La ‘caduta’ di Antonello Montante: al vaglio dei magistrati l’assessorato alle Attività produttive
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La ‘caduta’ di Antonello Montante: al vaglio dei magistrati l’assessorato alle Attività produttive


Time Sicilia

Si tratta dell’assessorato regionale alle Attività produttive. Gli atti finiti sotto la ‘lente d’ingrandimento’ della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta fanno capo alla gestione di due assessori del precedente Governo regionale di Rosario Crocetta: gli ex assessori Linda Vanchieri e Mariella Lo Bello 

di Salvatore Petrotto

Oggi mercoledì 7 marzo 2018 il quotidiano La Repubblica riapre un capitolo oscuro della recente storia siciliana. Si tratta dell’inchiesta per mafia condotta dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta a carico di Antonello Montante, già vice presidente nazionale di Confindustria Nazionale, ex presidente di Confindustria Sicilia, commissario di Unioncamere Sicilia, membro (autosospeso) dell’Agenzia Nazionale che gestisce decine di miliardi di euro di beni confiscati alla mafia e responsabile di una miriade di società, organismi di controllo e di gestione di servizi pubblici e privati.

I poliziotti della squadra mobile di Caltanissetta, in questi giorni, hanno prelevato dagli uffici dell’assessorato regionale alle Attività Produttive una corposa documentazione relativa alla gestione di due assessori della Giunta di Rosario Crocetta, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello. Nel mirino degli investigatori ci sono, tra l’altro, svariati milioni di euro di contributi pubblici, compresi quelli relativi alla partecipazione della Sicilia all’EXPO di Milano del 2015.

Le indagini sono coordinate dal magistrato nisseno, Amedeo Bertone. Gli organi inquirenti sono gli stessi che si stanno occupando di Antonello Montante, sotto inchiesta, dal gennaio del 2015, per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il Montante, giova ricordarlo, è stato il deus ex machina, per un decennio e forse molto di più, di una lunghissima serie di fatti che hanno determinato in Sicilia un vero e proprio imbarbarimento, oltre che politico ed economico anche e, soprattutto, giudiziario.

Si tratta di un soggetto che, malgrado fosse amico e compare di noti personaggi ‘chiacchierati’, ha saputo incunearsi persino all’interno dell’amministrazione della Giustizia. La sua abilità è stata quella di costruirsi ad arte l’immagine del campione per eccellenza di un assai presunto giustizialismo anti mafioso.

Tutti ci sono cascati, un po’ per buona fede, ma il più delle volte per fare carriera e, soprattutto, per ottenere appalti ed incarichi pubblici, a prescindere dalle capacità, dai meriti, dai titoli e dalle competenze.

In Sicilia, per un certo periodo, in tanti dicevano:

“Non si muove foglia che Montante non voglia!”.

La sua corte era frequentata da politici e, in primis, come è risaputo, l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, ed il suo mentore, nonché ex presidente della Commissione nazionale Antimafia, il senatore Giuseppe Lumia. Poi c’era la sua segretaria tutto fare, Linda Vancheri, promossa assessora od ancora qualche sindacalista ‘pentita’: per esempio, l’agrigentina Mariella Lo Bello; quest’ultima, come è risaputo, è stata promossa addirittura vicepresidente della Regione.

Adesso l’operato di queste due fedelissime donne piegate ai voleri dell’inquisito per mafia, Antonello Montante, è sotto la lente di ingrandimento di diversi magistrati. Dello stuolo di ‘sacerdotesse’, impiegate sull’altare dell’alta burocrazia regionale, in verità ce ne sarebbe un’altra della quale, per carità cristiana, non facciamo il nome e che, a quanto pare, recentemente è stata licenziata dall’amministrazione pubblica dove avrebbe dovuto prestare servizio.

Si tratterebbe di un licenziamento in tronco perché non aveva chiesto il nulla osta per ricoprire una serie di svariati incarichi ben remunerati, da lei ricevuti da Crocetta e dalla sua amica Mariella Lo Bello. Sui suoi altri amici professionisti ed imprenditori, o per meglio dire di ‘prenditori’, cos’altro aggiungere di più rispetto a quanto fin qui accertato da varie Autorità Giudiziarie e dalla Corte dei Conti?

Gli affari, anche miliardari, sono stati tutti quanti sistematicamente favoriti da stuoli di burocrati regionali, per lo più raccattati di qua e di là ed incaricati in maniera del tutto illegittima e la cui incompetenza era funzionale a mantenere in piedi un sistema di potere che prescindeva da qualsiasi criterio di legalità e trasparenza.

Insomma ai vertici della pubblica amministrazione siciliana, Crocetta ed il suo governo, su suggerimento di Montante, preferivano collocare amici e sodali, le cui funzioni erano quelle di rilasciare autorizzazioni finalizzate a gestire servizi pubblici essenziali, quali ad esempio acqua e rifiuti, del valore di svariate centinaia di milioni di euro. Affidamenti di appalti assicurati seguendo delle modalità burocratiche oggi al vaglio della magistratura.

Foto tratta da lasicilia.it

7 marzo 2018

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