Grano duro al veleno nei piatti degli italiani. Appello al Governo:”Tuteli la salute”

Quantità elevate di micotossina e diserbanti rendono dannoso il consumo degli alimenti più amati nel nostro Paese. Le regole UE, infatti, sono tarate su parametri che si adattano alle diete di altre Nazioni. E il Governo italiano non fa quello che potrebbe fare per garantire la sicurezza alimentare…

La pasta:passione italiana. Ma quanta Italia c’è nella pasta che si consuma ogni giorno nelle nostre tavole? Ben poca. Ce lo ricordano ogni giorno i nostri produttori alle prese con una crisi del settore che li sta annientando.

La maggior parte del grano che poi vanno ai pastifici arriva dall’estero, causando una danno economico ingente alla nostra economia (soprattutto del Sud Italia), ma non solo.

In ballo, secondo i produttori, c’è anche la nostra salute. E’ rimasto nella storia il tentativo di Cosimo Gioia, ex dirigente presso l’assessorato all’Agricoltura, che- come potete leggere qua– negli anni in cui rivestiva quella carica (Governo Lombardo), predispose controlli sanitari sul grano che arrivava in Sicilia su grosse navi, destinato- sembra un paradosso- anche ai pastifici siciliani (rimasti in pochi, in verità. Se ne contavano 175 negli anni sessanta): “Ho accertato che erano e sono navi assolutamente inadeguate, magari ex petroliere, che trasportano granaglie provenienti da Paesi dove sono state trattate con fitofarmaci pesanti, cioè veleni, fino a prima della raccolta. Grano pieno di micotossine. Grano che arrivava e arriva anche da Cernobyl”.

E le cose non sono mai cambiate. Anzi, per certi versi sono peggiorate. Perché quel grano continua ad arrivare e le grandi multinazionali della pasta non disdegnano neanche il grano canadese che contiene glifosato, un veleno per la salute.

Ma non è tutto. Lunedì sera alcune organizzazioni di categoria si sono riunite a Mussomeli, in provincia di Caltanissetta. Alla fine dell’incontro hanno vergato un comunicato a dir poco allarmante. Oltre a ribadire che “l’importazione selvaggia di grani di dubbia provenienza sta mettendo in ginocchio tutti i coltivatori del mezzogiorno d’Italia, area particolarmente vocata alla produzione di grani d’eccellenza privi di qualsiasi contaminante resa possibile grazie alle favorevoli condizioni climatiche”, il Comitato Granosalus ha, infatti, denunciato le contaminazioni da micotossine e quelle da diserbanti.

In relazione alla micotossina DON (Deossinivalenolo), metabolita fungino dannoso per la salute, la mancanza di una regolamentazione armonica nazionale e comunitaria, tiene all’oscuro i consumatori dai pericoli derivanti dall’assunzione di alimenti contaminati anche a dosi basse. Infatti, dal rapporto della Commissione scientifica sugli alimenti, consulente della Commissione europea, si evince che la dose giornaliera di consumo (TDI) di alimenti contenenti DON è fissata in 1 ppb (microgrammo/chilogrammo) per ogni chilo di peso corporeo. I limiti attuali sono però riferiti alla dieta di un cittadino europeo medio che consuma 5-6 chili di pasta all’anno, a differenza dei 27 chili di pasta pro capite consumati in Italia. Il consumatore italiano risulta pertanto più esposto al rischio di intossicazione alimentare in quanto assume una dose giornaliera di ben cinque volte superiore ai limiti europei. Occorrerebbe quindi abbassare i predetti limiti ad un quinto rispetto a quelli previsti dall’attuale normativa europea”.

“In attesa di queste modifiche- prosegue la nota del Comitato promotore Granosalus- il Governo italiano dovrebbe applicare il principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani (Art. 23 Direttiva 2001/18/CE) e ispezionare le navi in ingresso nel nostro Paese.

Anche sul diserbante glifosate, di cui è scientificamente provata la correlazione con la celiachia, dopo il recepimento del regolamento europeo e del decreto ministeriale che ne vieta l’uso in prossimità della raccolta, “occorrerebbe far rispettare, a tutela della salute, i divieti imposti dalla recente normativa europea e nazionale alle navi in arrivo dall’estero, in particolare dai paesi che ne fanno largo uso, Canada in primis”.

E, intanto, mentre noi ci nutriamo di veleni, le multinazionali e i loro salariati, elogiano il grano estero. Che gli costa meno. Mentre basterebbe una razionale organizzazione per tornare ai nostri grani (con le dovute evoluzioni tecniche e aziendali) per garantire cibo sano e la sopravvivenza della nostra agricoltura.

Nel frattempo i consumatori hanno comunque l’alternativa di ricercare pastifici locali che usano farina sana.

AGGIORNAMENTO

L’INTERVISTA:

Grano duro, Saverio De Bonis: “L’UE non tutela la salute degli italiani”

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