Francia, duello diabolico: l’establishment contro il fascismo. Vince il primo
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Francia, duello diabolico: l’establishment contro il fascismo. Vince il primo


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Emmanuel Macron è il nuovo presidente della Repubblica francese. Con i suoi 39 anni è il più giovane della storia dell’Eliseo. Ha trionfato al ballottaggio con il 66% contro Marine Le Pen. Un risultato inferiore alle attese per la candidata del Front national (Fn) che si aspettava il 40% per potere parlare di “una sconfitta onorevole”.

Nessuna sorpresa: la vittoria del candidato del sistema finanziario e bancario internazionale (qui un ritratto di Macron) era prevista. Per il semplice fatto che i francesi non hanno avuto scelta: votare il Fn per scardinare lo status quo era evidentemente un prezzo troppo alto da pagare.
“In Francia- scrive contropiano.org- ha ancora un grosso peso il barrage – o conventio ad exludendum – nei confronti dei fascisti; non c’è mai stato nessuno sdoganamento in stile Gianfranco Fini, nonostante la Le Pen abbia di fatto ripercorso la stessa strada, abbandonando uno alla volta tutti i pilastri ideologici della destra reazionaria francese”.

Ma non è certo un caso che al ballottaggio ha partecipato solo il 65% degli aventi diritto, meno di quanti erano andati alle urne al primo turno (69,4%), molti di meno del ballottaggio 2012 (70,6%). Tanti francesi hanno preferito non scegliere tra due mali e tra questi  gli elettori del candidato di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon. Non se la sono sentiti, insomma, di dare una mano né all’uno, né all’altro. Come biasimarli?

“Avere un fascista come alternativa all’establishment è infatti la migliore situazione possibile per il potere vigente. Comodi da demonizzare, facili da maneggiare nel caso improbabile dovessero vincere. Come si è sempre detto, “servi dei servi dei servi dei servi”, carta di riserva per le situazioni complicate” osserva ancora contropiano.org.

Non va dimenticato che Macron è il regista del Job’s act in salsa francese che ha scatenato numerose proteste di piazza.

Detto questo, il dato che viene fuori dalle elezioni francesi è tutt’altro che omogeneo. Il primo turno delle presidenziali, infatti, ha segnato la debacle per i partiti tradizionali. Il partito socialista non c’è più, il Partito Repubblicano (ex UMP) idem. Il Fn ha ottenuto 10 milioni di voti, che non sono pochi. 

Per vincere, Macron – che in passato ha sostenuto Hollande di cui è stato ministro- ha dovuto inventarsi un suo movimento, finanziato, come vi abbiamo detto qui,  dal più grosso gruppo finanziario del pianeta.

In Francia, insomma, il terremoto c’è stato eccome anche se di fa finta di non accorgersene. Che Macron sia riuscito a tenere in piedi il sistema non significa che il malessere dei francesi sia sparito. Vedremo anche quanto sarà in grado di governare: tra un mese ci saranno le elezioni politiche. Riuscirà ad avere una maggioranza o la sua sarà stata solo una vittoria di cristallo?

Incomprensibile anche l’esultanza dei politici italiani che, forse, avrebbe fatto meglio a mantenersi più tiepidi dinnanzi ad un duello diabolico.  Macron, che per sottolineare il suo afflato europeista, ieri sera, si è presentato ai suoi elettori sulle note dell’inno europeo, ha detto chiaramente che intende rafforzare l’asse franco-tedesca. Ad occhio e croce, l’Italia continuerà ad essere la cenerentola dell’Ue.

 

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8 maggio 2017

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