Chi è che dà fuoco agli impianti per la raccolta differenziata dei rifiuti? Aspettando la Giustizia
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Chi è che dà fuoco agli impianti per la raccolta differenziata dei rifiuti? Aspettando la Giustizia


Time Sicilia

Gli incendi degli impianti per la raccolta differenziata di rifiuti che sono andati in scena in Sicilia non sono certo il frutto del caso. Sono espressione di una strategia che è iniziata qualche anno fa, quando il Governo nazionale scioglieva, per esempio, il Comune di Racalmuto che iniziava a lavorare per far decollare la raccolta differenziata a scapito dei grandi interessi che stanno dietro le discariche 

di Mauro Mellini

Sono in Sicilia. Nel caldo torrido (“Qui nevica fuoco”, diceva il Gattopardo….) gli incendi divampano. Incendi dolosi, si dice, che divorano ettari ed ettari di boschi, pinete, macchie, pascoli, coltivazioni. Incendi dolosi, per vendette, estorsioni, ma soprattutto l’inadeguatezza del Governo regionale che non ha provveduto a fare effettuare le opere di prevenzione degli incendi nelle aree verdi.

Tutto questo è mafia, o giù di li.

Ma in Sicilia, anche se i giornali non ne parlano o ne parlano assai poco e male, non sono solo i boschi, le macchie, la campagna a bruciare. In proporzione si direbbe che bruciano di più gli impianti per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Della “munnizza”, per parlare chiaro.

Ne bruciano tanti dei non troppi che ce ne sono. Prima di Ferragosto è bruciato l’ultimo, quello di Racalmuto, il paese di Sciascia, ma anche il paese in cui l’amministrazione comunale fu sciolta (Angelino Alfano al Ministero dell’Interno!) per mafia. Ma poi di mafia l’amministrazione risultò pulita. Ma così andò all’aria la raccolta differenziata della “munnizza” che l’amministrazione aveva realizzato riuscendo così a farsi passare per mafiosa.

Di questi impianti ne sono bruciati almeno dieci. L’anno scorso è andato in cenere il più grande: quello della zona industriale di Agrigento, che serviva un vasto comprensorio.

La Sicilia è l’ultima Regione nella realizzazione della raccolta differenziata (la penultima è la Calabria). Il 12,8% del totale smaltito in modo differenziato è la percentuale che le vale la “maglia nera”. Il Veneto, in testa alla classifica, supera il 68%.

Per forza, direte voi. In Sicilia il gran caldo provoca l’autocombustione della “munnizza” e, così, addio impianti. Manco per sogno!

La “munnizza” non brucia nelle vecchie (e nelle nuove) discariche, che prosperano e rendono fior di quattrini ai proprietari o, magari, ai gestori cui qualche provvida leggina regionale le ha affidate . Più o meno, regalate.

La raccolta differenziata non è ostacolata dagli incendi, o meglio, solo dagli incendi, ma da crisi di amministrazioni, scioglimento d’autorità “per infiltrazioni”, magari, invisibili, “mafiose”, ostacoli e incidenti d’ogni genere.

Gli incendi provvedono a quel che resta e sfugge al sistema. E a dissuadere le imprese ad assumere un così pericoloso servizio. Servono comunque a far scendere ancora più giù la percentuale della raccolta differenziata e, soprattutto, ad impedire che risalga più in alto.

Le molti si grida e si mormora per il carattere doloso degli incendi di boschi, macchie e sterpaglie e la parola… mafia spiega l’inspiegabile, nessuno sembra formulare ipotesi sulla frequenza e la gravità degli incendi degli impianti di “differenziazione dei rifiuti”. Né tanto meno si osa parlare di mafia.

E l’Antimafia? E la Magistratura?

L’Antimafia ha sempre applaudito lo scioglimento delle amministrazioni, anche quelle modello per la realizzazione della differenziata. E, a quanto pare, prospera anche (e soprattutto) se le cose vanno così.

Ulteriori spiegazioni domandatele a certi industriali “antipizzo”.

La Magistratura “apre fascicoli”. Per “atti relativi ad incendio in località …” etc. Ne apre, forse, troppi.

Per tutte quelle storie di strani incendi forse ne avrebbe dovuto aprire uno solo. Sarebbe un buon metodo per ricercare e capire di che si tratta. E quale sia il movente, se un movente c’è. E c’è.

Foto tratta da trapani.blogsicilia.it

19 agosto 2017

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TimeSicilia


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