La legge sul ‘testamento biologico’: non è che ce l’ha chiesto l’Europa (dell’euro) per risparmiare?
Editoriale, Primo Piano

La legge sul ‘testamento biologico’: non è che ce l’ha chiesto l’Europa (dell’euro) per risparmiare?


Time Sicilia

Per approvare una legge su come somministrare la morte – perché di questo, alla fine, si tratta – non è ammissibile il dubbio. Perché il dubbio, automaticamente, bloccherebbe le olimpiche certezze dei parlamentari che hanno approvato questo provvedimento. Che, alla fine, farà risparmiare un bel po’ di denari, sotto il segno del ‘rigore’ economico che piace tanto ai massoni dell’Europa dell’euro 

“La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”, ci ricorda Jorge Louis Borges. Chi e che cosa sta rispettando l’Italia con la legge sul ‘testamento biologico’?

Le implicazioni di questa legge sono tante. Anche se agli osservatori attenti non sfugge il solito elemento conduttore al quale il renzismo ci ha ormai abituati: a fronte di una politica che taglia diritti sociali, la stessa politica dirotta l’attenzione generale sui diritti civili, o presunti tali.

E’ successo lo scorso anno con le coppie di fatto e con il tentativo di introdurre, in una legge dello Stato, il cosiddetto “utero in affitto”.

Quest’ultimo punto non è passato. Ma al bisogno c’è sempre la Giurisprudenza.

Di fatto, invece di parlare di un’Italia che ormai conta 13 milioni di poveri – di cui 5 milioni in povertà integrale – il PD di Renzi ha dirottato l’attenzione sui diritti delle coppie di fatto e unioni civili.

Lo scenario si è ripetuto in questi giorni. L’Italia è alla deriva, non c’è alcuna ripresa economica, anzi c’è l’Europa dell’euro che chiede che l’Italia riduca il debito (un debito pubblico truffaldino, pari a 2 mila e 300 miliardi di euro, frutto, per oltre il 90 per cento, di interessi da strozzinaggio).

E cosa fanno il PD e il Parlamento di ‘nominati’? Buttano nell’agone politico la legge sul fine vita. Che, guarda caso, ha mediaticamente coperto il Decreto fiscale e, soprattutto, la legge di Stabilità 2018 che è stata scritta dall’Unione Europea dell’euro: legge che il Parlamento nazionale – ad eccezione di qualche ritocco – si sta limitando ad approvare.

L’Italia, di fatto, non ha più sovranità politica. E ha perso da un pezzo la sovranità monetaria. “Siamo in altre mani, liberati dalla libertà”, scriveva Saul Bellow ne L’uomo in bilico.

Certe cose, a scriverle, viene un po’ duro. Ma dobbiamo ammettere che l’unica libertà che l’Unione Europea sta ‘concedendo’ all’Italia è quella di risparmiare. A tutti i costi…

Sì, risparmiare: risparmiare per pagare il debito pubblico. Per consentire ad altri Paesi della ‘Grande Unione Europea’ di mantenere un tenore di vita elevato, sfruttando alcuni Paesi che sono caduti nella ‘trappola’ dell’euro.

Mentre si discetta di coppie di fatto e di fine vita – e questo è solo un esempio – nessuno dice che un professore di Liceo, in Germania, ad inizio carriera, guadagna da 2 mila e 200 a 2 mila e 400 euro. E che a fine carriera si porta a casa oltre 4 mila euro al mese.

In Italia, invece, i professori di Liceo e, in generale, delle scuole superiori non solo hanno stipendi bassi, ma in molti casi, se vogliono mantenere il posto di lavoro – vedi legge sulla ‘Buona scuola’ – debbono trasferirsi con la famiglia a mille chilometri di distanza. O abbandonare la famiglia.

Bella quest’Unione Europea che la ‘Grande informazione’ non ci racconta, vero? Qualche parola è stata detta solo quando l’Olanda ha ‘rubato’ a Milano la gestione dell’Agenzia del farmaco. Ma la protesta è durata un giorno. Poi, il silenzio.

