I veri nemici della Catalogna sono a Madrid o a Bruxelles?
Editoriale, Esteri

I veri nemici della Catalogna sono a Madrid o a Bruxelles?


Giulio Ambrosetti

La domanda non è oziosa. Vero è che l’Unione Europea, rispetto alla repressione fascista del referendum da parte del Governo spagnolo di Mariano Rajoy Brey, ha preso le difese – almeno formalmente – della Catalogna, invitando le parti a trovare un’intesa. Ma non dimentichiamo che la cosiddetta Unione Europea, oggi, è controllata dalle multinazionali che perseguono solo il profitto dei pochi. Come insegna il CETA

Solo un ingenuo può pensare che l’Unione Europea dell’euro sia neutrale rispetto a quanto avvenuto in Catalogna e, addirittura!, contraria alla linea tenuta dal capo del Governo spagnolo, Mariano Rajoy Brey. Ricordiamo che questo signore è un esponente del Partito Popolare, formazione politica al soldo degli ‘europeisti’.

In queste ore, tanto per confondere le idee, i ‘capi’ della sempre più fallimentare Unione Europea assecondano il gioco degli indipendentisti catalani. Ma quello tra Unione Europea e Catalogna è una delicatissima partita a scacchi.

Non va dimenticato che la Spagna ha contribuito al MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, detto anche Fondo salva-Stati. Si tratta di uno strumento truffaldino con il quale i massoni della UE impongono le politiche macroeconomiche (rigorosamente restrittive) ai malcapitati Stati che, dopo essere finiti nella padella dell’Eurozona, finiscono nella brace della Troika…

La storia che la UE è ‘neutra’ rispetto agli atti delinquenziali e fascisti del Governo spagnolo di Mariano Rajoy Brey è una mezza balla. L’Europa dell’euro – o meglio chi la controlla – ha già utilizzato la Spagna per scipparle risorse. L’attuale capo del Governo spagnolo ha già aumentato l’IVA, ha tagliato la spesa pubblica e ha ‘bastonato’ a dovere lavoratori e sindacati.

Anche l’Unione Europea – proprio come la Spagna – considera la Catalogna una ‘mammella da mungere’, approfittando della grande capacità economica e imprenditoriale dei catalani.

I catalani, a propria volta, sanno benissimo che l’Unione Europea è controllata da un’accozzaglia di massoni banditi e predoni al servizio delle multinazionali: ma proprio per questo, almeno nell’attuale fase, non possono dire di essere contrari a una UE di ladroni: perché alle grandi difficoltà che incontrano nel far ‘digerire’ l’indipendenza ai Popolar-fascisti di Mariano Rajoy Brey si sommerebbe anche l’ostracismo dell’Unione Europea dell’euro.

C’è chi dice che la Catalogna, una volta conquistata l’indipendenza, resterebbe nell’Unione Europea. E c’è chi invece sostiene che i catalani, una volta liberi dalla Spagna, si libererebbero anche del’Unione Europea dell’euro.

Difficile stabilire quale delle due sia la tesi giusta. Un fatto, però, è certo: l’Unione Europea dell’euro, fino ad oggi, ha giovato ad alcune aree della Mitteleuropa, ma ha penalizzato alcuni Paesi del Sud Europa: Grecia, Italia, Portogallo e anche la Spagna.

Non sappiamo se, una volta liberi, i catalani riusciranno a ricontrattare con l’Unione Europea dell’euro. Ma pensare che esista un’Unione Europea dei popoli è da ingenui. Oggi l’Unione Europea è espressione delle multinazionali. Sono le multinazionali che, tra euro e trattati internazionali, impongono gli interessi dei pochi rispetto all’interesse generale.

Da qui una domanda: i catalani, una volta liberatisi dalla Spagna, accetterebbero di essere controllati dalla UE? Secondo noi, no. Quanto meno non accetterebbero mai, ad esempio, la fine che ha fatto l’Italia.

Il CETA – il trattato commerciale tra UE e Canada – sotto questo profilo – è emblematico: annientamento di alcuni settori produttivi europei (agricoltura e agro-industria in testa) per consentire alle multinazionali di andare a fare affari in Canada. E l’Italia è in prima fila per approvare il CETA, ben sapendo che distruggerebbe una parte della propria economia, a cominciare dal grano duro del Sud Italia.

Il resto sono chiacchiere.

2 ottobre 2017

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GiulioAmbrosetti


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