E se fosse la Germania a non essere più interessata a restare nell’euro? Il ‘caso’ Mattarella
Economia, Editoriale

E se fosse la Germania a non essere più interessata a restare nell’euro? Il ‘caso’ Mattarella


Time Sicilia

Il Governo grillini-leghisti è stato ‘stoppato’. Ma le tensioni nell’Eurozona non sono finite. Forse perché tali tensioni non dipendono solo dalla crisi politica italiana, ma dai movimenti anti-euro in crescita in tutta l’Europa. E magari anche dalle politiche commerciali USA. Proviamo a fare chiarezza sulla linea tenuta rispetto al mancato Ministro dell’Economia, Paolo Savona, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella   

Qualche tempo fa un uomo politico del nostro Paese che ha ricoperto incarichi prestigiosi ci raccontava di un suo incontro con un uomo politico tedesco altrettanto importante, uomo politico che ha calcato le scene prima dell’avvento della signora Angela Merkel. Il politico italiano – che poi è siciliano – illustrava i problemi economici dell’Italia, con particolare riferimento all’impoverimento del ceto medio che già allora cominciava a manifestarsi.

L’uomo politico tedesco, ci raccontava il politico siciliano, seguiva con molta attenzione  il ragionamento. Dopo di che ha risposto. Una risposta, la sua – risposta che, ovviamente, ci è stata riferita dal politico siciliano – che ci ha molto colpito:

“Noi tedeschi teniamo molto all’Italia. L’Italia rappresenta i nostri piedi nel Mediterraneo…”.

“Hai capito? – ci diceva il politico siciliano -: i piedi, non la testa!”.

In queste ore, mentre si discetta delle pressioni esercitate dall’Unione Europea dell’euro – e in particolare dalla Germania – per bloccare la nomina a Ministro dell’Economia di Paolo Savona, abbiamo ripensato all’Italia rappresentata come “i piedi della Germania nel Mediterraneo.

Se ci riflettiamo, a primo acchito, la pretesa dei tedeschi di condizionare non solo la vita politica italiana ma, addirittura!, la nomina del Ministro dell’Economia è assurda. Se, però, proviamo a ipotizzare che cosa sta succedendo e che cosa potrebbe succedere, la posizione assunta dai tedeschi tanto assurda, poi, non è.

Perché? Perché questa radicalizzazione dello scontro – perché il “No” alla nomina a Ministro dell’Economia di Paolo Savona era chiaro che avrebbe provocato uno scontro politico – potrebbe avere anche una ragion d’essere legata alle difficoltà di una moneta unica europea nata male e cresciuta peggio.

Non diciamo cosa nuova affermando che, già da tempo, la stessa Germania riflette sull’euro. Il tempo in cui, con il gioco dei tassi, i tedeschi impoverivano la Grecia sono finiti (COME DIMENTICARE LA CELEBRE INTERVISTA A MASSIMO D’ALEMA?). E sull’Italia – per prendersi i ‘pezzi’ dell’Italia che gli interessano – non è detto che la Germania abbia ancora bisogno dell’euro.

Se ci riflettiamo, nell’atteggiamento tedesco, rispetto alla vicenda Paolo Savona, c’è qualcosa di strano. Erano noti da tempo i dubbi dell’Unione Europea dell’euro al possibile Governo dei ‘populisti’ italiani. Si sapeva che l’economista sardo non sarebbe mai diventato Ministro dell’Economia.

Allora perché i tedeschi hanno attaccato a testa bassa proprio qualche giorno prima della forzatura del presidente della Repubblica sul ‘caso’ Savona? Che bisogno c’era di questi attacchi all’Italia se la Germania sapeva già che la presidenza della Repubblica italiana avrebbe ‘stoppato’ la nomina di Savona a Ministro dell’Economia?

Ancora: siamo così sicuri che le turbolenze dei ‘mercati’ (che, detto per inciso, sono tutti ‘ammaestrati’, nel senso che funzionano a comanda, altro che libero mercato!) sono dovuti alla crisi politica italiana? O, forse, la crisi politica italiana – che è una crisi di democrazia – è la scusa per dare l’avvio a qualcosa che si potrebbe verificare nelle prossime settimane?

Già nel 2012 l’Eurozona si trovava in grande difficoltà. E, se non ricordiamo male, fu un certo Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), ad affermare che avrebbe fatto tutto il possibile per tutelare la moneta unica europea.

