Inquinamento dell’aria: strage in tutto il mondo. E in Italia? L’aria brutta è al Nord

Sono tante, tantissime le persone che oggi, nel mondo, muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico. Ma a giudicare dai rimedi che non vengono adottati – perché di questo si tratta – non gliene frega niente a nessuno. In Italia il maggiore inquinamento atmosferico si registra nel Nord. I ‘numeri’ di un fenomeno che fa paura (e che passa inosservato perché se ne parla poco)

Sono tante, tantissime le persone che oggi, nel mondo, muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico. Ma a giudicare dai rimedi che non vengono adottati – perché di questo si tratta – non gliene frega niente a nessuno. In Italia il maggiore inquinamento atmosferico si registra nel Nord. I ‘numeri’ di un fenomeno che fa paura (e che passa inosservato perché se ne parla poco)  

Sono 84 mila circa i morti ogni anno (di cui molti bambini) in Italia a causa dell’inquinamento. Ma non sembra importare a nessuno. A dirlo è il Rapporto dell’Oms Air pollution and child health: prescribing clean air. Nel mondo circa il 93% delle ragazze e ragazzi sotto i 15 anni – 1,8 miliardi di persone – respira aria così inquinata da mettere a serio rischio salute e sviluppo. Solo nel 2016 sono 600.000 i bambini e gli adolescenti morti per infezioni acute delle basse vie respiratorie, causate dall’inquinamento atmosferico.

Secondo i ricercatori europei, circa il 95% degli abitanti del Vecchio Continente sono esposti a emissioni di PM10, NO2 e O3 superiori ai limiti tollerabili.

Particolato: per PM2,5 (particelle con diametro di 2,5 micrometri o meno), la percentuale della popolazione urbana dell’UE-28 esposta a PM2,5 si è attestata al 6% nel 2016, in calo rispetto al 7% dell’anno precedente. Ma circa il 74% della popolazione urbana dell’UE è stata esposta a concentrazioni superiori alle più rigide linee guida dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). L’esposizione al PM2.5 ha causato la morte prematura di circa 422. 000 persone in 41 Paesi nel 2015.

Diossido di azoto: il valore limite annuale per NO2 continua ad essere ampiamente superato in tutta Europa. Nel 2016, il 7% della popolazione urbana dell’UE-28 viveva in aree con concentrazioni superiori al valore limite annuale dell’UE e alle linee guida dell’OMS. Poi è sceso dal 9% nel 2015. L’esposizione all’NO2 ha causato la morte prematura di circa 79. 000 persone in 41 Paesi europei nel 2015.

Ozono troposferico: circa il 12% della popolazione urbana dell’UE-28 è stata esposta a livelli di O3 al di sopra del valore obiettivo dell’UE nel 2016, una diminuzione considerevole rispetto al 2015 (30%). Tuttavia, la percentuale è ancora superiore al 7% registrato nel 2014. Circa il 98% è stato esposto a livelli superiori agli orientamenti più rigorosi dell’OMS. L’esposizione all’ozono ha causato la morte prematura di circa 17 700 persone in 41 paesi europei nel 2015.

Le conseguenze per la salute sono ben visibili: circa un terzo dei decessi che ogni anno avvengono nel mondo per ictus, cancro ai polmoni e malattie cardiache è dovuto all’inquinamento atmosferico. Le conseguenze delle sostanze inquinanti sulla salute sono paragonabili a quelle del fumo eccessivo o  una a limitazione troppo ricca di sale.

Se ne parla proprio in questi giorni alla prima Conferenza globale sull’inquinamento atmosferico e la salute, organizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra. Ma mentre dal fumo ci si può difendere con leggi ad hoc o evitando di stare vicini ai fumatori, e mentre una corretta alimentazione può ridurre i rischi legati all’eccesso di sale, evitare l’inquinamento atmosferico è praticamente impossibile. L’inquinamento atmosferico è un nemico insidiso incontrollabile. Al punto che, secondo i dati dell’OMS ormai nove persone su dieci nel mondo respirano aria inquinata. E questa morte lenta inizia in tenera età.

Non si parla più di castrofismi. Ed è  anacronistico parlare di emergenza: lo stato dell’aria che respira la stragrande maggioranza della popolazione è potenzialmente letale per un gran numero di persone in tre le regioni del pianeta! Da quelle più povere o meno sviluppate, che spesso giustificano il ricorso a tecnologie e fonti energetiche a basso impatto, pretendendo di avere il diritto di colmare il gap con i Paesi sviluppati (i quali non sembrano avere nulla da obiettare, come dimostrano i ritardi per ridurre le emissioni  concesso a Paesi come l’India o la Cina), ai Paesi  più sviluppati e industrializzati, che non sembrano essere capaci di fare buon uso della propria ricchezza economica e del proprio patrimonio tecnologico.

A confermare che questa è ormai una realtà consolidata anche c’è anche il Rapporto Air quality in Europe 2018, pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente. Analizzando i dati ufficiali sulla qualità dell’aria comunicati (nel 2016) da oltre 2 500 stazioni di monitoraggio in tutta Europa, i ricercatori non possono non sottolineare le conseguenze per la salute umana degli eccessi di particolato (PM), biossido di azoto (NO2) e ozono troposferico (O3). Sono questi, secondo il Rapporto, i principali  responsabili dei danni alla salute umana.

