La Germania si prende gli aeroporti della Grecia. Ora toccherà alla Sicilia?
Editoriale

La Germania si prende gli aeroporti della Grecia. Ora toccherà alla Sicilia?


Giulio Ambrosetti

L’interrogativo è tutt’altro che campato in aria. Già alla fine degli anni ’80 del secolo passato i tedeschi hanno ‘opzionato’ i giacimenti di potassici di Enna, Caltanissetta e Agrigento che – misteriosamente – fino ad oggi non sono stati sfruttati (a parte Pasquasia, chiusa qualche anno prima di Tangentopoli). Con gli aeroporti della Grecia, acquisiti con il più classico dei ‘piatti di lenticche’, i tedeschi guadagneranno una barca di soldi, trasformando i greci in ‘sudditi’. Ora potrebbe toccare all’Italia. A cominciare, appunto, dalla Sicilia dove sono già in corso ‘operazioni’ austro-tedesche…

Se qualcuno aveva ancora dubbi sulla gestione ‘banditesca’ e truffaldina dell’Unione Europea, il blitz con il quale la Germania si è impossessata, per 40 anni, di 14 aeroporti della Grecia dovrebbe avere chiarito definitivamente le idee anche ai più incalliti europeisti. Quello che sta succedendo è di una semplicità sconvolgente. L’Unione Europea ha preso al cappio la Grecia lucrando sul debito della stessa Grecia e sulla differenza dei tassi di interesse (come potete approfondire qui). Costretta a indebitarsi, la Grecia, ormai, per pagare gli interessi sui prestiti ha cominciato a vendere ‘pezzi’ del proprio Paese. Con molta probabilità, ora toccherà all’Italia e, in particolare alla Sicilia.

Grazie alle scelte adottate dal Governo Renzi – e grazie all’ascarismo del Governo regionale siciliana a trazione PD (ovvero o stesso partito di Renzi), la Sicilia si trova, oggi, in una condizione drammatica: Regione siciliana al default non dichiarato ma in atto, Comuni senza soldi, Province senza soldi, una sanità pubblica allo sbando, la disoccupazione alle stelle, mentre più della metà delle categorie sociali che dipendono dalla spesa pubblica sono retribuite a singhiozzo.

I dati economici della Sicilia dopo la ‘cura’ Renzi-Crocetta-PD sono impietosi, come ha scritto il candidato alla presidenza della Regione siciliana, Franco Busalacchi:

“Tra il 2007 e il 2016 la nostra Isola ha perso il 13% del PIL. Il valore della produzione industriale è crollato del 54%. L’agricoltura ha perso oltre il 15% della produzione. L’attività edilizia segna una flessione del 43%. Pure il commercio è andato giù, con una perdita del 7%”. (qui potete leggere il suo intervento per esteso).

La Sicilia ormai è fragilissima. Pronta per essere ulteriormente ‘colonizzata’ dai tedeschi. Che, come detto all’inizio, non hanno perso tempo a impossessarsi degli aeroporti greci.

Questa mossa, attenzione, non è stata portata a termine da un gruppo privato tedesco, ma dal Governo della stessa Germania. Il gruppo Fraport, infatti, non è una società interamente privata, se è vero che la maggioranz (il 51 per cento) fa capo al Land dell’Assia e alla città di Francoforte. In pratica, come ha scritto Il Fatto quotidiano, è come se la Regione Lombardia e il Comune di Milano avessero acquistato gli aeroporti di una capitale europea!

Quanto è costata l’operazione ai tedeschi? E cosa ci guadagneranno i greci? Alla fine, la Fraport ha versato un miliardo e 234 milioni di euro, più una quota di 23 milioni di euro che erogherà ogni anno Atene. In pratica, per 40 anni i tedeschi gestiranno gli aeroporti della Grecia, mentre lo stato greco incasserà meno di un terzo dei guadagni, ma senza avere alcun ruolo nella gestione.

Per la cronaca, la Grecia, per pagare i ‘debiti’ deve ancora vendere circa 50 miliardi di propri beni. Non è difficile capire chi li acquisterà. Di fatto, con l’Unione Europea dell’Euro, i greci sono diventati i ‘camerieri’ dei tedeschi in casa loro. E Tsipras, l’uomo che voleva “un’altra Europa?”.

Tace. Lo hanno messo lì per tacere e acconsentire. Un esponente del sempre più ridicolo ‘Socialismo europeo’ messo a capo di un Paese – in questo caso la Grecia – per consentire ai tedeschi di prendersi, pezzo dopo pezzo, la Grecia. Per chi non l’avesse ancora capito, a questo serve oggi il PSE: un partito-scendiletto al servizio dei tedeschi.

Hitler, negli anni ’30 del secolo passato, perseguiva, alla fine, con le armi gli stessi obiettivi della Germania di oggi.

Oggi, invece, la Germania utilizza la ‘presunta’ Unione Europea e una moneta unica gestita in modo criminale. E’ cambiato l’ordine degli addendo, ma il prodotto è immutato. 

Tutti siamo d’accordo sull’Europa dei popoli: ma questa non è l’Europa dei popoli sognata dal socialisti e dai liberali europei degli anni ’50 e ’60 del secolo passato. L’Europa ‘unita’ di oggi è un ‘lager’ gestito da banchieri e finanziari dove alcuni Paesi (Germania e Paesi del Nord Europa) stanno massacrando alcuni Paesi del Sud Europa (Grecia e Italia).