Da allora ad oggi sono passati sei anni. La ‘cura’ Draghi ha funzionato? Sembra proprio di no. Certo, l’Italia ha risparmiato poco più di 20 miliardi di euro all’anno, ma le condizioni che hanno determinato l’instabilità dell’area euro non sono affatto scomparse. Anzi.

Ma prima di illustrare, per grandi linee, quali sono i problemi che rendono l’Eurozona problematica ci sembra interessante un dato.

In questo momento la Germania vanta un credito, verso l’Unione monetaria europea, pari a circa un trilione di euro. Soldi che dovrebbero pagare alcuni Paesi europei, Italia e Francia in testa.

Che significa questo? Che considerata la situazione, ovvero le tensioni dell’Eurozona, potrebbe essere proprio la Germania a prendere in considerazione l’ipotesi di uscire dall’euro.

Perché? Perché ci sono alcune condizioni che ai tedeschi non vanno proprio giù. Intanto hanno impiegato sei mesi per costituire un Governo – l’ennesima Grosse Koalition – che sta esponendo la sinistra ad un’emorragia di consensi.

La prima preoccupazione dei tedeschi è l’ascesa della destra euro-scettica: e questa si ferma solo con l’uscita dall’euro.

In seconda battuta c’è la vittoria, in Italia, del Movimento 5 Stelle e della Lega: e non è certo un caso se il Governo di queste due forze politiche – che piaccia o no in Italia sono maggioranza – sia stato fermato. Ma quanto potrà durare lo stop a grillini e leghisti? Fino a ottobre? Fino a febbraio-marzo del prossimo anno? Prima o poi si dovrà evitare: e allora…

Il terzo elemento è la riforma dell’Unione Europea chiesta dalla Francia di Macron: e questo spaventa moltissimo la Germania, soprattutto là dove si parla di condivisione di rischi sovrani e bancari.

Insomma: finora la Germania ha sempre ‘preso’ dall’Eurozona. Ma, adesso, lo scenario si complica. Chi è andato al cuore del problema è stato proprio il mancato Ministro dell’Economia italiano, il già citato Savona, che in questo delicato passaggio politico non ha mai formulato la richiesta di far uscire l’Italia dall’Euro: il professore Savona ha detto una cosa ancora più importante: ridiscutere i trattati europei.

Sono quei trattati-capestro che hanno ‘imprigionato’ l’Italia. Trattati, per capirci, che, ogni anno, tolgono dal Bilancio dello Stato italiano oltre 90 miliardi di euro per pagare i soli interessi sul debito pubblico (quota ridotta di poco più di 20 miliardi di euro grazie all’intervento della BCE: intervento che potrebbe finire con l’uscita di Mario Draghi dal vertice della Banca Centrale Europea).

A tutto questo si è aggiunta la Brexit, che non è stata – come hanno cercato di far credere – un fallimento per gli inglesi.

Per non parlare delle scelte di politica commerciale annunciate dall’America di Trump. Il presidente USA non fa chiacchiere: produce fatti concreti: ha alzato i dazi colpendo la Cina e vuole fare lo stesso con l’Europa e, in particolare, con i beni che la Germania esporta negli Stati Uniti, a cominciare dalle auto.

Insomma, con le tensioni nell’Eurozona, in atto già da tempo la crisi politica italiana c’entra fino a un certo punto. Tra l’altro, il Governo dei ‘populisti’ è stato bloccato: perché, allora, lo spread è volato a 260 punti?

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, infine. Oggetto, da qualche giorno, di accuse: alcune fondate, altre non meno forzate delle scelte adottate dallo stesso capo dello Stato.

Lasciamo ai costituzionalisti la disputa sui poteri del presidente della Repubblica. A noi interessa il merito del provvedimento adottato da Mattarella, non il metodo.

Ebbene, sul merito il presidente Mattarella è stato lasciato solo. Infatti: chi ha voluto e firmato i trattati internazionali che hanno ‘imprigionato’ l’Italia in un sistema monetario a pagamento, con tassi da ‘strozzinaggio’? Mattarella è uno dei tanti politici italiani che ha partecipato alla costruzione di un’Unione Europea sbagliata che oggi è in crisi.

Ma se non possiamo chiamare in causa i grillini – che alla fine degli anni ’90 non esistevano e che negli anni in cui si approvavano certi trattati internazionali non erano in Parlamento – non altrettanto può dirsi del leader della Lega, Matteo Salvini.

