Una Forza del Popolo: intervista a Lillo Massimiliano Musso
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Una Forza del Popolo: intervista a Lillo Massimiliano Musso


Time Sicilia

C’è chi lo definisce un astro nascente della politica. E, in effetti, nella sua provincia, Agrigento, Lillo Massimiliano Musso, che nella vita fa l’avvocato, è piuttosto conosciuto. Con lui,  candidato nel collegio uninominale di Agrigento con Lista del Popolo per la Costituzione, facciamo una chiacchierata a trecentosessanta gradi 

Si avvicina il grande giorno, quello delle urne, che ci dirà quale governo nazionale governerà il Paese per i prossimi cinque anni, o anche meno. Ammesso che dal voto venga fuori una maggioranza, o un mezzo inciucio.

Facciamo una chiacchierata con Lillo Massimiliano Musso, avvocato, candidato nel collegio uninominale di Agrigento con Lista del Popolo per la Costituzione.

Che idea si è fatta sul fronte del centrodestra?

“I big nazionali sono destinati ad un fortissimo ridimensionamento. Silvio Berlusconi per il fattore anagrafico gioca la sua ultima partita. Pesano i suoi 82 anni suonati, ma soprattutto l’assenza di un progetto d’insieme che prescinda dalla sua figura. I due Matteo, Salvini e Renzi, stranamente accomunati dalla loro prima uscita pubblica ne Il Pranzo è servito e a La Ruota della Fortuna del biscione di Berlusconi, stanno per varcare la soglia del vecchio, oltre la quale la longevità è nemica della popolarità; in altre parole, i due Matteo sono accomunati anche dal fatto che per loro si profila l’ultimo giro di ruota”.

In che senso?

“Salvini ha ritrasformato la Lega, prima modellandola a sua immagine con Noi con Salvini, poi ripristinando la Lega, ma senza ‘Nord’. Con il ‘Vinci Salvini’, poi, ha definitivamente abbattuto ogni residua credibilità. A destra si affacciano nuove personalità come Simone Di Stefano, leader di Casa Pound, destinato a soppiantare nella rappresentanza della destra la neoliberista Giorgia Meloni, che per altri trenta-quaranti anni rimarrà nella scena come una sorta di Marine Le Pen, che ha abiurato le idee giovanili per sposare la seggiola, finché morte non li separi”.

E nel centrosinistra?

“Allo stesso modo Renzi, che vedo più a destra, ha preso il PD e lo ha indossato come un vestito su misura, determinando scissioni e ritirate delle classi dirigenti locali, quelle che non vanno sui giornali, ma che rappresentavano lo zoccolo duro, l’ossatura profonda del Partito Democratico. Non sta messo meglio Pietro Grasso, che di anni ne ha settantatre, che mostra segni di affaticamento evidenti già dopo mezz’ora di discorso dal pulpito. Soffre lo stress, Grasso. Soprattutto, non ha la stoffa del leader politico. Piuttosto, appare come un traghettatore di anime, da Speranza a Civati, verso un futuro da definire per i trasportati, ma non per il trasportatore ‘presidenziale che, davanti a sé, ha, come Berlusconi, l’ultima spiaggia ove arenarsi serenamente”.

E Speranza e Civati?

“Giovani anagraficamente, ma vecchi di sodalizio, son bravi, son capaci, vivono di politica, non hanno un mestiere. Loro non possono mancare all’appuntamento elettorale, perché con esso coincide la loro stessa esistenza pubblica. Son giovani ed hanno davanti almeno altri venti-trent’anni di convegni, assemblee, Brancacci, letti fatti, disfatti e rifatti. Potranno sguazzare a spese nostre per decenni, alternandosi in fasi di costruzione e di distruzione, pur che rimangano sulla poltrona, senza una vera identità politica, solo ammantandosi della parola magica che come un flauto ipnotizza troppe persone: ‘sinistra’. Loro rappresentano la ‘sinistra’, come termine di un linguaggio superato, ove non si avverte il bisogno di definirne contenuto, contorni e valori. Speranza e Civati ce li porteremo per decenni, intenti come Penelope a intessere e sfibrare, giorno e notte, fino all’arrivo di Ulisse, la loro pensione”.

La grande novità sembra essere costituita dal Movimento 5 Stelle. 