Attenzione: non siamo solo noi a preoccuparci di questo: anche un grande scienziato tedesco –  Matthias Rath – ha messo in guardia i suoi concittadini dai pericoli di una Germania tutta proiettata sugli interessi meramente economici, come potete leggere e approfondire qui di seguito:

L’Europa dell’Euro è un progetto criminale: le parole del grande scienziato tedesco, Matthias Rath (video)

Per certi versi – torniamo a ribadirlo –  quello che sta succedendo oggi è molto simile a quanto succedeva negli anni ’30 del secolo passato, quando la Germania si preparava alla guerra. Anche allora, come oggi, in tanti sottovalutavano il pericolo. Tutti sappiamo come andò a finire. Insomma, per dirla in breve: l’operazione aeroporti è solo un primo passo della Germania odierna: di passi ne arriveranno altri…

Da cosa lo deduciamo? Per esempio, dalle grandi manovra sulla Banca Centrale Europea (BCE). Leggiamo, a tal proposito, sul sito Un’Europa diversa:

“Un’Europa definitivamente ‘berlinizzata’ e un’Italia kaputt: quello che avremo dal novembre del 2019, se la Merkel riuscirà a portare Jens Weidmann, suo ex consigliere e oggi numero uno della Bundesbank, sulla poltrona di Draghi 8Mario Draghi, attuale numero uno della BCE ndr). Finora la presidenza della BCE non è mai andata a un tedesco, proprio per evitare che il Paese economicamente e politicamente più forte avesse in mano anche la leva della Banca Centrale. Una regola non scritta, che però è diventata obsoleta nel nuovo ordine europeo, dove chi comanda non intende più nascondersi. Così a Berlino hanno rotto gli indugi”.

“La nomina di Weidmann – prosegue l’articolo – è un pezzo essenziale del mosaico e le probabilità che vada in porto sono alte. Olanda, Francia e Italia hanno già avuto un uomo ai vertici BCE e dunque sono fuori gioco; la Spagna a questo giro pare accontentarsi della vicepresidenza e i Paesi del Nord Europa fanno blocco con la Germania. Per l’Italia è iniziato così il conto alla rovescia. I messaggi che Weidmann ha inviato in questi anni non lasciano illusioni. Ha detto che le aspettative sul risanamento dei nostri conti pubblici dopo l’entrata nell’euro sono ‘andate deluse’. Che abbiamo violato il patto di stabilità più volte. In aperta polemica con Draghi ha sostenuto che il quantitative easing è stato un trucco per aiutare Roma”.

“Nel 2011 la Merkel – leggiamo sempre su Un’Europa diversa – forzò la mano per imporlo alla guida della Bundesbank per garantirsi il controllo della Banca Centrale. Il settimanale Der Spiegel lo dipinse come «un leale, efficiente e silenzioso servitore della cancelliera». Anche da banchiere, ha riservato la sua rigidità in esclusiva all’Italia e a pochi altri Paesi. Molto più accomodante nei confronti delle banche tedesche. L’Italia, debole e indebitata, non avrà la forza di opporsi. Ci dovremo rassegnare ad un’altra ondata di sacrifici con l’inizio della prossima legislatura. Un dubbio a questo punto: è casuale il fatto che stiamo per adottare la stessa legge elettorale di Berlino? O è un modo per attenuare le differenze e consentire una colonizzazione più immediata?”.

A chi toccherà dopo la Grecia? Con molta probabilità all’Italia e, in particolare, come già accennato, alla Sicilia. E’ noto che Renzi è legato a doppio filo alla Germania della signora Merkel. E da lì che arrivano gli ‘input’.

E’ per questo che Renzi ha massacrato le finanze regionali? La domanda è legittima. Chi ha un po’ di memoria sa che la Germania, subito dopo la caduta del Muro, lanciò una sorta di ‘Opa’ sulla Sicilia. In quel periodo, stranamente, le miniere di sali potassici della nostra Isola vennero chiuse. Un grande regalo alla Germania, che in questo settore è uno dei leader mondiali.

Qualche anno dopo Tangentopoli – periodo oscuro del nostro Paese con, ancora, l’ombra della Germania dietro – distrusse l’IRI e ridimensionò l’ENI, che in quel momento erano – come ricorda l’economista Nino Galloni – le partecipazioni statali più potenti e più organizzate d’Europa.

In quegli anni la Germania imponeva, attraverso un gruppo austriaco, il sostanziale blocco delle miniere di sali potassici della Sicilia, a cominciare dalla miniera di Pasquasia, in provincia di Enna, e dei giacimenti di sali di potassio – ancora oggi intatti – custoditi nelle ‘viscere’ dei territori della provincia di Agrigento.

Anche in questo caso, questa non è farina del nostro sacco: il ruolo di un noto gruppo tedesco in Sicilia venne denunciato da un vibrante discorso tenuto a Palazzo Reale – sede del Parlamento siciliano – dall’onorevole Guido Virzì, in quegli anni esponente di spicco di Alleanza nazionale.

Oggi gli austriaci ritornano in Sicilia: e ritornano, guarda che caso, in provincia di Agrigento con una speculazione targata ADLER a Torre Salsa, in un splendido tratto di costa che fa capo al Comune di Siculiana, con la ‘benedizione’ della sinistra siciliana e degli ambientalisti a ‘corrente alternata’.

Tutto si tiene, nella Sicilia governata dagli ascari…

 

2 giugno 2017

Autore

GiulioAmbrosetti


Rispondi

Seguici su Twitter
Chi Siamo

Giornale online diretto
da Giulio Ambrosetti

vice direttore
Antonella Sferrazza

timesicilia@gmail.com

Powered by GianBo