Io non dimentico
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Io non dimentico


Time Sicilia

Io non dimentico dieci anni di lotte, non dimentico le passeggiate antiracket con Tano Grasso, Pietro Grasso, i Prefetti, i comandanti di Polizia e Carabinieri, magistrati, imprenditori sotto un sole violento, al gelo, in quartieri intrisi di mafia e paura

da Antonella Sgrillo
riceviamo e volentieri pubblichiamo

Non dimentico l’ascolto della sofferenza delle persone, lo sguardo di chi è uscito dalla prigione del racket.

Non dimentico l’impegno di quanti hanno creduto e combattuto rischiando sulla propria famiglia, sul proprio lavoro, sulla propria vita.

Non dimentico la loro paura prima di entrare nelle aule di Tribunale e poi le dita puntate contro i propri estortori trovando finalmente il coraggio di denunciare.

Non dimentico la solidarietà e la speranza trasformata in certezza che l’incubo della solitudine si stava dissolvendo.

Non dimentico gli abbracci di chi abbiamo aiutato.

Non dimentico l’orgoglio di appartenere a qualcosa che questa città non aveva mai conosciuto.

Non dimentico i silenzi di chi non diceva neanche a se stesso quello che subiva.

Non dimentico quel giorno al Teatro Biondo, la nascita della prima associazione antiracket, le lacrime di gioia e la sensazione di aver dato vita a qualcosa di grande e coraggioso. Per la prima volta, in una città difficile, tutti insieme a combattere e fare arretrare un mostro che si pensava imbattibile.

Non dimentico neanche le delusioni, le frustrazioni, le difficoltà che a volte apparivano insormontabili.

Non dimentico le parole di chi ci invitava a lasciar stare e a rifugiarci nel silenzio.

Non dimentico l’impegno delle forze dell’ordine, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e mai scorderò gli occhi di Mario Brignone dopo aver catturato uno dei grandi latitanti.

Quanti hanno vissuto lontano dal pericolo parlando di mafia e mai incontrandola davvero
che nelle loro comode discussioni conquistavano il mondo e poi lo perdevano come pessimi giocatori di risiko, che riparando nel loro privato sceglievano dove passare i fine settimana o le vacanze estive, mentre altri difendevano la propria impresa dormendo dietro saracinesche chiuse nel terrore di devastanti attentati.

Pensate a un uomo che rischia di perdere tutto perché un altro vuole rubargli tutto.

Che lavora 18 ore al giorno e non conosce riposo, che ha costruito il suo mondo e alcuni con la forza la prepotenza, la sopraffazione, l’intimidazione vogliono portarglielo via.

Che non può rallegrarsi perché l’allegria gli è stata rubata.

Che lavora per sopravvivere e dare alla propria famiglia la dignità.

Che rischia di morire se non acconsente, se non si piega, se non si genuflette, che a Pasqua e Natale e poi ogni mese a data fissa invece di gioire si vede depredare di quel poco che è riuscito a raccogliere.

Che cerca un aiuto ma non ha il coraggio di parlare.

Soli con la rabbia impotente, senza sostegni, senza qualcuno che li rassicuri e li incoraggi.

Ricordate cosa era questa città percorsa dagli squadroni della morte.

Invasa dal malaffare.

Immersa nella solitudine.

Non dimentichiamo quando è iniziato il riscatto.

Quando una piccola fiamma accesa è diventata una torcia luminosa che ci ha fatto adunare, che ci ha infuso il coraggio.

Ricordiamolo a tutti. Ai nostri figli, agli amici, a noi stessi, agli scettici che attendono il miracolo che mai avverrà, ai tanti in malafede che sembrano augurarsi una terra sotto il giogo mafioso invece che una terra libera e forte.

A tutti noi che abbiamo avuto fede, che non ci siamo rassegnati, che non ci siamo fermati, che abbiamo tenuto alta la testa invece di abbassare lo sguardo.

A quelli che ci hanno dato speranza, ai tanti cui il nostro esempio ha dato speranza.

A tutti loro, a tutti noi, diciamo: non fermiamoci.

Io non dimentico e difenderò sempre queste preziose idee che hanno cambiato per sempre la nostra terra.

12 maggio 2017

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TimeSicilia


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