“Vi sono le star del Movimento 5 Stelle: Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, ma anche il sindaco di Roma Virginia Raggi. Il primo ha talento, il secondo è un vulcano, la terza è una copertina di ‘Chi’. Il primo, Di Maio, è riuscito a cucirsi addosso l’intero movimento, nato in contrapposizione ai partiti, oggi divenuto il partito italiano con maggiori consensi. Di Maio sopravviverà politicamente allo sfaldamento del suo movimento, inevitabile per le conseguenze che sui territori stanno determinando i meccanismi di selezione dei candidati. Meetup sempre più vuoti e allontanamenti in massa seguono il sogno infranto di una democrazia diretta realmente partecipata. Si evidenzia, infatti, la democrazia diretta del M5S, cioè diretta da qualcuno, quindi eterodiretta, che è la negazione radicale dell’humus da cui è germinato il movimento e in cui è cresciuto sino alle vette nazionali ed europee”.

E Di Battista?

“Di Battista, dal canto suo, appare come campione di comunicazione da palco e nulla più. Uscendo dagli slogan e dai discorsi preconfezionati, Di Battista non ha un costrutto teorico in grado di collocarlo credibilmente quale possibile leader politico. Peraltro, proprio il Di Maio è il principale ostacolo per l’affermazione apicale di Di Battista, che soffre in silenzio, pur di non perdere la posizione conquistata nel movimento. Tra Di Battista e Di Maio vi è una competizione interna come tra Bartali e Coppi, sempre in vetta, ma con Di Maio due ruote in avanti. Peraltro, per il limite dei due mandati, Di Maio è alla sua ultima competizione elettorale”.

Che ci dice sulla sindaca di Roma?

“La Raggi, al netto delle foto da copertina di giornaletti da gossip, è una cometa passante, pronta a spegnersi al primo serio confronto televisivo con un vero avversario. Anche lei, per il limite dei due mandati, è già fuori dai giochi. È stata consigliere comunale, oggi è sindaco. Stop. Game over”.

Se questo è lo scenario, più o meno condivisibile per il lettore, le premesse ci sono tutte per l’emersione di nuove figure politiche nazionali. Lei dove vuole arrivare? Cosa vuole dalla politica? Cosa cerca?

“Voglio arrivare alla piena attuazione della Costituzione italiana. Cerco nella politica la possibilità di condurre una rivoluzione non violenta in grado di scalzare il malaffare e la corruzione dalla gestione della cosa pubblica. Per esempio, voglio nazionalizzare le banche, le assicurazioni eroganti le coperture obbligatorie, le case farmaceutiche. Voglio che acqua, energia elettrica, internet siano a gestione pubblica e ad accesso universale. Voglio l’indagine patrimoniale su politici e pubblici amministratori e la confisca dei beni dei corrotti. Ciò solo per introdurci nell’argomento, che è vastissimo”.

Come vede questa Europa, questa Unione Europea?

“Tutti i popoli europei siamo chiamati a ribellarci e a riappropriarci della nostra sovranità popolare. Abbiamo ceduto la linea di comando a persone non elette dal popolo, supportate da tutti i partiti nazionali, nessuno escluso, che fingono di affrontare i problemi nascondendone le cause. Le risorse sono illimitate; ad alti livelli, chi afferma il contrario non può che essere in malafede. Abbiamo una produzione mondiale di cibo che potrebbe sfamare sette pianeti come il nostro, ma da una parte buttiamo il cibo, dall’altra c’è chi muore di fame. Quindi, il problema non è la limitatezza delle risorse, come vogliono farci credere, ma l’ingiustizia insita nel sistema liberista che si fonda sulla possibilità di un arricchimento smisurato di pochi in danno di tutti gli altri”.

L’Unione Europea partecipa a questo gioco macabro contro la democrazia? 

“Questa Unione Europea viaggia in questa direzione, telecomandata da un’oligarchia apolide e sfuggente, che impone misure economiche che impoveriscono il popolo, a tutto vantaggio delle stesse oligarchie. Siamo sudditi, ma non ufficialmente. Dobbiamo invertire la rotta e portare i popoli europei sul solco della solidarietà vera e del vivere in pace. Anziché perseguire politiche di austerità attraverso lo strumento diabolico della moneta-debito, stampata dal nulla da banche private e prestate agli Stati, dovremmo spingerci verso un’Unione continentale finalizzata alla eradicazione della povertà in ogni sua forma”.

Quindi lei è comunista?

“No. Sono socialista. Se le parole hanno un senso, il comunismo è stata una manifestazione storica del socialismo, che ha accentuato il peso dello Stato fino al totalitarismo. Io sono per il socialismo, quello vero, quello cosiddetto utopico’, tendente al bene comune nella sua massima estrinsecazione pratica, nella dimensione della persona, unica, irripetibile, diversa, quindi uguale nella dignità di essere umano”.

