La legge sul ‘Testamento biologico’ è come le leggi su divorzio e aborto

Immaginare che la legge sul testamento biologico sia stata voluta dall’Europa per risparmiare sulle pensioni “facilitando” la fuoriuscita dalla vita è costruzione fantasiosa

Immaginare che la legge sul testamento biologico sia stata voluta dall’Europa per risparmiare sulle pensioni “facilitando” la fuoriuscita dalla vita è costruzione fantasiosa

di Aldo Penna

Se di ogni italica o siciliana disgrazia è responsabile l’Europa più che additare una responsabilità si costruisce un pregiudizio o meglio un alibi.
Quando le classi dirigenti siciliane, rapaci oltre misura, non riescono a cambiare nessuno dei parametri che condannano una terra all’arretratezza è facile sostenere che l’Europa ci vuole male, ma di fatto queste visioni creano alibi a una classe passata indenne attraverso gli anni crescendo nei privilegi e non pagando mai per le sue gravi responsabilità.

Lo stesso vale per la crisi che da oltre un decennio, ma potremmo dire oramai quasi un ventennio, investe l’Italia che nel frattempo arretra sul fronte dello sviluppo scivolando da quinta a settima potenza industriale.

La povertà italiana continua a crescere e nessun governo degli ultimi trenta anni ha mai attuato una strategia di contenimento di questo male sociale. Mentre i paesi più avveduti hanno creato il reddito di cittadinanza non lasciando che i propri cittadini scivolino nella disperazione del “nessun reddito”, in Italia sono cresciuti a dismisura precari pubblici (soprattutto a Sud) e cassa integrazione a vita (soprattutto a Nord) drenando miliardi alle pubbliche casse e fornendo un’assistenza limitata e parassitaria senza attivare il circuito virtuoso che il reddito di cittadinanza innesca, come fattore macroeconomico, nella vita sociale di un Paese.

Guarda caso il Paese che si occupa meno dei suoi poveri si preoccupa moltissimo dei suoi ricchi.

Ecco i governi che non sanzionano l’esplodere l’euribor (il tasso con cui le banche quotano i mutui) e costringono molti risparmiatori a svendere o vedersi requisire le case dal circuito bancario.

Ecco lo stesso paese con un costo delle sue istituzioni parlamentari doppie e anche triple rispetto ai maggiori paesi europei che non assicura neanche gli assegni familiari ai suoi disoccupati.

Ecco il Paese, e la regione (Sicilia nel nostro caso), che paga i suoi rappresentanti con gli stipendi più alti al mondo, che assicura come nelle antiche aristocrazie privilegi ereditari mentre i poveri sono lasciati soli ad affrontare i loro demoni.

Ecco un Paese che non investe nell’istruzione e paga male i suoi insegnanti anche perché nel passato ha gonfiato gli organici oltre ogni ragionevolezza.

Ecco un Paese dove le opere pubbliche hanno come compagna di vita (e corruzione) la perizia di variante, la magica parola che Ali Babà sentiva pronunciare ai 40 ladroni che fa schizzare in alto, nei tempi e nei costi, qualunque opera finanziata dai pubblici poteri.

Ecco le forniture degli ospedali, delle pubbliche amministrazioni, pagate di più e con qualità minori.

Ecco i servizi erogati dalle aziende pubbliche o dalle false società private a capitale interamente pubblico che (soprattutto al sud e in particolare in Sicilia) costano un occhio della testa e rendono niente come qualità dei servizi.

Ecco le avvocature delle pubbliche amministrazioni che perdono quasi tutti i processi, o gli amministratori dei beni confiscati che operano nel proprio interesse.

Tutti atti e comportamenti dove l’Europa nulla c’entra ma dove invece il difetto di una pubblica etica della responsabilità e l’assenza di controlli ha edificato cittadelle dei privilegi, indifferenti al colore di ogni governo perché padroni di ogni governo.

Se poi si vuole vedere la trama e il complotto dove davvero non c’è, il concetto può essere esteso e utilizzato per ogni fallimento individuale, aziendale o istituzionale che spesso affonda le radici soltanto in cause strettamente endogene.

Immaginare, come l’editoriale di Time Sicilia, che la legge sul testamento biologico sia stata voluta dall’Europa per risparmiare sulle pensioni “facilitando” la fuoriuscita dalla vita è costruzione fantasiosa.

Primo, questa legge, come già l’aborto o il divorzio o la legge sulle unioni civili, non è una legge coercitiva, non stabilisce obblighi per tutti, ma solo facoltà esercitabili da chiunque non abbia credi religiosi o filosofici o convinzioni che impediscano di utilizzare questa possibilità.

Le coppie non si dissolvono per il divorzio, ma soltanto perché svanisce l’amore e il rispetto, consentendo a chi vuole di poter ricostruire la propria vita affettiva diversamente.

L’aborto non blocca le nascite, ma consente una maternità consapevole. La legge sulle coppie di fatto non proibisce di sposarsi regolarmente ma permette ai chi non lo fa di regolare i diritti patrimoniali e l’assistenza senza la paura che un ex coniuge o un parente lontano arrivi e cancelli decine di anni di vita vissuta insieme.

La legge sul fine vita si muove sullo stesso solco. Se si preferisce infliggersi il dolore di cure senza speranza, nessuno lo proibisce. Ma se in stato di coscienza dispongo, per quando e se non sarò in grado di intendere, le mie volontà evitando sofferenze suppletive e senza scopo, questo deve essermi consentito senza il sotterfugio di un medico compiacente.

La metà dei Paesi europei non si è dotata di nessuna legge in questa materia ma la quasi totalità ha il reddito di cittadinanza, tranne Grecia e Italia, paesi simili per debito pubblico altissimo e classi dirigenti corrotte.

La civiltà di un paese si misura dal grado di benessere materiale e dalla possibilità di esercitare i propri diritti di libertà. L’Italia è esattamente spaccata in due con redditi europei per il Centro Nord e di pura sussistenza per il Sud e le isole e non certo per colpa dell’Europa.

I diritti di libertà non distribuiscono benessere materiale ma consentono di diminuire la sofferenza per un figlio che non si è pronti ad avere, un rapporto deteriorato, una vita giunta alla fine e che non si vuole prolungare aggiungendo dolore ad altro dolore.

Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Su le mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome
Su l’assenza che non chiede
Su la nuda solitudine
Su i gradini della morte
Scrivo il tuo nome
Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Su l’immemore speranza
Scrivo il tuo nome
E in virtù d’una Parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti
Libertà.

Paul Eluard

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