Governo Di Maio-Salvini? Ben venga se ci libererà dagli orrori del passato, dal 1981 ai disastri del renzismo
Editoriale, Politica

Governo Di Maio-Salvini? Ben venga se ci libererà dagli orrori del passato, dal 1981 ai disastri del renzismo


Time Sicilia

La speranza è che si chiuda la Seconda Repubblica che, con i vari Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato, Mario Draghi, fino al PD di Renzi, ha consegnato il nostro Paese all’Europa dell’euro controllata dalla massoneria, dalla finanza e dalle multinazionali. Riflettiamo insieme su quello che hanno combinato in Italia certi personaggi dal 1981 ad oggi

L’elezione dei vertici della due Camere – Maria Elisabetta Alberti Casellati, di Forza Italia, al Senato, e Roberto Fico, del Movimento 5 Stelle, alla Camera dei deputati – può essere ‘letta’ in tanti modi. Tra le tante letture ce n’è una che noi proviamo al sottolineare: e cioè che quella fondata da Beppe Grillo è una forza politica nata per governare.

Volendo, i grillini, con il 32%, avrebbero potuto arroccarsi. Ma questa volta – a differenza di cinque anni fa, quando dissero no a un Governo con il PD di Pier Luigi Bersani – si sarebbero arroccati da vincitori delle elezioni politiche. Perché, alla fine, oggi, il Movimento 5 Stelle è il primo partito politico italiano.

Avrebbe avuto un senso politico arroccarsi da vincitori? Sì, se l’obiettivo dei grillini fosse stato uno scontro sempre più radicale con il sistema dell’Europa dell’euro che, piaccia o no, oggi governa l’Europa ‘unita’.

Ma l’obiettivo del Movimento 5 Stelle non è questo: l’obiettivo dei grillini, oggi, è governare l’Italia. Insomma: la presidenza del Senato a una berlusconiana dal passato non esattamente brillante val bene un tentativo di formare un Governo. Naturalmente a guida Luigi Di Maio.

Governare è una sfida. Ci riusciranno i grillini a dare vita a un esecutivo? Difficile rispondere a questa domanda. Intanto un segnale preciso è stato mandato all’Europa dell’euro: la possibilità di dare vita a un Governo c’è.

Di questo eventuale Governo non potrà fare parte Forza Italia (COME POTETE LEGGERE QUI). E, in ogni caso, se Di Maio riuscirà a dare vita a un Governo, il suo sarà veramente un Governo delle riforme.

Ma non delle riforme folli che il PD ha cercato di rifilare all’Italia. Se Renzi ha provato a stravolgere la Costituzione, un eventuale Governo Di Maio, al contrario, dovrà provare a ridare all’Italia la Costituzione del 1948.

Ci piace pensare che la ridistribuzione della ricchezza – che è alla base dell’impianto keynesiano della Costituzione italiana del 1948, ‘offesa’ dalla schifezza del Fiscal Compact – sarà uno dei primi punti di una stagione delle riforme.

Ciò significherà, tanto per cominciare, abolire la legge Fornero e abolire la legge sul Jobs Act.

Ridistribuzione della ricchezza significherà ridiscutere il ‘famigerato’ debito pubblico italiano che, sin dalla sua genesi – era il 1981 – nasce come una speculazione a scapito dei cittadini italiani con il gioco degli interessi.

Non è esagerato affermare che il 95% de debito pubblico italiano odierno – circa 2 mila e 300 miliardi di euro – con riferimento soprattutto al debito pubblico successivo all’entrata in vigore della moneta unica europee – è frutto di interessi. Una vergogna!

Il debito pubblico italiano – lo ricordiamo – nasce in seguito a un errore gravissimo commesso dalla DC tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 del secolo passato, quando quello che era un partito d’ispirazione popolare e sturziana si ritrova ‘infeudato’ da massoni che condizionano importanti scelte di politica economica e, soprattutto, monetaria.

Difficile, oggi, dire, da quali correnti democristiane i ‘fratelli’ si intrufolarono nella Democrazia Cristiana. Quello che sappiamo è che gli effetti nefasti saranno tanti e lo scandalo della P2, esploso in quegli anni, ne è drammatica testimonianza.

Ed è proprio di quegli anni il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e il Tesoro. Comincia da allora la parabola discendente dell’Italia che non si fermerà più.

