Inchiesta sui rifiuti/ Il Piano che non c’è e la bufala sugli otto termovalorizzatori
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Inchiesta sui rifiuti/ Il Piano che non c’è e la bufala sugli otto termovalorizzatori


Time Sicilia

Le notizie lette qua e là in questi giorni (notevole l’aggiornamento di un Piano regionale dei rifiuti che non è vigente!) ci hanno convinto a fare il punto della situazione. Proviamo a raccontare la Rifiuti-story della Sicilia a partire dal 1997 ai nostri giorni, dal Decreto Ronchi al Governo Capodicasa, da Governo Cuffaro al Governo Lombardo. Fino a Crocetta. E’ incredibile constatare che, da allora ad oggi, non è cambiato quasi nulla. E qual poco che è cambiato, è cambiato in peggio 

Su un quotidiano siciliano cartaceo abbiamo letto che in Sicilia sarebbe vigente un Piano regionale dei rifiuti: cosa che a noi non risulta proprio. E che questo fantomatico Piano regionale dei rifiuti dovrebbe essere aggiornato. E abbiamo letto anche che in Sicilia verrebbero realizzati otto impianti per la termovalorizzazione dei rifiuti.

Alla luce di queste tre notizie – che non ci convincono per niente – abbiamo deciso di fare una ricognizione su quello che è avvenuto e che sta avvenendo nella gestione dei rifiuti in Sicilia.

Cominciamo con il Piano dei rifiuti.

Con molta probabilità, chi parla del Piano dei rifiuti fa riferimento a quello varato nel 2012 dal Governo regionale di Raffaele Lombardo. Si tratta di un Piano rifiuti emergenziale che non può essere considerato un Piano regionale dei rifiuti.

Il Piano dei rifiuti, stando a quanto prevede l’articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2010, deve essere approvato dal Parlamento della nostra Isola. Cioè dall’Ars.

Il Governo regionale (per la precisione, l’assessore con la delega alla gestione dei rifiuti) deve presentare la bozza di Piano di gestione dei rifiuti. Che deve essere esaminata e approvata dall’Assemblea regionale siciliana.

Da ciò possiamo dedurre che, dal 2010 ad oggi, prima il Governo Lombardo e adesso il Governo di Rosario Crocetta non hanno ottemperato a una legge.

E possiamo anche dedurre che la Regione siciliana non ha un Piano dei rifiuti per precise e riscontrabili omissioni da parte di due Governi regionali: il Governo Lombardo e il Governo Crocetta. 

In realtà, se proprio dobbiamo essere precisi, le omissioni, in Sicilia, su tale materia, cominciano nel 1997. Quando il decreto Ronchi (che prende il nome dall’ex Ministro dell’Ambiente, Edo Ronchi) stabilisce che ognuna delle Regioni del nostro Paese si sarebbe dovuta dotare di un Piano per la gestione dei rifiuti. Cosa, questa, che la Regione siciliana non farà mai.

La Regione, dal 2000 ad oggi, si è dotata solo di Piani rifiuti emergenziali. Che sono tre.

Il primo risale, appunto, al 2000. E’ il Piano rifiuti voluto dall’allora Governo regionale di centrosinistra presieduto da Angelo Capodicasa. Sotto il profilo tecnico, è il migliore Piano emergenziale redatto dalla Regione. Porta la firma del professore Aurelio Angelini, docente di Sociologia dell’Ambiente all’Università di Palermo, una delle massime autorità, in Italia, in materia di gestione dei rifiuti.

Il Piano rifiuti emergenziale Angelini è stato redatto con il concerto delle parti sociali, dei Comuni, delle Province, delle Prefetture e degli ambientalisti. Prevedeva una spesa di circa 700 milioni di Euro. E, naturalmente, la raccolta differenziata dei rifiuti.

Il Piano Angelini, pur essendo pregevole, non è stato messo in atto. Perché nel 2002 il Governo regionale presieduto da Totò Cuffaro ha presentato un secondo Piano rifiuti emergenziale.

