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E’ Dore Misuraca che si è spostato a sinistra o è il PD che non è più di sinistra?
In Evidenza, Politica, Primo Piano

E’ Dore Misuraca che si è spostato a sinistra o è il PD che non è più di sinistra?


Giulio Ambrosetti

L’ironia è una bella cosa. Ma va usata bene. Ironizzare sul parlamentare nazionale ex Forza Italia, Dore Misuraca, che, aderendo al PD, sarebbe passato a sinistra significa non cogliere il vero significato politico di quanto accaduto: e cioè che il PD, già da tempo, non è più un partito di sinistra. Soprattutto in Sicilia dove 9 deputati regionali su 11 di questo partito sono moderati, non certo ex Pci

Scuola/ Aumenti ridicoli per docenti e personale Ata. Anief: ci rivolgeremo alla Giustizia
Economia, In Evidenza, Primo Piano

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Time Sicilia

In effetti gli aumenti – peraltro decisi a un mese dal voto per le elezioni politiche – sono veramente irrisori. In pratica, si tratta di incrementi con una percentuale tre volte inferiore all’inflazione, nel frattempo aumentata di ben 14 punti! Marcello Pacifico: “Accordo a perdere. Bisogna subito rivolgersi ai Tribunali per avere giustizia”

La UE vuole abolire l’ora legale: è l’ultima cosa legale rimasta nell’Unione Europea…
20 righe di veleno, In Evidenza, Primo Piano

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Time Sicilia

A deciderlo non sarà il Parlamento europeo – che non conta nulla – ma la Commissione Europea: cioè il Governo dell’Unione Europea, composto ‘democraticamente’ da soggetti che i cittadini europei non hanno eletto, ma che sono lì per conto della finanza e della banche. Che succederà abolendo l’ora legale? Semplice: pagheremo di più!

Nello Musumeci e Leoluca Orlando, invece di pensare all’emergenza idrica e agli appalti si rilassino…
20 righe di veleno, In Evidenza, Primo Piano

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Time Sicilia

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

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