Il grande imbroglio del debito pubblico italiano e la “Favola neoliberista” (VIDEO)
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Il grande imbroglio del debito pubblico italiano e la “Favola neoliberista” (VIDEO)


Time Sicilia

Il giornale Nientedipersonale.com pubblica una video-intervista (accompagnata con un articolo di presentazione) al filosofo Marco Bersani. Vi consigliamo di leggere tale articolo: ma, soprattutto, vi consigliamo di ascoltare i circa 30 minuti di video-intervista nella quale, con parole semplici e chiare, il filosofo spiega i limiti della “Favola neoliberista” e la storia economica italiana dagli anni ’70 del secolo passato ai nostri giorni, dal ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro fino al grande imbroglio dell’attuale debito pubblico  

Sul giornale on line Nientedipersonale.com va un articolo a commento di un video diffuso da Byoblu.com.  E’ un articolo che illustra e commenta una disamina del filosofo Marco Bersani, fondatore di ‘Attac Italia’, sulla cosiddetta ideologia neoliberista. Un lungo racconto che parte dagli anni ’70 del secolo passato e arriva ai giorni nostri, passando per i primi ‘vagiti’ del mercato globale, il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro del 1981, l’inflazione che in quegli anni era la bestia nera del’Italia, il referendum sulla scala mobile che segna l’inizio della crisi della sinistra italiana, Tangentopoli, la follia truffaldina dell’euro, fino all’imbroglio del debito pubblico.

“Cos’è il debito pubblico italiano? Che legami ha con l’Europa dell’euro? E’ il frutto del liberismo economico? E’ una trappola? E cosa bisogna fare per venirne fuori?”. Comincia con queste domande un articolo che ricostruisce, per grandi linee, oltre quarant’anni di storia italiana.

Sì, “oltre quarant’anni di storia economica – leggiamo su Nientedipersonale.com – a partire dal dibattito tra kyenesiani (Paul Samuelson) e i monetaristi (Milton Friedman). Alla fine – soprattutto con l’avvento di Ronald Reagan alla Casa Bianca – saranno proprio questi ultimi a prendere il sopravvento”.

Nell’articolo si cita un noto volume di Milton Friedman degli anni ’80, Liberi di scegliere.

“Ma allora – leggiamo nell’articolo – nessuno pensava che i monetaristi, in tutt’uno con le multinazionali e con la follia liberista, avrebbero provocato al mondo i danni che oggi sono sotto gli occhi di tutti (tranne di quelli che non vogliono vedere e difendono l’Europa dell’euro). Così oggi, alla luce di una crisi economica e finanziaria iniziata nel 2007 e mai finita, siamo qui a raccontare la ‘Favola neoliberista’”.

Tutto comincia negli anni ’70 del secolo passato, racconta Bersani, quando la scienza e le tecnologie mettono l’uomo nelle condizioni di ipotizzare, e poi realizzare, un’economia globale. Così il mondo diventa un grande mercato: quel grande mercato che, oggi, sta travolgendo tutto e tutti: diritti del lavoro, Paesi, democrazia.

“Naturalmente  – si legge nell’articolo – l’economia globale, allora, veniva presentata come una sorta di Eden: per l’appunto, ‘La favola neoliberista’. Ci sarà spazio per tutti, ci sarà ricchezza e benessere per tutti, dicevano. Gli uomini debbono lasciarsi guidare dal mercato. Insomma, una sorta di ‘mano invisibile’ di smitthiana memoria riveduta, aggiornate e corretta”.

Il problema è che, già nei primi anni ’80 il liberismo mostrava limiti enormi: crescita delle ingiustizie sociali, diseguaglianze, povertà. Insomma i ricchi diventavano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. La libertà di scegliere – cioè fai quello che vuoi grazie all’eliminazione delle regole e dei confini tra gli Stati – non portava, già allora, benessere per tutti. Anzi.

Nell’articolo si parla del referendum sulla scala mobile del 1985:

“Un ‘capolavoro’ di Bettino Craxi – si legge nell’articolo – che con il referendum che ‘congela’ la scala mobile mette il Psi al servizio di quei potentati economici che, sette-otto anni dopo, lo costringeranno all’esilio sull’onda di Tangentopoli: quasi una nemesi storica”.

La ricetta neoliberista non si presenta come una buona ‘cura’. Che fare? Si cambia ‘terapia’: così spunta la cosiddetta finanziarizzazione dell’economia, ovvero il trionfo dell’economia virtuale.

Di cosa si tratta lo spiega molto bene nel video Marco Bersani, che cita come esempio il commercio con l’estero. Il commercio planetario vale circa 20 mila miliardi di dollari all’anno.

