La cittadinanza milanese al Dalai Lama. Protestano i cinesi che pensano di essere a Pechino…

Certo che è incredibile. Milano concede la cittadinanza alla massima autorità spirituale buddista e l’ambasciata cinese protesta. Come fosse a casa sua…

FILE - In this Feb. 18, 2011 file photo, Tibetan spiritual leader the Dalai Lama gestures as he addresses the Mumbai University students in Mumbai, India. The Dalai Lama said Thursday, March 10, 2011, that he will give up his political role in Tibet's government-in-exile, shifting that power to an elected representative. The Tibetan spiritual leader, speaking on the anniversary of the 1959 Tibetan uprising against Chinese control, said the time has come "to devolve my formal authority to the elected leader." (AP Photo/Rafiq Maqbool, File)

Un essere straordinario. Che parla di pace, oltre che della presenza divina nella vita di ogni giorno, di ognuno di noi. Che, legittimamente auspica per il suo Paese, il Tibet, la libertà da quella Cina che li ha incatenati con violenza. Parliamo del Dalai Lama, Tenzin Gyatso, la massima autorità spirituale buddista al quale il Comune di Milano ha concesso la cittadinanza onoraria. Un onore per Milano, prima di tutto. Per l’Italia intera.

L’evento ha suscitato le proteste dei cinesi che vivono in Italia, ma che, forse, pensano di vivere a Pechino. L’ambasciata ha diramato una nota al vetriolo: “Il fatto che il Consiglio comunale, le altre istituzioni siano presenti con connivenza alla visita del Dalai Lama e gli conferiscano la cittadinanza onoraria ha ferito gravemente i sentimenti del popolo cinese. Tutto ciò ha un impatto negativo sui rapporti bilaterali e sulle cooperazioni tra le regioni dei due Paesi. La Cina –  conclude la nota dell’ambasciata – con i suoi rappresentanti istituzionali , esprime forte rimostranza e ferma opposizione”. 

In una intervista il Dalai Lama è stato chiaro: “Il clima in Tibet rimane estremamente cupo e repressivo, caratterizzato da controlli costanti sui tibetani ai quali sono negati molti diritti umani fondamentali. Lo ammettano o no, il Tibet resta una spina per la Cina che intende svolgere un ruolo importante nel mondo”.

“Noi tibetani chiediamo solo di avere il diritto a preservare la cultura buddista, la nostra religione, la lingua e un’ecologia anche sociale della terra. Ci saranno grandi benefici reciproci se le cose andranno così”.

Sulle polemiche prima ha scherzato: “A volte sembra che dove vado, creo problemi”.  E poi ha aggiunto: “Mi hanno detto – ha spiegato il Dalai Lama – che Berlinguer benché fosse comunista aveva rispetto per la religione e accompagnava tutte le domeniche la moglie in chiesa. Io lo apprezzo tantissimo”. “Ma io scherzo su questa contraddizione interna del partito comunista cinese, che non ha fede in niente ed è tanto preoccupato della reincarnazione del Dalai Lama. Se siete tanto preoccupati per la reincarnazione del Dalai Lama, – ha ironizzato- dovreste prima accettare il sistema della reincarnazione e poi pensare alla prossima reincarnazione di Mao Tse Tung e Den Xiaoping”.

Il presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolé, ha motivato così la decisione: “Esprime l’affinità con i valori che lei testimonia nel mondo come testimone di pace e dialogo tra i popoli. La storia della nostra città – ha aggiunto- è una storia di pace e dialogo. Milano riconosce in lei questi stessi valori. È un esempio prezioso per la nostra città”.

E così sia. Se ai cinesi non sta bene, sono sempre liberi di tornare a Pechino. La loro protesta è stata eccessiva e per niente rispettosa del Paese che li ospita. Va bene tutto, ma non è ammissibile che in questa nostra Italia si sentano tutti autorizzati a dettare legge e condizioni.

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