Una data importante è il 1990, quando l’Italia perde il controllo delle banche pubbliche per regalarle ai privati. La scusa era che erano gestite male (poi, infatti, le gestiranno meglio…). In realtà, dietro c’era già la Germania che, già allora, puntava a impossessarsi del sistema bancario italiano.

Tutto, poi, si avvierà a completamento nel 1992, che – ricordiamolo – è l’anno cruciale che ‘chiude’ una serie di ‘operazioni’ che erano rimaste aperte. 

La speculazione contro la Lira del 1992 sarà il primo colpo assestato all’Italia con il ruolo centrale di alcuni italiani (QUI IL VIDEO).

Alla speculazione contro la Lira si affiancherà Tangentopoli. Obiettivo: fare fuori la classe politica italiana per consegnarla a chi non si sarebbe opposto a un’Unione Europea massonica che si accingeva a togliere la sovranità monetaria e la sovranità politica.

Il 1992 è anche l’anno del Trattato di Maastricht, ovvero l’avvio dello smantellamento degli Stati nazionali europei, finiti sotto il controllo delle multinazionali e della finanza globale che governano la ‘presunta’ Unione Europea mediante la Commissione Europea.

Il 1992 è l’anno delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, che non sono certo estranee al contesto di ‘pirateria’ massonica, monetaria e politica internazionale di questo anno molto particolare.

Sempre nel 1992 è il complotto del Britannia, quando l’Italia perderà il controllo di buona parte della propria economia (QUI IL VIDEO e QUI UN’INTERVISTA CON L’EX MINISTRO RINO FORMICA). Il risultato del Britannia è che l’Italia, in un solo colpo, perde il controllo dell’INA, dell’ENI, dell’IRI, dell’ENEL, dell’ex ITALSIDER di Tarano, oggi ILVA. In questi anni ha resistito FINMECCANICA, ma i tentativi per vendere questa azienda agli stranieri ci sono stati e non sono affatto terminati.

Ovviamente, un eventuale Governo che rompe finalmente con la cosiddetta Seconda Repubblica nata sulle ceneri lasciate dal 1992 non potrà rimettere in discussione tutto. Ma potrà avviare, questo sì, una discussione e una ‘rivisitazione’ di tante storture.

Oltre a ridiscutere il debito pubblico (ARGOMENTO CHE ABBIAMO AFFRONTATO IN QUESTO ARTICOLO) si potrebbe, ad esempio, abolire o cambiare la legge nazionale n. 130 del 1999, provvedimento che ha introdotto il ‘commercio’ delle cosiddette ‘cartolarizzazioni’ in deroga a Codice civile del nostro Paese. E la legge nazionale n. 481 del 2001 sui ‘derivati’. E la legge n. 85 del 2010, approvata ai tempi del disastroso Governo Berlusconi sulla vendita del demanio pubblico, beni culturali compresi (TUTTI ARGOMENTI CHE SPIEGA IN MODO MOLTO CHIARO IL COSTITUZIONALISTA PAOLO MADDALENA IN QUESTO VIDEO).

Vanno ridiscusse, da cima a fondo, le politiche agricole e agro-alimentari, che in Italia, da troppi anni, vengono decise dagli industriali e dalle multinazionali. Va salvaguardata – nei fatti e non con le chiacchiere spesso vacue dell’UNESCO – la Dieta Mediterranea.

E se si vorrà salvaguardate la Dieta Mediterranea bisognerà difendere il grano duro del Sud (che per noi meridionali è un comparto strategico), il pomodoro, l’olio d’oliva extra vergine, gli agrumi e, in generale, l’ortofrutta.

Ciò significherà iniziare a non applicare in Italia il CETA, alla faccia di un’Unione Europea di ‘banditi, predoni & massoni’, che sta applicando questo trattato commerciale internazionale calpestando le prerogative dei Parlamenti di 27 Paesi europei, penalizzando – nel caso dell’Italia, guarda caso, le produzioni agricole del Mezzogiorno, a cominciare dal grano duro (COME POTETE LEGGERE QUI).

Magari si comincerà a cambiare l’Italia in meglio, provando a cancellare gli obbrobri del passato, compresi quelli del Governo Renzi.

Foto tratta da itsputnknews.com

 

 

 

25 marzo 2018

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TimeSicilia


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