Com’è noto, l’elemento centrale del Piano elaborato dal Governo Cuffaro era la realizzazione di quattro impianti per la termovalorizzazione dei rifiuti (su questo tema torneremo nella parte finale della nostra inchiesta).

Il Piano rifiuti del Governo Cuffaro non annulla tutte le previsioni del Piano Angelini. Ne salva qualche aspetto, travisandone però l’applicazione.

E’ il caso dei 27 distretti per la raccolta funzionale, che vengono trasformati in 27 società d’ambito. Con il Governo Cuffaro – complice una linea politica dettata dall’allora Governo nazionale guidato da Berlusconi – in Sicilia cambia la gestione dei rifiuti.

Fino a prima di allora ogni Comune gestiva il servizio rifiuti in economia, o ricorrendo a soggetti esterni. Ogni Comune aveva una discarica. Questo era di certo un fatto negativo. Ma nessun Comune era indebitato: e questo era un fatto positivo.

Il Governo Cuffaro introduce gli ATO rifiuti, sigla che sta per Ambiti Territoriali Ottimali. L’obiettivo è quello di creare sinergie tra Comuni e ridurre i costi. Invece si otterrà l’effetto contrario.

Gli ATO sono società fatte da Comuni. Perché società e non semplici consorzi di Comuni a costo zero? Per avere a disposizione poltrone di amministratori. E, soprattutto, per ‘pilotare’ assunzioni senza concorso.

Negli anni gli ATO rifiuti assumeranno oltre 13 mila persone senza concorso, con la ‘benedizione’ dei sindacati, segnatamente di CGIL, CISL e UIL. Tutta gente che oggi rivendica il ‘posto fisso’ a spese della collettività.  

I 13 mila dipendenti degli ATO rifiuti sono dipendenti di società private (gli ATO rifiuti) pagati con i soldi pubblici. In pratica, politica e sindacati hanno trovato il modo di aggirare, in modo surrettizio, l’articolo 97 della Costituzione, che prevede concorsi per l’accesso nella pubblica amministrazione. Perché se ogni mese sei pagato con i soldi pubblici, è inutile girarci attorno, sei un dipendente pubblico. O no?

Con l’avvento degli ATO cambia anche il modo di conferire i rifiuti. La raccolta differenziata è lasciata alla buona volontà di qualche amministrazione comunale che la Regione, durante il Governo Cuffaro, non ostacola.

Dalle discariche comunali si passa alle mega discariche gestite in buona parte dai privati. Per la precisione, da quattro soggetti privati. C’è la discarica privata di Messina gestita dalla Tirrenoambiente. Poi la discarica Valanghe d’inverno, tra Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, nel Catanese, gestita dalla famiglia Proto. Quindi la discarica di Grotte San Giorgio, a Lentini, nel Siracusano, gestita dalla famiglia Leonardi. E la discarica di Siculiana, del gruppo Catanzaro.

Si tratta di una scelta irrazionale. Intanto perché si concentrano in grandi discariche i rifiuti di decine e decine di Comuni. Incredibile quello che succede a Misterbianco e a Motta Sant’Anastasia, a causa dei problemi ambientali creati dalla citata discarica Valanghe d’Inverno, un incredibile concentrato di rifiuti che ammorba la vita degli abitanti di questi due centri del Catanese.

Da allora ad oggi le proteste dei cittadini, in questa zona, non si contano più. Ma la discarica è ancora in funzione, anche se a corrente alternata: ora aperta, ora chiusa. Una sceneggiata!

Lo stesso discorso vale per la discarica di Siculiana, provincia di Agrigento. Nata come discarica pubblica, è diventata in modo rocambolesco una discarica privata. A gestirla sono i fratelli Catanzaro, con in testa Giuseppe Catanzaro, vice presidente di Confindustria Sicilia. Anche a Siculiana siamo davanti a una mega discarica. E alle proteste degli abitanti di Montallegro, costretti a sopportare l’inquinamento.

