La nuova rete ospedaliera dell’assessore Gucciardi: ancora tagli di posti letto e di posti di lavoro

La nuova rete ospedaliere della Sicilia sembra sia stata dettata da Roma. Scompariranno ben 150 reparti. Con un’ulteriore riduzione di posti letto e Pronto Soccorso. E il declassamento dell’ospedale di Cefalù. Per i Siciliani è un colpo durissimo. L’ennesima penalizzazione imposta dal Governo Renzi. Ci saranno quattro bacini e 15 Ospedali di secondo livello, i cosiddetti spoke

La nuova rete ospedaliere della Sicilia sembra sia stata dettata da Roma. Scompariranno ben 150 reparti. Con un’ulteriore riduzione di posti letto e Pronto Soccorso. E il declassamento dell’ospedale di Cefalù. Per i Siciliani è un colpo durissimo. L’ennesima penalizzazione imposta dal Governo Renzi. Ci saranno quattro bacini e 15 Ospedali di secondo livello, i cosiddetti spoke

di Armando Melodia

Altro che 5.000 assunzioni in sanità siciliana! Il piano di rete ospedaliera illustrato ieri dall’assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi, si traduce in una ulteriore riduzione dei posti letto e dei Pronto Soccorso e, paradossalmente, determinerà il licenziamento di 150 operatori.

La riorganizzazione si basa sulle prescrizioni del ministero della Salute che aveva ‘bocciato’ il precedente piano, formulato dall’allora assessore Lucia Borsellino, dando precise indicazioni su tagli e accorpamenti da mettere in pratica in Sicilia per rimettere in sesto i conti di una sanità sprecona.

Ed ecco quindi la scomparsa di ben 150 reparti, il declassamento dell’ospedale Giglio di Cefalù (che potete approfondire qui), che perde la neurologia, l’urologia, l’oncologia e l’emodinamica con l’UTIC (Unità di Terapia Intensiva cardiologica), la riclassificazione degli ospedali di base che avranno solo quattro reparti: medicina, chirurgia, ortopedia e cardiologia.

La distribuzione territoriale è basata sull’individuazione di quattro bacini: Palermo-Trapani, Caltanissetta-Enna-Agrigento, Catania-Ragusa-Siracusa, Messina, e di tre poli ospedalieri di primo livello detti anche HUB ovvero l’Arnas Civico a Palermo, il Cannizzaro a Catania e il Policlinico di Messina.

Ci saranno poi 15 ospedali di secondo livello, i cosiddetti spoke, tra cui a Palermo il Policlinico, Villa Sofia-Cervello e il Buccheri La Ferla; a Catania l’Arnas, il Policlinico e Gravina-Caltagirone; a Ragusa l’Arezzo; a Siracusa l’Umberto I; a Trapani il Sant’Antonio Abbate, che forma insieme all’ospedale di Salemi i nuovi ospedali riuniti; ad Agrigento lo spoke sarà il San Giovanni di Dio; a Caltanissetta gli ospedali riuniti di Caltanissetta e San Cataldo e quelli riuniti di Gela, Mazzarino e Niscemi; ad Enna si riuniranno l’Umberto I di Enna, il Chiello di Piazza Armerina e il Ferro Capra Branciforte di Leonforte.

Vengono previsti 23 ospedali di base. Rimangono per fortuna alcuni ospedali di zone disagiate come Lipari, Bronte, Corleone, Petralia e altri tre presidi periferici tra cui Pantelleria ed infine gli ospedali di comunità a Scicli, Noto e Militello Val di Catania, dedicato solo a malati cronici.

I Direttori Generali delle aziende ospedaliere e delle ASP hanno già ricevuto le disposizioni sui reparti da chiudere e quelli da accorpare e non potranno fare altro che applicarle, alla faccia dell’autonomia gestionale che la legge in teoria riserva a loro.

Forse è per addolcire loro la pillola che l’assessore Gucciardi ha partecipato alla cena organizzata, senza badare a spese, dal direttore sanitario degli ospedali Villa Sofia-Cervello, Giovanni Bavetta, nella sua villa. O forse la cena è servita a parlare di poltrone, anziché di posti letto, e a dare il via alla campagna elettorale per le prossime elezioni regionali. Fatto sta che, mentre i cittadini siciliani subiscono tagli di posti letto, di pronto soccorso, di servizi e di tanto altro, c’è chi i tagli li fa per spartirsi la torta e non solo a cena.

Foto tratla da lasicilia.it

 

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