“Ebbene – leggiamo nell’articolo – nei mercati finanziari, 20 miliardi di dollari vengono scambiati in cinque giorni… Che significa questo? Che non c’è più alcun collegamento tra l’economia reale e l’economia virtuale.
Altro esempio concreto: il PIL del Pianeta è pari a 70 mila miliardi di dollari all’anno. La finanza mondiale ‘viaggia’ su un valore 12 volte superiore al PIL della Terra! Siamo nel pieno di una bolla speculativa… Dagli anni ’90 fino al 2007 le crisi erano cicliche. Man mano che ci siamo avvicinati al 2007 gli intervalli tra una crisi e l’altra si sono ristretti. Nel 2007-2008 è esplosa una crisi dalla quale non siamo più venuti fuori, al di là delle narrazioni – altre ‘favole’ – sulla “ripresina”, “l’economia che riparte” e bla bla bla. Fesserie!”.

Che si fa quando c’è crisi? Si costringe la gente a fargli pagare altre cose. Cosa? I beni comuni: l’acqua, la scuola, la sanità.

Interessante la disanima sull’acqua:

“Nel 2011 – si legge sempre nell’articolo di Nientedipersonale.com – gli italiani hanno votato per il referendum sulla gestione dell’acqua. Hanno vinto, in larga maggioranza, i fautori del ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Ebbene, i Governi di centrosinistra a guida PD (Renzi e poi Gentiloni) hanno sistematicamente affossato qualunque tentativo di ritorno all’acqua pubblica, calpestando la volontà popolare. In pratica, del risultato del referendum del 2011, se ne sono fregati! Nessuno – nessuno, nemmeno la Presidenza della Repubblica – ha fatto notare che si stava ignorando la volontà popolare espressa con una consultazione referendaria. La democrazia a convenienza…”.

C’è anche il debito pubblico.

“Fino al 1981 in Italia non c’era debito pubblico – si legge nell’articolo -. Ad inventare il debito pubblico italiano sono due personaggi che, alla luce di tutto quello che è avvenuto e che continua ad avvenire in Italia, andrebbero studiati molto di più e molto meglio di quanto è stato fatto fino ad oggi. Il primo è Carlo Azeglio Ciampi, che nel 1981 era il Governatore della Banca d’Italia; il secondo è il Ministro del Tesoro dell’epoca, il democristiano Beniamino Andreatta. Sono queste due figure che, nel 1981, decidono di far ‘divorziare’ Tesoro e Banca d’Italia. Fino al 1981 la Banca d’Italia acquistava i titoli del Tesoro. Questo significava che lo Stato italiano poteva stampare tutta la moneta che voleva. Tenete conto che, dieci anni prima, l’allora Presidente USA, Nixon, aveva eliminato il Gold standard, il legame dollaro-oro, cambiando, nel mondo, la gestione delle monete”.

A questo punto l’articolo si chiede e chiede:

“Perché Ciampi e Andreatta adottano una decisione così importante? E perché – come sottolinea nel video Bersani – una decisione così importante non passa dal Parlamento italiano? Teniamo conto che, da allora, l’Italia ha cominciato a vendere il debito pubblico agli stessi italiani e, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, a Paesi stranieri (Germania in testa). E’ evidente che, a monte, nel ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro, c’era un progetto – con molta probabilità massonico – non certo favorevole all’Italia che oggi paghiamo a caro prezzo. Ufficialmente, questa mossa è stata giustificata per bloccare l’inflazione sotto il profilo economico (tesi fallace, perché non fermò l’aumento dei prezzi) e per frenare la presenza dei partiti nelle Partecipazioni statali: altra balla colossale! Oggi, invece, sappiamo che questa mossa ha creato i presupposti per smantellare e svendere le partecipazioni statali italiane ai privati, che hanno incassato un sacco di soldi e, nel caso delle autostrade – come dimostra il crollo del Ponte Morandi di Genova – non effettuando le costose manutenzioni”.

Chi è che paga il debito pubblico italiano?

“Viene pagato – si legge nell’articolo – dagli ignari italiani con le tasse. I cittadini del nostro Paese, ogni anno, pagano circa 94 miliardi di euro di soli interessi su questo debito pubblico (cifra che, da qualche anno, è stata ridotta a 74 miliardi di euro grazie al Quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli di Stato italiani da parte della Banca Centrale Europea)”.

