaria che era con me si accorse che c’erano degli assegni. E li fotografò con il telefonino. In pratica succedeva questo: per evitare che i lavoratori agissero attraverso i pignoramenti per essere pagati, versavano i soldi su conti correnti diversi, anche personali. In questo caso parliamo di tutto l’acconto della prima tranche dell’Avviso 20. Vicenda che ho denunciato alla Guardia di Finanza”.

Tutto questo è riferito ai fondi dell’Avviso 20.

“Mentre di circa 20 milioni di Euro relativi all’ultimo PROF (Piano regionale dell’Offerta Formativa) – conclude la dottoressa Corsello – non c’era traccia. Li avevano dati alla CISL in relazione alla vendita dello IAL da parte della CISL (alla quale, per anni, lo IAL ha fatto capo ndr)? Io e il presidente della Regione, Rosario Crocetta, queste cose le abbiamo denunciate alla magistratura”.

Abbiamo contattato la CISL siciliana. Che replica così:

“La vendita dello IAL Sicilia è stata simbolica: il prezzo è stato un Euro. La CISL non ha incassato nulla. L’intento della nostra organizzazione sindacale era quello di uscire dal mondo della Formazione professionale siciliana. Cosa che abbiamo fatto”.

Resta una domanda: come mai il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’assessore dell’epoca, Nelli Scilabra, non hanno mai reso nota questa storia? Insomma: come mai, fino ad oggi, non è successo niente?

Qui il testo integrale della lettera

6 maggio 2017

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TimeSicilia


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