Anche la discarica di Siculiana apre e chiude. L’impianto rispetta i dettami del Decreto Legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 che recepisce  le norme europee in materia, in ossequio allAttuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti?

Si attendono risposte dalle autorità: a cominciare dal dipartimento dei Rifiuti della Regione siciliana.

 

Quasi tutte le discariche della Sicilia hanno operato non rispettando le previsioni di legge. Sotto terra, per anni, è finita anche la frazione umida: fatto gravissimo, questo, che ha aumentato l’inquinamento dell’ambiente.

Le discariche comunali non erano un toccasana. Ma le mega discariche sono anche peggio. In primo luogo, non si capisce perché sono state affidate ai privati. O meglio: si capisce benissimo: per farli arricchire. ‘Facoltà’, mettiamola così, che la politica, di solito, non concede gratuitamente.

Con le discariche comunali c’era sempre l’inquinamento, ma non c’era un mega inquinamento concentrato in alcune aree della Sicilia, come avviene ancora oggi là dove insistono le già citate quattro quattro discariche private e la discarica pubblica di Bellolampo, a Palermo.

E, soprattutto, non c’era lo spaventoso indebitamento dei Comuni con i ‘Signori delle discariche’.

Il gioco infernale dei debito e dei crediti è uno degli aspetti più inquietanti del sistema ATO rifiuti-discariche.

Gli ATO rifiuti (che poi sono i Comuni che ne fanno parte) sono indebitati. Per quale cifra? A fine Dicembre 2013 l’indebitamento era stimato in un miliardo e 800 milioni di Euro. Oggi – anche se nessuno lo dice – la cifra dovrebbe essere aumentata.

All’indebitamento degli ATO corrispondono i creditori. E chi sono i creditori? I titolari delle discariche private e, in parte, della discarica pubblica di Bellolampo (il Comune di Palermo è creditore di un bel po’ di quattrini dai Comuni limitrofi: soldi che non vedrà mai).

Va precisato che i titolari delle discariche incassano una quota della TARI, la Tassa comunale sui rifiuti. Grosso modo, passiamo dire che ogni siciliano (considerando tutti gli abitanti della Sicilia, cioè oltre 5 milioni di persone) paga ogni anno 200 Euro.

Ci sono Regioni che pagano la metà, anche in presenza di discariche. E ci sono Comuni – la dove si effettua la raccolta differenziata dei rifiuti – dove i cittadini non pagano nulla.

La raccolta differenziata dei rifiuti, là dove attuata, riduce, anche drasticamente, l’ammontare della TARI. Questo spiega perché in Sicilia non decolla la differenziata. E spiega perché, soprattutto nei grandi Comuni siciliani, la differenziata viene addirittura boicottata.

A Palermo, se non ci fosse una TARI stratosferica il Comune non potrebbe pagare i dipendenti della società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la RAP.

La RAP gestisce anche la già citata discarica di Bellolampo, con un conflitto di interessi grande quanto una casa: che convenienza avrebbe la RAP a far decollare la differenziata a Palermo, se poi dovrebbe licenziare i propri dipendenti?

Questo spiega perché a palermo la raccolta differenziata dei rifiuti non decollerà mai (e abbiamo la sensazione che sia così anche in altri Comuni della Sicilia).

Nel 2008 si insedia il Governo Lombardo.

Così arriviamo al terzo Piano dei rifiuti emergenziale: quello varato dal Governo Lombardo. 

A partire dal 2008 la raccolta differenziata dei rifiuti, che era in crescita (ad Agrigento era arrivata al 20%), inizia ad andare indietro come i gamberi. Domanda da cento punti: perché?

Lombardo, nel 2009, compie un atto importante: ‘imbarca’ nel Governo un esponente di Confindustria Sicilia, Marco Venturi, allora molto vicino ai vertici di questa organizzazione imprenditoriale.

Per quattro anni il Governo Lombardo non interviene nel settore rifiuti. Tutto procede con le discariche che operano a pieno ritmo.

