La Regione taglia soldi a Comuni, ex Province e sanità e poi sponsorizza una kermesse sull’acqua di Israele contro i palestinesi

La Regione siciliana non finisce mai di stupire. Mentre in queste ore crescono le proteste dei cittadini per gli incredibili tagli alla sanità, mentre i Comuni della nostra isola continuano a fallire, mentre le ex Province non hanno i soldi per pagare gli stipendi (gli stipendi!) ai propri dipendenti, il presidente Crocetta e l’assessore Vania Contraffatto non hanno trovato di meglio che andare a patrocinare una manifestazione sull’acqua, a Venezia (viaggio e soggiorno per tutti…), organizzata da Israele: un Paese che, come denunciano alcune organizzazioni internazionali, scippa l’acqua ai palestinesi!

di Riccardo Gueci

La Regione siciliana non finisce mai di stupire. Mentre in queste ore crescono le proteste dei cittadini per gli incredibili tagli alla sanità, mentre i Comuni della nostra isola continuano a fallire, mentre le ex Province non hanno i soldi per pagare gli stipendi (gli stipendi!) ai propri dipendenti, il presidente Crocetta e l’assessore Vania Contraffatto non hanno trovato di meglio che andare a patrocinare una manifestazione sull’acqua, a Venezia (viaggio e soggiorno per tutti…), organizzata da Israele: un Paese che, come denunciano alcune organizzazioni internazionali, scippa l’acqua ai palestinesi! 

La Regione siciliana patrocina il Watec – Waste Technical Committee – la fiera-mercato israeliana dell’acqua, che avrà luogo a Venezia dal 21 al 23 Settembre corrente, e vi partecipa con ruolo rilevante, con l’assessore Vania Contraffatto, che parteciperà alla cerimonia di apertura, e con il dirigente del Dipartimento Acqua e Rifiuti, Giuseppe Taverna, in qualità di relatore. L’iniziativa apparentemente non ha trovato motivi di curiosità nemmeno nell’Assemblea regionale siciliana, tanto che neppure un’interrogazione è stata presentata dai gruppi politici. Ciò appare abbastanza strano, stante che il Watec ha già incontrato le proteste di almeno una quarantina di organizzazioni e sindacati di una dozzina di Paesi europei.

Veniamo ai fatti (che abbiamo appreso grazie a questo articolo). Siamo così venuti a conoscenza di una lettera che alcune organizzazioni hanno inviato alla Commissione Europea a ritirare alla manifestazione promossa da Israele. Si tratta di argomenti assai delicati, perché investono la condizione umana nella quale versano i palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, nonché la condizione di assoluta illegalità internazionale nella quale operano le aziende partecipanti.

Già, le aziende. Queste, infatti, sono coinvolte nell’operazione di rastrellamento delle fonti idriche palestinesi “…in violazione del diritto internazionale”. Va notato che la Commissione Europea è recidiva in queste operazioni, poiché ha già patrocinato le precedenti fiere-mercato dell’acqua tenutesi a Tel Aviv nel 2013 e nel 2015.

Quella di quest’anno a Venezia sarebbe la prima che si tiene in un Paese europeo. Le precedenti 15 edizioni hanno avuto luogo, oltre che in Israele, in Perù e in India.

La lettera è sottoscritta da numerose organizzazioni delle quali ne segnaliamo alcune tra le più rappresentative: il Forum dei movimenti per l’Acqua, l’Arci, la Fiom-Cgil, la Usb e le Ong Cospe e Un ponte per…, che da sole rappresentano oltre 2 milioni di cittadini italiani; poi la Right2water per l’Irlanda; l’Ean Securs e l’association de consumateurs d’eau de la Ville per la Francia; la De sete, l’associazione norvegese per gli studi internazionali sull’acqua; il sindacato insegnanti di Lisbona; la coalizione belga di Cncd 11 11, nonché la Rete ebrei contro l’occupazione e la Fondazione slovena Umanotera per lo sviluppo sostenibile.