Ma il tema, oggi, è il fine vita, il ‘testamento biologico’, salutato come una grande conquista sociale.

La grande conquista sociale, però, sta facendo passare in secondo piano le nuove penalizzazioni previste dalla legge di Stabilità 2018 (leggere Bilancio e Finanziaria 2018) di cui nessuno parla.

In Italia sta succedendo una cosa stranissima che, spiace dirlo, ha un legame – economico – con la legge sul testamento biologico.

Succede, in Italia, che mentre le piccole e medie imprese hanno ricominciato ad esportare, l’economia italiana non cresce.

In genere, quando cresce l’export, cresce anche l’economia del Paese che esporta. In Italia cresce l’export, ma l’economia langue. Mentre, come già accennato, aumentano i poveri trascinando verso il basso il ceto medio.

Non è una stranezza: è già stato provato che, a una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL), non è detto che corrisponda una crescita dell’occupazione.

In Italia il Governo e le varie ‘Agenzie Stefani’ del centrosinistra cercano di farci credere che sono aumentati i posti di lavoro. In effetti, numericamente sono aumentati.

Quello che non dicono è che, nel calcolo di questi nuovi ‘posti di lavoro’, vengono considerati anche i soggetti che hanno lavorato solo un paio di ore in un mese!

Per non parlare del fatto che quasi tutti i ‘nuovi’ posti di lavoro sono in massima parte precari e quasi tutti nel Centro Nord Italia.

Stiamo arrivando al punto centrale del problema. In Italia ci sono tanti poveri. L’abbiamo accennato: circa 13 milioni.

Non solo. La popolazione italiana – italiana – invecchia e, in parte, non ha i soldi per curarsi.

Quando non ci si cura si finisce al Pronto Soccorso e poi, se si trovano i posti letto, negli ospedali pubblici.

Chi segue i fatti di cronaca sa che i Pronto Soccorso e gli ospedali pubblici sono intasati, anche perché, per pagare, ogni anno, oltre 90 miliardi di euro di soli interessi sul debito pubblico alla ‘Grande Europa dell’euro’, l’Italia, già da qualche anno, non sapendo più che IMU inventare e dove tagliare, ha iniziato, pesantemente, a smantellare gli ospedali pubblici.

I tagli – e il caos – negli ospedali pubblici italiani, attenzione, non riguarda più gli ospedali del Sud, ma anche alcuni ospedali del Centro Nord Italia.

Certo, fino ad ora, nel Centro Nord Italia, i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) vengono assicurati.

Ma, in prospettiva, cominciano a profilarsi i problemi anche per gli ospedali pubblici del Centro Nord Italia, area del Paese che – ricordiamolo – è il Sud della Mitteleuropa (“Si è sempre meridionali di qualcuno”, profetizzava, negli anni ’70 del secolo passato il filosofo napoletano di Così parlò Bellavista).

Diciamocelo pure: a parte i malati gravi ci sono anche tanti anziani. Gli uni e gli altri – piaccia o no – sono un costo non indifferente.

Il tema che riguarda i malati che decidono il proprio fine vita è delicatissimo. E su questo non vogliamo entrare.

Ma accanto a questo tema ci sono tanti anziani.

Tutti i malati hanno un costo. La nutrizione e l’idratazione hanno un costo.

Nella legge approvata, articolo 1, comma 5, si riconosce la possibilità di interrompere trattamenti sanitari essenziali come “la nutrizione e l’idratazione”. Certo, con il consenso degli stessi malati.

E’ giusto? E’ sbagliato? Noi ci riserviamo il dubbio e lasciamo ai fautori di questa legge le certezze.

I parlamentari che hanno approvato questa legge non ci possono certo venire a dire che l’hanno votata tra i dubbi: perché nel dubbio non si approva una legge del genere: ci vuole la forza della certezza di stare facendo una cosa giusta.

Quello che noi notiamo – che non possiamo non notare – è che questa legge farà risparmiare. Perché le cure costano, mentre…

 

 

16 dicembre 2017

Autore

TimeSicilia


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