La fiction di Gomorra: dalla denuncia dello strapotere della Camorra a ‘catechismo’ della violenza
Editoriale

La fiction di Gomorra: dalla denuncia dello strapotere della Camorra a ‘catechismo’ della violenza


Time Sicilia

Certe narrazioni, a volte, possono sortire effetti deleteri. La nuova Commissione bicamerale d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, partendo dal buon lavoro svolto nella passata legislatura, dovrà andare in profondità e tracciare la strada per strappare centinaia di giovani e bambini ad un futuro che pare già segnato 

di Aldo Penna

Nella ponderosa relazione antimafia che ha posto il sigillo alla conclusione della passata legislatura si incontrano, in diversi passaggi, il nodo giovani e mafia, anche rispetto al come la cultura mafiosa transiti da una generazione all’altra assicurando nuove leve al crimine.

Mafia, Camorra e ‘Ndrine perpetuano i loro modelli e si assicurano le nuove reclute in quella sorta di università del crimine costituite dalle strade violente di molte periferie urbane e di quella narrazione costituita, da un lato, dal successo in prestigio e denaro di molti capi criminali, dall’altro lato, dall’invasione dei cosiddetti ultracorpi narranti veicolati dalle innumerevoli fiction violente che occupano gli schermi italiani da diversi anni: vere epopee del crimine che diffondono, anziché contrastarli, modelli distorti e pericolosi.

Questi cattivi maestri, diffusi e a buon mercato, stanno intossicando migliaia di giovani: in questo contesto Gomorra, per citare il caso più famoso, tradisce lo spirito del libro che denunciava lo strapotere dei clan camorristici e diventa catechismo della violenza – spiace dirlo – garantita e avallata dal suo stesso autore.

“C’è una nuova generazione – si legge nella relazione finale della Commissione Antimafia – che se è possibile riesce a essere ancora più spietata dei propri padri, aiutata da contesti mediatici e virtuali a reificare le persone e a rendere spettacolari azioni mostruose”.

La relazione riporta alcuni episodi molto sintomatici: dalle cosiddette “paranze dei bambini” ai fenomeni di violenza singola o associata, minorile o degli adulti, sotto forma di gang estemporanee o di clan affiliati e strutturati, che comunque sembrano non arrestarsi.

Gli arresti, i processi e le condanne sembrano dare un respiro per alcuni mesi, ma è semplicemente il tempo necessario alla ‘formazione’ delle nuove matricole della scena criminale.

Sembra quasi che la decapitazione dei vertici dei clan di Camorra ad opera di magistratura e forze dell’ordine fungano da volano per queste nuove generazioni, sempre più giovani, che colgono in questa sequenza l’opportunità di una rapida ‘carriera’ sospinta da una dimestichezza e una ferocia nell’uso della violenza che agli osservatori più attenti appare incontrollabile: si pensi alla pratica delle ‘stese’, le terrificanti sparatorie all’impazzata ad opera dei camorristi per soggiogare col terrore interi rioni, o alle violenze di branco contro donne o addirittura bambine.

La Commissione ha posto l’attenzione sulla vicenda della tredicenne di Melito Porto Salvo, violentata per tre anni da un gruppo di giovani tra cui spicca il figlio del boss della cosca Iamonte.

La prossima Commissione bicamerale d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle organizzazioni criminali, di cui attendiamo la legge di costituzione, partendo dal buon lavoro svolto nella passata legislatura, dovrà certamente andare in profondità e tracciare la strada per strappare centinaia di giovani e bambini ad un futuro che pare già segnato, intervenendo, con un progetto capillare ed interministeriale (Interni, Istruzione, Sviluppo Economico) soprattutto in quelle periferie che continuano ad essere incubatrici di criminosità e di malessere sociale ed economico.

Foto tratta da optimaitalia.com

25 giugno 2018

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