La crisi economica dell’Italia ha due nomi: l’Euro e il Governo Renzi

Se l’Italia vuole provare a salvarsi – ma lo vuole? – deve uscire subito dall’Euro e dall’Unione Europea. Liberandosi, contemporaneamente, di un Presidente del Consiglio che è espressione dell’Euro e della stessa Unione Europea. L’unica cosa che ancora resta in piedi dell’ormai ex grande economia italiana è il sistema delle piccole e medie imprese. Ma dentro il sistema Euro le piccole e medie imprese sono destinate a scomparire

di Economicus

Se l’Italia vuole provare a salvarsi – ma lo vuole? – deve uscire subito dall’Euro e dall’Unione Europea. Liberandosi, contemporaneamente, di un Presidente del Consiglio che è espressione dell’Euro e della stessa Unione Europea. L’unica cosa che ancora resta in piedi dell’ormai ex grande economia italiana è il sistema delle piccole e medie imprese. Ma dentro il sistema Euro le piccole e medie imprese sono destinate a scomparire  

Crescita economica zero. Debito pubblico record: quasi 2 mila e 300 miliardi di Euro. Sanità pubblica sempre più sfasciata con carenza ormai cronica di posti letto e oltre 200 esami clinici a pagamento. Made in Italy svenduto. Licenziamenti facili. Aumento del lavoro precari e della disoccupazione. Aumento delle tariffe dell’acqua. ‘Pezzi’ di mare italiano venduti. Docenti delle scuole in rivolta a causa di trasferimenti fatti apposta per invogliare gli stessi docenti – quasi tutti del Sud – a dimettersi. Mezzogiorno sempre più in crisi. Il tentativo, per ora fallito, di togliere le case a chi non ha pagato sette rate di mutuo per fare ingrassare le banche. Risparmiatori rapinati dalle stesse banche. E ancora banche: il solito Monte dei Paschi di Siena da salvare con i soldi degl’italiani. Quanto costerà, questa volta, salvare la banca tanto cara al Partito Democratico?

Con questi dati e con questa domanda il Governo Renzi ‘festeggia’ il Ferragosto 2016. E si prepara ad affrontare il referendum sul papocchio costituzionale, con i NO che aumentano di giorno in giorno, sia perché la riforma della Costituzione che hanno voluto lui e il Parlamento di ‘nominati’ è ridicola, sia perché la gente non ne può più e voterà anche contro l’attuale presidente del Consiglio che, nell’immaginario collettivo del nostro Paese, è ormai considerato un bugiardo seriale.

Tutto frana, attorno a Renzi. Ma il vero problema non è che frana Renzi del quale, diciamolo, non frega niente a nessuno: il problema è che il Governo Renzi sta affondando l’Italia. Non c’è un solo settore della vita economica e pubblica italiana non toccato dalla crisi e, soprattutto, dal pessimismo, che è anche peggio della crisi.

L’economia italiana è un disastro totale. C’è un dato che dovrebbe fare riflettere: nel Belpaese, negli ultimi dieci anni, 97 persone su 100 hanno subito una riduzione del reddito. E la situazione, a quanto pare, è destinata a peggiorare (come potete leggere qui).

Forse tira ancora un po’ il turismo come fatturato, ma non come utili. I turisti arrivano, soprattutto dopo tutto quello che gli Stati Uniti di Obama hanno combinato nel Nord Africa, incasinando la Tunisia e l’Egitto, per non parlare della Libia.

I turisti arrivano. Ma gli operatori turistici debbono fare i conti con il sempre più esoso ‘socio occulto’ di tutti gli imprenditori italiani: il Fisco.

Prendiamo il caso dei gestori dei lidi: debbono fronteggiare gli aumenti dei canoni, l’aumento della tasse e la Germania che, utilizzando i regolamenti europei – spesso truffaldini – vuole mettere le mani sulla gestione delle coste del nostro Paese.

Tolto il turismo – comunque massacrato dalle tasse – il resto dell’economia italiana è un deserto. La grande industria è un ricordo. Le partecipazioni statali del nostro Paese non sono più quelle di un tempo. L’agricoltura è allo sbando. Dei servizi, meglio non parlarne.

Ci sarebbero le piccole e medie imprese. Sono sempre vitali, certo. Ma sono frenate da una domanda al consumo interno che langue. Se se famiglie guadagnano sempre di meno e pagano sempre più tasse come fanno ad acquistare e a rilanciare i consumi?

Renzi, in Tv – ovviamente nella Tv di Stato, che in Italia è tragicomica – ha ancora la sfacciataggine di affermare di aver abbassato le tasse. Solo la mancanza di una corretta informazione non spiega che, se è vero che una mezza manovra sull’IMU c’è stata, è altrettanto vero che i Comuni italiani sono stati massacrati dai tagli: con il risultato che tasse e imposte comunali massacrano, a propria volta, famiglie e imprese in ragione più che proporzionale al taglio dell’IMU. Per non parlare delle Regioni che erogano servizi sempre meno efficienti (vedi la sanità), o non li erogano affatto.