Nel 2012 deve succedere qualcosa: Lombardo, infatti, vara il già citato Piano emergenziale di concerto con il Governo nazionale di Mario Monti. E’ un Piano strano, che prevede, per esempio, di bruciare i rifiuti nelle cementerie siciliane!

Questo passaggio la dice lunga sulla sinistra siciliana, o presunta tale, che in quel momento appoggia il Governo Lombardo, e su Legambiente Sicilia.

Sinistra e Legambiente si sono opposte ai quattro termovalorizzatori del Governo Cuffaro. Che prevedevano un sistema di filtro per ridurre le emissioni.

Nel 2012, come già ricordato, si dichiarano favorevoli a bruciare i rifiuti nelle cementerie, ben sapendo che le sostanze inquinanti che si sarebbero liberate nell’ambiente sarebbero state di gran luna più pericolose di quelle che avrebbero liberato i quattro termovalorizzatori made in Cuffaro. La coerenza prima di tutto…

Il Piano Lombardo – che oggi qualcuno vorrebbe aggiornare – parte male. C’è la storia delle cementerie, che abortirà. E c’è, anzi non c’è la VAS, la Valutazione Ambientale Strategica. Di fatto, nel 2012, è un non-Piano.

La VAS di materializzerà solo nel 2015, quando il Governo Crocetta – che non è stato in grado nemmeno di approntare un Piano emergenziale (altro che Piano per la gestione dei rifiuti a norma di legge!) – lo richiederà al Governo nazionale per il Piano Lombardo.

La VAS arriva. ma quello che nessuno dice è che, contemporaneamente, arrivano anche alcune prescrizioni. Alle quali la Regione siciliana, ancora oggi, non si è adeguata (almeno a noi risulta così).

Ciò significa, come accennato all’inizio, che tutt’oggi il Piano rifiuti Lombardo non è vigente.

Sarà vigente solo quando si concluderanno le procedure.

Per essere ancora più chiari: sia il Piano Angelini, sia il Piano Cuffaro sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Regione. Mentre il Piano dei rifiuti Lombardo non è mai stato pubblicato sulla Gazzetta proprio perché non è mai stato portato a compimento.

A questo punto alcune domande sono quasi obbligatorie.

La Regione ha autorizzato opere e impianti facendo riferimento al Piano Lombardo? Se l’ha fatto – cosa che noi non escludiamo – saremmo davanti a fatti gravi, perché tali autorizzazioni sono illegittime.

A meno che non sono state autorizzate con le ordinanze della Protezione civile. Tutte le altre autorizzazioni sono illegittime.

A distanza di sedici anni – cioè da quando è stato varato il Piano Angelini – la situazione, in Sicilia, in materia di rifiuti, non è cambiata. Anzi, è peggiorata. Perché la raccolta differenziata, in crescita fino al 2008, si è ridotta.

Ma se si è andati avanti – e si va ancora avanti con le discariche – è bene che i siciliani sappiano anche che in Sicilia, con procedure che ci piacerebbe conoscere, sono stati realizzati ma non completati centinaia di impianti per la raccolta differenziata.

E’ una storia, questa, di cui non si parla quasi mai. Parliamo centri di compostaggio e di isole ecologiche. Opere per centinaia e centinaia di milioni di Euro. Ci sono stati bandi? Affidamenti diretti? Si è andati avanti richiamando il Piano Lombardo non vigente?

Questo è l’aspetto ‘pirandelliano’ del mangia-mangia sui rifiuti siciliani. I Cittadini siciliano pagano ogni anno un ‘botto’ di soldi per i rifiuti in discarica. Ma, senza saperlo, hanno pagato anche un’altra barca di soldi per impianti per la raccolta differenziata dei rifiuti lasciati a metà. 

Forse sono state realizzate perché si sapeva, fini dall’inizio, che sarebbero stare lasciate a metà – cosa che si è puntualmente verificate – perché la Sicilia doveva comunque procedere a colpi di discariche?