Nel 2015, si legge nel Rapporto, “le concentrazioni di PM2,5 hanno causato circa 422.000 morti premature in 41 Paesi europei, di cui circa 391.000 nei 28 Stati membri dell’Ue”.

E dato che la presenza di queste sostanze risulta particolarmente elevata in Italia, le conseguenze per  gli abitanti del Bel Paese non possono non essere gravissime. Nel  2015 le concentrazioni di PM2,5 nel nostro Paese sono state responsabili di 60.600 morti premature, quelle di NO2 di altre 20.500 e quelle di O3 3.200 ancora.

Quello del nostro Paese costituisce un record di cui l’Italia non può vantarsi: nessun altro Paese europeo ha una qualità dell’aria responsabile di così tante vittime dell’inquinamento atmosferico. Solo la Germania fa peggio per le morti causate da Pm2,5.

E a conferma di quanto affermava l’altro Rapporto, in Italia il maggior numero di morti causate dalla qualità dell’aria si regista al Nord dove più del 95% dei cittadini (milioni e milioni di uomini donne e, soprattutto, bambini) pagano con la propria salute le consegue e delle eccessive emissioni di sostanze inquinanti.

È vero che in Europa, in alcuni casi sono stati ottenuti miglioramenti: rispetto al 1990 le morti premature dovute al PM2,5 sono state ridotte di circa mezzo milione, ma la strada è ancora molto lunga e come per altri settori, i risultati non sono a affatto omogenei su tutto il continente.

Oggi i fattori responsabili dell’inquinamento atmosferico sono molti, come traffico, climatizzazione degli edifici, produzione di energia, industria, agricoltura e gestione dei rifiuti. Non tutti però hanno le stesse responsabilità.

Come ormai da anni spiega anche in Italia l’Ispra, ai primissimi posti ci sono la climatizzazione degli edifici e il trasporto su strada. Urge dunque riscaldarci e raffrescarci utilizzando fonti pulite e rinnovabili, come ad esempio la geotermia, e cambiare radicalmente il modo in cui ci spostiamo.

“L’inquinamento atmosferico è un assassino invisibile e dobbiamo intensificare gli sforzi per affrontarne le cause – sottolinea Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Agenzia europea dell’ambiente -. In termini di inquinamento atmosferico, le emissioni del trasporto su strada sono spesso più dannose di quelle provenienti da altre fonti, in quanto si originano a livello del suolo e tendono a verificarsi nelle città, vicino alle persone”.

Nel Nord Italia più che altrove lo sanno purtroppo benissimo. Nella Pianura Padana sono particolarmente elevati i livelli di ozono e degli ossidi di azoto. A pagare le conseguenze di questo stato d cose, come dicevamo, sono proprio i meno responsabili: l’inquinamento dell’aria colpisce il 90% dei bambini nel mondo e il Nord Italia è il luogo peggiore dove vivere. Ben 3,7 milioni di persone che vivono nella Pianura Padana sono a rischio. Secondo gli esperti che hanno redatto Air Quality Europe 2018, a causa dell’inquinamento, il Nord Italia è il luogo peggiore dove vivere per i bambini.

“L’inquinamento atmosferico è un killer invisibile e dobbiamo intensificare i nostri sforzi per affrontare le cause. In termini di inquinamento atmosferico, le emissioni dei trasporti stradali sono spesso più dannose di quelle provenienti da altre fonti, poiché queste si verificano a livello del suolo e tendono a verificarsi nelle città, vicino alle persone. Ecco perché è così importante che l’Europa raddoppi i suoi sforzi per ridurre le emissioni causate dai trasporti, dall’energia e dall’agricoltura e investire nel renderle più pulite e più sostenibili – aggiunge Hans Bruyninckx -. Affrontare questi settori in modo integrato può offrire benefici evidenti sia per la qualità dell’aria che per il clima e contribuirà a migliorare la nostra salute e il nostro benessere”.

Karmenu Vella, commissario UE per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca, precisa:

“Apprezzo molto questa relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente. Ci mostra che la politica dell’aria funziona, ma ci ricorda anche che dobbiamo farla funzionare ancora meglio per raggiungere l’aria pulita in tutta Europa, per tutti i cittadini. La Commissione europea ha agito risolutamente sull’inquinamento atmosferico e continuerà a collaborare con gli Stati membri per garantire che le norme sulla qualità dell’aria siano pienamente applicate sul terreno”.

I dati dell’OMS – Il dato sulle morti premature conferma il primato negativo dell’Italia dello scorso anno, con un lieve peggioramento delle cifre sui decessi. Il rapporto offre una nuova prospettiva quando afferma che su 3,9 milioni di persone che vivono in aree dagli sforamenti simultanei e regolari (giornalieri per il Pm10 e annuali per biossido di azoto e ozono) 3,7 milioni abitano nel Nord della Penisola.

Secondo l’EEA gli anni di vita persi, con i valori più alti nelle economie più grandi del continente e quelli relativi (calcolati su 100 mila abitanti) che sono appannaggio dei Paesi dell’Europa centro-orientale. Nonostante i lenti miglioramenti, sottolinea lo studio, l’inquinamento atmosferico continua a superare i limiti e gli orientamenti dell’Unione europea e dell’Organizzazione mondiale della sanità, e “rappresenta ancora un pericolo per la salute umana e per l’ambiente”.

Foto tratta da studiorapido.it

 

 

 

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