Insomma, la domanda interna non sostiene le piccole e medie imprese, che rimangono la spina dorsale dell’economia italiana. Ma Europa dell’Euro e Germania – che sono i due volti della stessa medaglia – hanno trovato il modo per distruggere, pezzo dopo pezzo, le piccole e medie imprese italiane.

Chi scrive vive ormai da qualche anno in Inghilterra. Ma ha lavorato abbastanza – a partire dalla metà degli anni ’60 del secolo passato – in Italia e in altri Paesi del mondo per conoscere lo scenario italiano. Concedete a chi scrive una digressione.

Quando l’Italia era la settima potenzia industriale del mondo – oggi, se si dovessero fare bene i conti, sarebbe agli ultimi posti – erano due i settori trainanti dell’economia: il sistema delle piccole e medie imprese e le partecipazioni statali.

Contrariamente alle favole che scrivevano i giornali italiani negli anni ’70 e ’80 del secolo passato, la Fiat non è mai stata una risorsa per l’economia italiana: al contrario, è stata, per decenni, il problema dell’economia italiana. Industria automobilistica mai eccelsa, riusciva a fare bene solo le ‘utilitarie’. auto di piccole cilindrata e, ogni tanto, qualche modello ‘simpatico’, ma nulla di più.

Non era la Fiat che faceva dell’Italia la settima potenza industriale del mondo. Erano le partecipazioni statali italiane e le piccole e medie imprese industriali del nostro Paese che ci rendevano forti.

La Fiat, al contrario, ha indebolito l’Italia. Ha vissuto grazie agli interventi – continui e copiosi – dello Stato italiano. Sono state le tasse pagate dai piccoli e medi imprenditori italiani e dalle famiglie che hanno consentito alla Fiat di sopravvivere. Ed è stato il sistema bancario e pseudo-finanziario della cosiddetta Prima Repubblica – il celeberrimo ‘Salotto buono’ – a consentire alla Fiat e ad altri imprenditori senza estro (per esempio, certi editori) di sopravvivere a spese della collettività.

Ma allora l’Italia era un Paese ricco, il tasso d’interesse sui mutui delle case ‘viaggiava’ tra il 13% e il 16%, e tutto, alla fine, tornava. Poi, però…

Poi è iniziato il declino. Già nella seconda metà degli anni ’80 il sistema Mediobanca era in crisi. Il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro del 1980 creava già allora i primi vincoli – in verità un po’ demenziali – a tutta l’economia italiana e ai Governi: cosicché, per sopravvivere, le banche del Centro Nord Italia si sono impossessate delle banche del Sud, cioè di buona parte del risparmio dei cittadini del Mezzogiorno.

La ‘colonizzazione’ del sistema creditizio meridionale è stata una delle operazioni più vergognose ‘pilotate’ dalla Banca d’Italia. Anche perché, già senza bisogno di questa forzatura, il 30-40% degli impieghi delle banche meridionali finiva nel Nord. Ma non gli bastava.

Così, con la solita informazione distorta, si sono inventati la mafia nelle banche del Sud, ben sapendo che i mafiosi – da Sindona in poi – hanno sempre avuto teste in Sicilia e tasche a Milano.

I lettori perdoneranno la nostra digressione. Stiamo solo cercando di raccontare che la Fiat è stata per decenni il vero problema dell’economia italiana. Nonostante questo pachiderma improduttivo, il sistema delle piccole e medie imprese italiano è sopravvissuto. Ma oggi rischia di morire.

Abbiamo già detto che non c’è domanda interna. Basta guadare la Tv italiana, con le pubblicità di divani e cucine da vendere a prezzi sempre più bassi: a poco, soprattutto i divani, te li tirano in testa. Insomma, vendono poco lo stesso.

Dovrebbero esportare. Ma con l’Euro sono fregati.

L’Euro è un’invenzione sbagliata della massoneria europeista un po’ ignorante e arruffone sulla quale si è innestata la diabolica speculazione tedesca.

Se ci fate caso, a perorare la causa dell’Euro sono i novantenni ancora vivi, gli ottantenni, i settantenni. Già i sessantenni sono dubbiosi. Si tratta di personaggi su con gli anni un po’ rincretiniti dalla retorica europeista che inizia con le elucubrazioni mazziniane. Gente che ha occupato posti importanti negli anni ’80, ’90 e dal 2000 fino ad oggi. Quasi tutti sopravvalutati, da Ciampi a Mario Draghi, per citare due esempi.

Su questo scriteriato ed errato progetto della moneta unica europea, come già ricordato, si sono gettati come falchi i tedeschi che, tra gestione truffaldina, se non criminale, e gioco dei tassi sono riusciti a finanziare la propria riunificazione. Il tutto con una forma di ‘instupidimento’ generale che ha consentito a chi gestisce la ‘macchina’ infernale dell’Euro di ‘vendere’ la moneta ai Paesi che ne fanno parte, con la contestuale e incredibile trasformazione del debito pubblico in debito delle famiglie e delle imprese, in barba a Keynes!