A questa domanda dovrebbero rispondere gli esponenti del centrodestra e del centrosinistra che queste cose le hanno fatte assieme. E i burocrati del dipartimento regionale dei rifiuti (a cominciare dall’ex dirigente generale, Marco Lupo, che è stato una specie di ‘filosofo’ della gestione dei rifiuti in Sicilia).

Non sempre, nella gestione dei rifiuti in salsa sicula, l’evidenza pubblica è stata ‘gettonata’. I nostri lettori non si debbono stupire: se si debbono favorire gli ‘amici’ non è che si può perdere tempo con i bandi?

E infatti, negli anni passati, nell’Agrigentino, in materia di gestione dei rifiuti, non hanno perso tempo: i lavori sono stati affidati e a un sindaco che lamentava l’assenza di ‘trasparenza’ gli hanno ‘sciolto’ il Comune per mafia.

Sarebbe interessante capire chi, in quel ‘fatidico’ momento, ricopriva i ruoli di presidente della Commissione parlamentare Antimafia nazionale e di presidente della Commissione Antimafia del Parlamento siciliano.

 

Oggi politici e burocrati mettono in giro la voce che la raccolta differenziata, in Sicilia, raggiunge il 12% circa. E’ un dato falso. Sì è no si attesterà sul 6%: ed è tutto merito degli amministratori comunali, non certo di una Regione che, di fatto, ha privilegiato il sistema delle discariche.

Siamo arrivati alla fine di questo nostro ‘viaggio’ tra gli imbrogli e gli affari che, da quindi anni, vanno in scena nella mondo dei rifiuti della Sicilia.

Come già ricordato, leggiamo che i Governi nazionale e regionale avrebbero già raggiunto l’accordo sul numero dei termovalorizzatori da realizzare in Sicilia.

La storia degli otto termovalorizzatori è una doppia offesa all’intelligenza.

Prima offesa all’intelligenza. I termovalorizzatori non hanno nulla – ma proprio nulla! – a che vedere con l’emergenza rifiuti della Sicilia, cioè con l’immondizia che rimane per giorni e giorni nelle strade delle nostre città. Per un motivo semplice: perché se tutto dovesse filare liscio – scelte e acquisto delle aree dove realizzare gli impianti e relative ‘spartizioni’ (di che cosa lo potete immaginare…); e assegnazione degli appalti (e relative spartizioni) – passerebbero almeno 5 anni.

Quindi la Sicilia dovrebbe aspettare 5 anni (e forse più se dovessero sorgere intoppi) per risolvere l’emergenza rifiuti? Siamo alla farsa!

I termovalorizzatori rispondono, con molta probabilità, a un’altra ‘emergenza’: quella di gestire l’ennesima montagna di fondi pubblici – con relative ‘spartizioni’ – a ridosso delle elezioni politiche nazionali e regionali del prossimo anno. Il resto, ‘tecnicamente’, sono minchiate!

Seconda offesa all’intelligenza. La Sicilia produce 2 milioni circa di tonnellate di rifiuti all’anno. Siccome ci sono i turisti si è stabilito che i rifiuti ammontino a 2 milioni e mezzo di tonnellate all’anno. Diamo per buono il secondo dato.

Norme europee alla mano, la raccolta differenziata dovrà raggiungere il 65%. Dal restante 35% dovrà essere tolto un altro 20%. Risultato: in discarica potrà andare il 15% dei rifiuti siciliani. Ovvero 350 mila, forse, abbondando, 400 mila tonnellate di rifiuti.

Per 400 mila tonnellate di rifiuti basterebbe un termovalorizzartore. Vogliamo abbondare? Mettiamo 2 termovalorizzatori.

Se ne deduce che quella degli 8 termovalorizzatori è una bufala (infatti il Governo nazionale aveva parlato di 2 termovalorizzatori).

A meno che… A meno che qualcuno pensi di ‘infilare’ nei termovalorizzatori tutta la monnezza: ma questo dovrebbe avvenire in violazione delle norme europee, nazionali e regionali.

Andiamo all’ultima parte del nostro ‘viaggio’: tavoli & tavolini futuri.

