La Sicilia tra le prevaricazioni romane e l’apatia dei cittadini
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La Sicilia tra le prevaricazioni romane e l’apatia dei cittadini


Time Sicilia

Dobbiamo ammetterlo: i siciliani, dopo la conquista dell’Autonomia, hanno lasciato che lo Stato continuasse a gestire gli affari dell’Isola direttamente e per mano di un Parlamento regionale controllato sempre da partiti nazionali. I disastrosi risultati, oggi, sono sotto gli occhi di tutti 

di Eugenio Preta 

In questo clima di banalizzazione dei riferimenti, una volta importanti per designare peculiarità e dignità cittadine, si sono inserite la disattenzione dello Stato centrale sempre in pena verso il Meridione, e le prevaricazioni che questo ha imposto soprattutto alla Sicilia.

Nessuno può dimenticare che, dal 1946, dopo una lotta cruenta, una vera e propria guerra di indipendenza contro lo Stato centrale, alla Sicilia veniva concesso lo Statuto di Autonomia, in regime pattizio, per sedare le aspirazioni a questa indipendenza e consentire che i siciliani potessero essere essi stessi artefici del loro proprio futuro.

Una vera rivoluzione in senso confederale dello Stato, antesignana delle odierne insensate rivendicazioni di fantomatici territori del Nord del Paese, purtroppo abortita negli interessi di pochi e nel fallimento delle politiche indigene

I siciliani hanno lasciato che lo Stato continuasse a gestire gli affari dell’Isola direttamente e per mano di un Parlamento regionale controllato sempre da partiti che di questo Stato erano fedeli esecutori e da cui prendevano ordini, banalizzando così quella Autonomia faticosamente conquistata.

La politica, che delle esigenze e dei bisogni della società è lo specchio più fedele, è la prova lampante di questo fallimento.

La crisi economica e il relativismo imperanti hanno banalizzato il dibattito e hanno spinto verso il basso la partecipazione costringendo il cittadino all’apatia, alla convinzione dell’inutilità delle sue scelte, al senso tutto gattopardesco del lasciare andare.

 

4 dicembre 2018

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