Nel silenzio generale assistiamo ormai da qualche anno a una Bretton Woods all’incontrario, con il Fondo Monetario Internazionale che, invece di rilanciare i consumi e l’espansione economica, li affossa.  

Bisognava essere veramente stupidi per accettare l’Euro: e ad eliminare la classe dirigente italiana che non avrebbe mai accettato il sistema Euro ha pensato Tangentopoli (vicenda alla quale non è certo estranea la Germania: anzi). Oggi la moneta unica europea impedisce all’economia italiana di ‘vivere’.

L’Euro rende oneroso e complicato l’export, mentre una deflazione ‘gestita’ dalla BCE, sigla che sta per Banca Centrale Europea (una banca privata!) mette in affanno le famiglie (che spesso non riescono a pagare le tasse, altro che aumento dei consumi!) e strozza le imprese.

E che ha fatto Renzi? Danni su danni. Ha fatto credere che il problema dell’economia italiana fossero i vincoli dello allo Statuto dei lavoratori. E, sulla scorta dei disastri avviati con la legge Biagi, ha ridotto ulteriormente i diritti di chi lavora introducendo il Jobs Act, che è solo un modo per rendere ancora più precario il lavoro.

Però sarebbe un errore pensare che Renzi e chi sta dietro di lui siano degli ingenui. Al contrario, Renzi e chi lo manovra hanno solo preparato il campo a chi conta di impossessarsi dell’Italia. perché questi signori, quando arriveranno, senza Statuto del lavoratori e con il Jobs Act, tratteranno gli italiani da sudditi, non certo da cittadini: contratti da fame e libertà di licenziare.

Come fanno gl’italiani a non capire ‘sti passaggi? Perché vanno ancora dietro a Renzi? Hanno o no capito che questo personaggio e i suoi ‘pupari’ – come diciamo noi siciliani – si sono impossessati del Partito Democratico per fare l’esatto contrario di quello che dovrebbe fare una formazione politica di sinistra?

Così torniamo al discorso iniziale. Alle ‘cartine al tornasole’ della crisi italiana: l’economia a crescita zero, il debito pubblico in aumento e il Monte dei Paschi da salvare.

Pensate un po’: con tutti i sacrifici che sono stati chiesti agl’italiani dal 2011 ad oggi – IMU, aumento spaventoso delle tasse e delle imposte comunali, tagli alla sanità pubblica e via continuando – la crescita economica è pari a zero e il debito pubblico è passato da mille e 800 miliardi di Euro circa del 2011 a quasi 2 mila e 300 miliardi di Euro di oggi. E’ evidente che, in questo sistema qualcosa non funziona. Come si fa a non accorgersi che il sistema Euro è truffaldino?

Renzi è un disastro per l’Italia, non per chi lo manovra. E, statene certi, Renzi e il suo Governo useranno questa crisi come la scusa per nuove tasse che, per l’occasione, verranno utilizzate, immaginiamo in modo occulto, per salvare il Monte dei Paschi di Siena (non meno di 5 miliardi di Euro tanto per cominciare).

Renzi si accompagna spesso ad Angela Merkel. Come fanno gl’italiani a non insospettirsi?

Il sistema Euro – oggi controllato dalla Germania – si fonda su un principio: l’accettazione, da parte di chi è finito in questa rete truffaldina, di regole folli. A cominciare dalla trasformazione del debito pubblico in debiti reali di famiglie e imprese.

La classe dirigente inglese, alla fine degli anni ’90, ha capito l’inghippo. E insieme ad altri Paesi del Nord Europa, si è guardata bene dall’entrare a far parte di una moneta unica ‘cucita’ su misura per gli interessi della Germania. Da qualche mese il Regno Unito si è chiamato fuori pure dall’Unione Europea.

Il messaggio è chiaro: Unione Europea ed Euro, ormai, sono indissolubili. Ciò significa che i Paesi europei che si vogliono salvare da questo sistema truffaldino debbono uscire, contemporaneamente, dall’Euro e dall’Unione Europea.

Leggo di politici italiani che dicono: cambiamo i trattati europei. Questi rimedio, forse, avrebbe potuto risultare efficace negli anni ’90 del secolo passato. Ormai servirebbe a poco. Oggi iul vero cancro è l’Euro gestito dai tedeschi.

Dentro questo sistema l’Italia ha il destino segnato. Oggi l’unica salvezza, per l’Italia, è l’uscita, contemporanea, dall’Euro e dall’Unione Europea.

Con la Germania riunificata di nuovo in pista c’è poco da scherzate. I tedeschi sono un popolo di dominatori. Un tempo utilizzavano le armi. Oggi utilizzano l’economia.

Giulio Andreotti, che aveva vissuto, da giovane, la seconda guerra mondiale, un giorno disse:

“La Germania non dovrà mai riunificarsi”.

La storia, del quale era cultore, gli sta dando ragione.

 

 

 

 

 

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