Confessiamo che il bando per i 4 termovalorizzatori di cuffariana memoria è stato molto divertente e istruttivo. Allora quattro soggetti, al ‘buio’, si cimentarono sui rifiuti di 27 caselle (tanto erano gli ATO siciliani) senza alcuna sovrapposizione. Un ‘miracolo’.

La commissione parlamentare sui disastri dei rifiuti (commissione del Parlamento nazionale), a quanto pare, non crede che il bando per i 4 termovalorizzatori sia stato un ‘miracolo’ di geometrie appaltizie:

“La vicenda degli inceneritori è emblematica per la capacità delle organizzazioni di stampo mafioso di avere contezza degli affari attraverso un’area di contiguità estremamente estesa che riguarda interi settori delle professioni, della politica e delle amministrazioni”.

A Roma parlano di mafia. Anche se poi c’è una mezza marcia indietro:

“L’ipotesi che l’affare relativo agli inceneritori sia stato frutto di accordi tra il mondo politico, quello economico e la mafia non ha avuto conferma a livello processuale, atteso che le condotte sono ormai risalenti ad eventuali ipotesi di reato sarebbero comunque estinte per maturata prescrizione”.

Concludendo non possiamo non sottolineare un ultimo aspetto, forse il più beffardo di tutti.

Tutti abbiamo letto che la Regione di Crocetta, con le discariche ormai piene (in realtà non sono piene: sono solo fuori legge, anche se questa contestazione, legittima, è recente: prima tutti hanno fatti finta di non accorgersene), sta inviando i rifiuti nel Nord Italia e all’estero.

Siccome tale operazione costerà un ‘botto’ di soldi ci stanno facendo capire che ci fanno un piacere a prendere i nostri rifiuti.

Invece le cose non stanno così, perché siamo noi che facciamo un piacere ai titolari dei termovalorizzatori: gli facciamo un piacere e paghiamo!

La tecnologia dei termovalorizzatori è ormai superata. Quando il Governo Cuffaro puntava sui 4 termovalorizzatori era parzialmente giustificato perché, nei primi anni del 2000, alcuni Paesi europei guadagnavano una barca di soldi bruciando i rifiuti di altri Paesi: si facevano pagare e ci guadagnavano pure l’energia.

I 4 termovalorizzatori siciliani sarebbero dovuti servire per bruciare tutti i rifiuti del Sud Italia, facendo guadagnare una barca di soldi a chi li avrebbe gestiti. Ma, com’è noto, saltò tutto non perché venne fatta chiarezza sul ‘cartello’ di imprese che si era spartito l’affare, ma perché il bando era sbagliato.

O meglio: era ‘giusto’ perché, come già ricordato, non si verificò nemmeno una sovrapposizione tra le 27 ‘caselle’; ma era sbagliato per la magistratura europea, proprio perché non era un bando europeo.

Che succederà con i nuovi, improbabili termovalorizzatori? Vedremo.

E le autorità? In alcuni casi ci sono stati interventi, anche pesanti (arresti); in altri casi, nulla.

Quello che possiamo dire è che l’atteggiamento delle autorità, rispetto alle discariche, non è stato univoco. In alcuni casi ci sono stati interventi, anche pesanti (arresti); in altri casi, nulla.

Ora sì e ora no. E in alcuni casi la prescrizione. Fatto, questo, stigmatizzato dalla commissione parlamentare:

“Questo è anche il punto debole dell’attività giudiziaria posta in essere sotto il profilo della tempestività – si legge nella relazione parlamentare – perché solo oggi possiamo dire che un’indagine tempestiva avrebbe provocato un accertamento dei fatti”.

Ma se la Giustizia non è stata “tempestiva”, la politica che oggi si interroga, invece, che cos’ha fatto?

Intanto ‘godiamoci’ il presidente Crocetta e l’assessore Vania Contraffatto che ‘aggiorneranno’ un Piano rifiuti che non è mai stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale…

 

 

 

 

 

 

7 settembre 2016

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TimeSicilia


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