Dov’era Salvini quando il Governo Monti e il Parlamento italiano si ‘unchinavano’ al Fiscal Compact? Non sapeva, Salvini, che, tra le tante cose ‘intelligenti’, il Fiscal Compact prevede che ‘Italia paghi 50 miliardi all’anno, per vent’anni, per dimezzare il proprio debito pubblico?

E dov’era Salvini quando alcuni passaggi del Fiscal Compact sono stati inseriti nella Costituzione, a nostro modesto avviso facendo venire meno l’impianto keynesiano della carta fondamentale del nostro Paese.

Dopo di che noi siamo convinti che i trattati internazionali-capestro debbano essere cambiati. E siamo anche molti critici con il presidente Mattarella, per la forzatura che ha operato.

Però, per onestà intellettuale, ci dobbiamo chiedere: quali erano le alternative del capo dello Stato? Nominare un Ministro dell’Economia che si sarebbe presentato a Bruxelles dicendo: dobbiamo cambiare i trattati europei?

La verità è che l’Italia, dal 1981 in poi, ha gestito male prima la lira e poi l’entrate nel sistema monetario europeo.

Che bisogno c’era, nel 1981, di effettuare il ‘divorzio’ tra Tesoro e Banca d’Italia? Perché la Banca d’Italia di Carlo Azeglio Ciampi e l’allora Ministro Beniamino Andreatta hanno fatto questo? Per combattere l’inflazione e per ridurre lo strapotere della politica nelle partecipazioni italiane abbiamo iniziato a indebitare lo Stato.

E se all’inizio i titoli di Stato italiani li acquistavano gli stessi italiani, già alla fine degli anni ’80 c’erano acquisti da parte di investitoti stranieri, segnatamente tedeschi.

Perché, Ciampi, nel 1992, ha portato la lira dalla ‘banda larga’ alla ‘banda stretta’ (COME POTETE APPROFONDIRE IN QUESTO VIDEO), provocando una disastrosa svalutazione del 30%, con una contestuale mega-speculazione?

Perché abbiamo accettato un cambio lira-euro che ci ha solo sfavorito?

Chi ha firmato – sempre nel 1992 – anno cruciale, per l’Italia, per tanto motivi – il Trattato di Maastricht?

Chi ha firmato gli altri trattati internazionali ‘europeisti’, per esempio, il Trattato di Lisbona del 2009?

Per essere chiari: fino a che punto i trattati internazionali ‘europeisti’ approvati dai Governi e dai Parlamenti italiani sono compatibili con la democrazia?  

Come funziona la politica italiana: prima Governi e Parlamenti firmano i trattati che ‘incaprettano’ l’Italia e poi lasciano al solo Presidente della repubblica l’onere di difenderli, anche con forzature?

Ciò posto la manifestazione per difendere la Costituzione organizzata dal PD per difendere la Costituzione è un altro errore politico. Perché in questa vicenda hanno ragione entrambi: ha ragione il professore Savona che vuole cambiare i trattati internazionali-capestro (per l’Italia), ma ha ragione anche il capo dello Stato che deve cercare, in qualche modo, di difendere impegni internazionali che ha assunto l’Italia.

La questione è complessa. E sull’euro se c’è un partito politico che non ha mai alzato la testa, un partito da primo coro dell’Adelchi, ebbene, questo è il PD, fautore di un europeismo demenziale che, per fortuna, gli italiani hanno ‘bocciato’, annullando le pessime riforme costituzionali volute dal Governo Renzi.

Nel Partito Democratico c’era una voce importante che, da anni, critica l’euro: è la voce di Stefano Fassina, economista e già sottosegretario del Governo Letta. Invece di valorizzare Fassina, che ha anche le competenze che, forse, altri dirigenti del PD non hanno, lo hanno messo alla porta, tanto che oggi Fassina milita in Liberi e uguali. 

Invece di organizzare manifestazioni per tutelare una Costituzione che è già stata vulnerata da assurdi trattati internazionali, a cominciare dal Fiscal Compact e che lo stesso PD renziano avrebbe voluto ulteriormente vulnerare  nel nome di un’Unione Europea che sta cadendo a pezzi, i dirigenti del PD farebbero bene a fare autocritica.

QUI UN’INTERVISTA CON STEFANO FASSINA SULL’EURO 

L’Europa dell’Euro è un progetto criminale: le parole del grande scienziato tedesco, Matthias Rath (video)

Foto tratta da ladagadinchiosto.com

 

 

 

29 maggio 2018

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TimeSicilia


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