La gestione dei rifiuti in Sicilia e il programma di Nello Musumeci: che non siano solo parole
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La gestione dei rifiuti in Sicilia e il programma di Nello Musumeci: che non siano solo parole


Time Sicilia

Il pessimismo è d’obbligo, perché in questi anni, in Sicilia, abbiamo assistito a tante promesse poi regolarmente non mantenute. Musumeci dice che il sistema di gestione dei rifiuti, nella nostra Isola, fino ad oggi non ha funzionato. Bene. Attendiamo da lui risposte concrete. Per ora notiamo che, nel suo programma, mancano le spiegazioni sul come il suo Governo intenda raggiungere obiettivi importanti

di Aldo Penna

Uno dei pochi punti apprezzabili del programma del nuovo Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, afferma:

“Sino ad oggi, piuttosto che valorizzare il rifiuto, trasformandolo in risorsa, si è preferito alimentare il sistema delle discariche; un sistema clientelare, oligarchico, talvolta contiguo a associazioni criminali, che ha solo prodotto un aumento indiscriminato dei costi di smaltimento, a vantaggio di pochi ed a discapito dei più. Le scelte operate sino ad oggi nella Regione siciliana hanno dimostrato di essere portatrici solamente di problemi sulla salute pubblica, oltre che sull’ambiente e sull’economia, pubblica e privata”.

Il presidente della Regione uscente, Rosario Crocetta, sulle discariche aveva cincischiato solo buone intenzioni e cattive pratiche. La contiguità con alcuni gestori delle megadiscariche ha fatto il resto e, dopo cinque anni, la Sicilia ha visto il gap con le altre regioni aumentare invece di diminuire.

Nelle grandi città siciliane, complice un lassismo amministrativo amorale e la preoccupazione di non disturbare i cospicui serbatoi di consenso che le pseudo aziende preposte custodiscono, si è rimasti fermi al palo e in diversi casi arretrando nelle già fallimentari quote di raccolta differenziata dei rifiuti. Adesso il nuovo governatore dell’Isola prevede l’ennesimo buon proposito attraverso, pensate un po’, “la riforma del settore dei rifiuti” che si sostanzierà “attraverso l’adozione di un Piano rifiuti”.

Naturalmente l’elenco è dettagliato. Peccato che sia solo fuffa programmatica, il solito elenco da propinare ai pochissimi che leggono i programmi e poi scrivere il vero programma di governo attraverso l’agire quotidiano. Leggiamo e commentiamo i punti del programma.

1. LA MODIFICA DEL SISTEMA DI RACCOLTA DIFFERENZIATA.

Ma non dice come. I protagonisti saranno i Comuni? Si prevede che le amministrazioni inadempienti siano sciolte? Si procederà a una differenziazione a valle o a monte del sistema di raccolta?

2. LA RIDUZIONE DEL CONFERIMENTO IN DISCARICA DEI RIFIUTI.

Ma non precisano i tempi. La media dell’Italia del Nord è oramai vicina agli standard europei mentre la Sicilia è ferma a percentuali criminali.

3. L’AUMENTO DELLA PERCENTUALE DI RACCOLTA DIFFERENZIATA.

Ma non si indica la progressione delle percentuali da raggiungere, tempi, modalità, incentivi, sanzioni.

4. L’INCREMENTO DEGLI IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO.

Senza indicare quanti ne necessitano e i tempi certi per aumentarli. In Sicilia vi sono almeno 6 impianti pronti a funzionare che non hanno ricevuto le necessarie autorizzazioni nonostante le assicurazioni prima, e le comiche denunce poi, dello stesso Governo regionale.

5. LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI.

Per ridurre la quantità dei rifiuti occorre una rivoluzionaria politica di regolamentazione degli imballaggi, ma nessuno precisa come potrebbe avvenire.

6. LA MASSIMIZZAZIONE DELLA FILIERA DEL RICICLO DEGLI SCARTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA.

Anche in questo caso solo affermazioni vaghe.

Sui rifiuti la Sicilia si gioca una parte importante del proprio futuro, perché dall’efficienza di questo segmento ne trarrebbe vantaggio l’occupazione diretta con riferimento al riciclo e quella indotta, prodotta da un aumento della fascinazione del territorio siciliano.

Il presidente della Regione eletto rischia la fine del suo predecessore a suo tempo autonominatosi sindaco dei siciliani e ridottosi a distributore compulsivo di cariche.

Crocetta afferma di essere uscito dal ‘Palazzo’ nudo così come vi era entrato. In realtà, qualcosa lo ha sottratto, non lo porta addosso ma i siciliani si guardano attorno e non la trovano più: un altro cospicuo pezzo di fiducia nelle istituzioni.

L’attuale presidente afferma di non avere padroni o padrini proprio come il suo predecessore. La condanna che sembra aleggiare sulla Sicilia, oramai da decenni, sta nell’eleggere figure che dovrebbero o potrebbero cambiare che poi vogliono solo durare.

Prepariamoci dunque all’ennesima rappresentazioni di buone intenzioni e pochi fatti. Venti parlamentari determinati possono costringere il nuovo presidente a onorare le sue stesse intenzioni, evitando che svaniscano come fumi ingannevoli che mascherano la solita trita routine fatta di niente.

8 novembre 2017

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TimeSicilia


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