Citando la disamina di Marco Bersani, nell’articolo si illustra l’attuale debito pubblico italiano, che oggi ammonta a oltre 2 mila e 300 miliardi di euro, il 132% del PIL. E’ un debito, spiega Marco Bersani, che “l’Italia non li pagherà mai. Per due motivi. In primo luogo perché il nostro Paese non ha questi soldi; in secondo luogo perché i Paesi stranieri che detengono quasi un terzo del debito pubblico italiano non hanno interesse a far pagare all’Italia il debito tutto d’un colpo: sia perché è impossibile, sia perché ormai, con i soldi che truffati all’Italia ogni anno per il solo pagamento degli interessi su tale debito (i già citati 90 miliardi di euro all’anno) hanno trovato una rendita sicura!”.

Insomma, siamo schiavi del debito pubblico. E ogni anno, come si legge nell’articolo di Nientedipersonale.com, ci massacrano, “se è vero che, ogni anno, 74 miliardi di euro (che, a partire dal prossimo anno, diventeranno 94 miliardi di euro) di tasse pagate dagli italiani, invece di essere utilizzati per servizi ai cittadini e per investimenti, vanno agli ‘strozzini’ dell’Europa ‘Unita’ per pagare solo gli interessi di questo debito. Si pagano gli interessi sul debito e si lasciano i Comuni, le Province e le Regioni senza soldi. E ci prendono in giro dicendoci che, se l’economia del nostro Paese crescerà del 4-5%, avremo i soldi per pagare la ‘rata’ annuale del debito (i 94 miliardi di euro) e ci resteranno soldi per lo ‘sviluppo’. Una castroneria bell’e buona, perché un tasso di crescita del PIL del 5% è impossibile!”.

In effetti, dal Governo Monti ai nostri giorni il debito pubblico italiano è passato da mille e 800 miliardi di euro a oltre mille e 300 miliardi di euro. E’ un dato oggettivo, sotto gli occhi di tutti. Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno fallito.

Qual è il messaggio che Marco Bersani sta lanciando? “Che l’euro è una trappola dalla quale l’Italia si deve liberare. Cominciando con l’annullare il debito. Nel video si spiega che, nella storia, i casi di annullamento di debiti sono tantissimi. Il caso più eclatante è quello della Germania dopo la seconda guerra mondiale: debito che, nei primi anni ’50, è stato dimezzato e poi ridotto a un quarto. Debito che i tedeschi hanno pagato in un arco di tempo di sessant’anni!”.

Nientedipersonale.com si sofferma, poi, su una notizia che, chissà perché, non viene mai riportata dai ‘Giornaloni’ e dalle TV: i soldi che gli italiani hanno già tirato fuori dalle proprie tasche per pagare il debito pubblico: 3 mila e 300 miliardi di euro! Avete letto bene: l’Italia, oggi, come già ricordato, ha un debito pubblico di 2 mila e 300 milioni di euro, ma ha già pagato 3 mila miliardi e 300 milioni di euro di interessi con le tasse dei propri cittadini.

“Non c’è bisogno di essere economisti – si legge nell’articolo – per sapere che quando gli interessi sono pari a 40-50 volte la sorte capitale e continuano ad aumentare nonostante ‘il pagamento di ‘rate’ salatissime, siamo davanti a un imbroglio!”.

Le conclusioni? Per Marco Bersani, serve una nuova finanza pubblica. A cominciare dalla Cassa Depositi e Prestiti che,  suo giudizio, deve tornare pubblica: come dargli torto?

Sulle energie Bersani ipotizza lo stop ai grandi impianti “che creano monopoli. Solo piccoli impianti, anche casalinghi. Ovviamente con le energie alternative, sole in primo luogo”.

Molto interessante – e condivisibile da parte nostra – la conclusione dell’articolo:

“Bersani parla di ‘riterritorializzazione’ delle produzioni. Il concetto è importante. In un mondo con l’economia finanziarizzata, dove è scomparso il legame con l’economia reale, la terra – e quindi l’agricoltura – acquista una valenza strategica. Quindi ritorno ai nostri prodotti: basta con il finto olio d’oliva extra vergine dei supermercati: una bottiglia di un litro di extra vergine di oliva vero al costo di 8 euro è già un prezzo giusto. Basta con la pasta industriale prodotta con il grano duro estero e venduta a meno di un euro al kg. Il Sud Italia ha tante produzioni anche di grano duro: cominciamo a pensare a organizzare le produzioni autoctone e trasformiamo nelle filiere. Il mondo globalizzato, oggi, sta crollando. Noi possiamo salvarci. Con intelligenza, conoscenza e buona volontà”.

QUI IL VIDEO CON L’INTERVISTA AL FILOSOFO MARCO BERSANI

QUI L’ARTICOLO DI NIENTEDIPERSONALE.COM

23 agosto 2018

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TimeSicilia


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