Ci cita qualche esempio?

“Sono per la riduzione delle ore di lavoro a trenta settimanali, sei ore al giorno per cinque giorni, con una combinazione tra lavoro intellettuale e materiale, sul modello di Thomas More. Peraltro, l’utopia socialista è l’esatto opposto della distopia liberista e liberticida che oggi viviamo nella sua completa pienezza. Pensi alle recenti notizie di cronaca dove i genitori facevano prostituire la figlia di nove anni e i clienti approfittavano di questa situazione al limite dell’incredibile; cosa dobbiamo vedere ancora per capire che dobbiamo uscire da questo inferno in cui siamo intrappolati dall’interno e i carcerieri siamo noi stessi. L’opposto di questa distopica condizione è la cosiddetta ‘normalità’, ove i genitori si fanno uccidere piuttosto che vendere i propri figli. Quindi, come capisce, non vi è alcun nuovo mondo dei sentimenti umani da esplorare, occorre solo fare prevalere il lato buono dell’umanità”.

Cosa c’entra la politica?

“Come cosa c’entra? La politica è chiamata a gestire i conflitti, a garantire la soddisfazione dei bisogni delle persone, a dare sicurezza, tutelare i deboli, curare la salute, offrire istruzione, formazione e opportunità lavorative. La politica è quell’elemento umano che ci toglie dalla foresta e dall’individualismo e ci costituisce in comunità, di modo che nessuno rimanga privo di acqua, di cibo, di concreta possibilità di vivere con meno afflizioni possibili. Gran parte degli orrendi fatti di cronaca originano dal disagio sociale, quindi è lì che occorre intervenire”.

Ma lei prospetta il paradiso in terra?

“No. Non è compito della politica occuparsi di questioni trascendentali. Io mi riferisco al fatto che una vera politica per il bene comune non può darsi pace finché vi sia una bocca da sfamare, un ignudo da vestire, un malato da curare”.

Ma questo è il Vangelo…

“Sì, è il Vangelo”.

Quindi, lei è cristiano?

“Certo”.

E come coniuga la sua fede cristiana con la politica?

“Non si offenda, ma sono fatti miei. Ribadisco che la politica deve occuparsi dei bisogni umani. Poi ognuno avrà il suo movente, più o meno spirituale, più o meno di pura vanità. Se ogni volta partiamo dalla definizione di quello che intenderemmo essere, tutte le volte ci troveremo innanzi a partiti di ispirazione X, che perseguono valori contrari a quelli dichiarati. Dobbiamo rovesciare anche questo modo di comunicare la politica, riconoscendo gli alberi dai frutti e non viceversa, definendo pero un albero che produca patate. Meno chiacchiere e più fatti concreti. È finito il tempo degli inganni. Lo dico perché conosco la mia generazione e quella prossima. È ormai chiaro che le parole non sono più in grado di ingannare. Si è storicamente concluso il ciclo degli inganni ideologici”.

 

Chi vincerà queste elezioni politiche?

“Come forze di governo, nessuno. Poi ci saranno quasi mille miracolati che andranno a scaldare una poltrona, godendo di ogni privilegio possibile. Politicamente il popolo ha già perso con questa legge elettorale palesemente illegittima”.

Quindi, lei ha già consegnato le armi al nemico?

“Niente affatto! Dico che, al netto della mia auspicata elezione alla Camera, le forze che potranno andare al Governo sono portatrici di interessi opposti a quelli del popolo, per centrodestra e centrosinistra, mentre i Cinquestelle non sono pronti e sono nella fase calante della propria storia. Inoltre, hanno tutti contro, tanto da riuscire a motivare le larghe intese, per cui un Governo 5 Stelle, improbabile, durerebbe poco e, soprattutto per l’altissimo tasso di infiltrati, cadrebbe al primo colpo di fiducia”.

Tra Salvini, Renzi e Di Maio, a chi darebbe la fiducia?

“A Di Maio. Gran parte del suo programma lo condivido, peccato che strada facendo abbia rinnegato le posizioni su Nato, Euro e Unione Europea, così riducendo il suo partito al livello di tutti gli altri. Tuttavia, della rosa dei nomi prospettatami, quello di Di Maio è il meno peggio”.

Grazie e in bocca al lupo!

“Grazie a voi, addomesticheremo persino il lupo”.

22 febbraio 2018

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TimeSicilia


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