Gli USA fuori dall’Unesco e presto anche Israele potrebbe effettuare la stessa scelta
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Gli USA fuori dall’Unesco e presto anche Israele potrebbe effettuare la stessa scelta


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In effetti, la scelta degli Stati Uniti di restare fuori dall’Agenzia dell’ONU per la cultura è in perfetta sintonia con la storia di questo Paese. Che, da quando esiste, di tutto si è occupato, tranne che di far crescere la pace e la comprensione tra le nazioni nel mondo. A quanto pare, anche Israele potrebbe optare per questa scelta. E non ci sarebbe da stupirsi nemmeno in questo caso

di Riccardo Gueci

La notizia è di questi giorni: gli Stati Uniti d’America  si accingono a lasciare l’Unesco, l’agenzia dell’ONU per la cultura (QUI POTETE APPROFONDIRE IL RUOLO DELL’UNESCO). E’ proprio il caso di accogliere la notizia con un finalmente era ora!

Domandiamoci, infatti, quale contributo ha portato all’umanità la cultura guerrafondaia degli USA? Tranne la loro azione politica nel segno della distruzione materiale e morale di intere popolazioni, dell’impoverimento, della distruzione dell’ambiente (ultima operazione la distruzione delle armi chimiche siriane nel bel mezzo del mare Mediterraneo), quale altro apporto hanno potuto dare alla elevazione culturale dei popoli del mondo?

Un altro esempio: gli islamici non potranno più entrare negli Stati Uniti. Perché? Cosa hanno gli islamici di tanto incivile e peccaminoso?  Sarebbe questo un contributo alla crescita culturale e sociale dei popoli della terra?

Non ci interessa ripercorrere la storia degli Stati Uniti d’America, perché dovremmo ricordare il massacro dei popoli indigeni e la loro segregazione nelle riserve per assicurare la testimonianza della loro esistenza. La  conquista dei territori del West  con il Winchester e la Colt, la guerra per impedire la secessione degli Stati del Sud e poi la rapina delle ricchezze nei Paesi Latino-americani, il loro sfruttamento coloniale. Le loro imprese in Panama, in Cile, in Nicaragua (dove hanno intessuto accordi  con i Contras, i trafficanti di stupefacenti),  nella Corea e nel Pacifico. Le  infiltrazioni di loro agenti provocatori in Siria e in Ucraina.

In Europa, poi, hanno provocato il disfacimento nei Balcani attraverso la guerra fratricida fra i Paesi della ex Jugoslavia, per consentire la nascita del Kosovo dove i governanti sono gli stessi mercenari dell’UCK che, dismesse le loro tute mimetiche, hanno indossato il doppio petto grigio e sono diventati rispettabili costituenti la classe dirigente di quello staterello, artificiosamente creato all’uopo.

Questo è, infatti, il contributo culturale che gli Usa possono portare nell’ambito dell’Unesco, quindi si trovano a disagio e preferiscono starne fuori. Se poi pensiamo a quel Trump che si ritrovano come Presidente, ebbene, non c’è nulla di cui stupirsi. Dispiace solo che l’Italia continui la sua partecipazione alla inutile guerra in Afghanistan e a sprecare ingenti risorse di pubblico denaro per nulla: solo per compiacere l’ “amico”  (e guardati!!) americano.

A seguire, pare che anche Israele voglia fare la stessa cosa. Con il premier e quella politica che praticano nei riguardi del popolo e del territorio palestinese in Cisgiordania, con la colonizzazione massiccia di quelle terre, sul terreno culturale non poteva fare meglio.

D’altra parte, lo Stato di Israele soffre della sindrome di Stoccolma: il suo popolo ha subito l’olocausto e il loro governo ne è tanto compreso che si rifà nei confronti dei palestinesi.

Due Paesi contrassegnati dalla medesima connotazione non potevano che fare la stessa scelta.

22 ottobre 2017

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