Nella lettera, infine, si fa notare come il patrocinio coincida con la fase nella quale Israele sta “tagliando l’acqua alle comunità palestinesi, lasciando decine di migliaia di persone senza accesso all’acqua durante il periodo più caldo”

Ma c’è di più. Il primo Settembre scorso un gruppo di 14 organizzazioni agricole ed ambientaliste palestinesi ha inviato a Coldiretti-Veneto un lungo appello affinché riveda la sua sponsorizzazione e la sua partecipazione alla fiera dell’acqua di Venezia, perché il Watec “è il frutto di un’azione criminale israeliana perpetrata ai danni del popolo palestinese”.

Nell’appello sono indicate diffusamente i motivi che fanno ritenere cinico il comportamento israeliano nei riguardi dei palestinesi. Tra le ragioni che originano l’iniziativa delle associazioni palestinesi c’è quella che segnala la presenza al Watec della “…società Tahal Group International che costruisce impianti per il trattamento delle acque reflue per le colonie israeliane, le quali sono tutte illegali in quanto costruite nei territori palestinesi della Cisgiordania, territori occupati in violazione del diritto internazionale e sono ritenute tali dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dalla Corte internazionale di Giustizia e da tutte le istituzioni”.

L’appello prosegue denunciando che alla rassegna partecipa anche la IOSight che conta tra i suoi principali clienti la Mekorot, la compagnia statale israeliana nota per l’appropriazione delle sorse idriche palestinesi per rifornire di acqua le colonie”. E ancora: ”Dagli accordi di Oslo ad oggi l’agricoltura delle colonie israeliane è diventata uno dei principali mezzi per l’espropriazione di nuove terre in Cisgiordania”.

Questo modo arbitrario di procedere “ha consentito all’agricoltura nelle colonie di aumentare in estensione territoriale del 35 per cento, mentre quella palestinese si è ridotta di un terzo e l’acqua sottratta ai palestinesi è servita ad irrigare i campi dei coloni israeliani”.

Ma i danni della politica di rapina esercitata da Israele non si limitano a questo. Vi sono anche implicazioni conseguenti. Infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) “i livelli accettabili di consumo giornaliero di acqua sono di 100 litri a testa, di questi gli israeliani ne utilizzano la gran parte, compresi gli insediamenti coloniali, provocando la desertificazione delle aree coltivate dai palestinesi”.

I dati relativi sono reperibili in rete, forniti da organizzazioni non governative quali Amnesty International, Human Right Watch, Oxfram o da istituzioni internazionali quali l’ONU, la Banca Mondiale o l’Unione Europea.

L’appello si conclude con un richiamo alle radici socio-antropologiche dei veneti: quale popolo di “agricoltori ed allevatori potete immaginare cosa stia succedendo ai palestinesi ed alla loro economia dove l’agricoltura impiega il 12 per cento della forza lavoro. Siamo fiduciosi che, alla luce di queste informazioni, riconsidererete a vostra decisione e negherete la sponsorizzazione e la partecipazione al convegno di Venezia”.

Con la consapevolezza di quanto sta avvenendo in Europa e in Palestina a proposito del Watec di Venezia, torniamo alla Regione siciliana. Questa naviga finanziariamente in cattive acque, stenta a chiudere il bilancio annuale perché ci mancanu tri sordi pi fari na lira (traduzione: mancano sempre alcuni spiccioli per completare una lira).

Tuttavia trova come finanziare e partecipare ad una manifestazione prodotta da Israele che affama, colonizza i territori altrui e rapina i palestinesi delle loro risorse idriche.

I Comuni siciliani versano quasi tutti su l’orlo del default perché la Regione taglia loro i trasferimenti finanziari (come potete leggere qui), le ex Province non pagano gli stipendi ai circa 6 mila e 500 dipendenti (qui potete leggere quello che sta succedendo alle nove ex Province siciliane), la stessa Regione riduce le prestazioni sanitarie e taglia i posti letto negli ospedali (come potete leggere qui e come potete leggere anche qui), ma poi trova il modo di sprecare quel poco che resta nel Watec.

E’ proprio vero, il Governo regionale di Rosario Crocetta nelle sue varie versioni proposte durante il suo mandato è quanto di più disastroso la Sicilia abbia mai avuto nella sua settantennale esistenza. La speranza dei siciliani risiede nella possibilità che alle prossime elezioni per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana e per l’elezione del nuovo presidente della Regione siciliana emerga una figura nuova che consenta di mandare definitivamente a casa il disastroso Crocetta e i suoi celati danti causa.

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