La Sicilia spiegata agli eschimesi. Ma anche agli italiani. Parola di Ottavio Cappellani
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La Sicilia spiegata agli eschimesi. Ma anche agli italiani. Parola di Ottavio Cappellani


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Insieme con Francesca e con Guglielmo Ferro — e con le canzoni di Mario Venuti — Cappellani mette in scena un’opera che, in meno di un’ora e con il contributo di due attori della grande scuola catanese come Francesco Maria Attardi e Plinio Milazzo, destruttura la rappresentazione culturale della Sicilia divenuta tristemente classica. Il libro, ‘La Sicilia spiegata agli Eschimesi’, esce a Gennaio.

di Mario Pagliaro 

Non è né ‘buttanissima’ né ‘irredimibile’ la Sicilia rappresentata a teatro pochi giorni fa a Catania da Ottavio Cappellani. “Mia madre insegnava Musica in una di queste scuole che indicano come ‘disagiate – dice lo scrittore siciliano i cui romanzi sono tradotti in inglese e recensiti sul New York Times – ed io ogni tanto l’andavo a prendere, e gli unici disagiati mi sembravano i professori, anzi ‘i docenti’ come gli piace sentirsi chiamare”.

Insieme con Francesca e con Guglielmo Ferro — e con le canzoni di Mario Venuti ad intervallare le vari parti dello spettacolo — Cappellani mette in scena un’opera che in meno di un’ora e con il contributo di due attori della grande scuola catanese come Francesco Maria Attardi e Plinio Milazzo destruttura la rappresentazione culturale della Sicilia divenuta tristemente classica.

“Il siciliano è il divano su cui si sono sedute le culture occidentali tutte… tutte queste e culture dentro di noi non danno sintesi, come ci raccontano… danno nevrosi”.

“Ma quali Normanni che si fondevano ‘armoniosamente’ con gli Arabi… guerre feroci… fosse comuni…”

“Ci hanno raccontato solo due rappresentazioni della Sicilia: quella dell’hanno ammazzato compare Turiddu’ e quella assessoriale delle ‘splendide cornici’.

“Le cornici: le pale di ficodindia sulla trezza del mare…il torrone…i pistacchi… le mandorle… le arance rosse… l’Etna con la lava…il centro storico ‘di ineguagliabile bellezza’…la Sicilia al centro del Mediterraneo…”.

Goethe: banalità
Con Cappellani sul palco de ‘La Sicilia spiegata agli Eschimesi’ c’è anche Plinio Milazzo travestito da Goethe di cui rilegge con accento tedesco — ridendo lui stesso più volte — alcuni passi della traduzione italiana dell’Italienische Reise del filosofo e drammaturgo tedesco che nel 1786 visiterà l’Italia arrivando fino alla Sicilia.

“Madame Starke, la Lonely Planet del Grand Tour, scrisse che per andare al Sud e difendersi da animali, insetti e altre minacce, bisognava vestire la camicia da notte…”.

“Eccolo dunque ritratto a Napoli in camicia da notte pronto a partire, Geothe… Napoli era la porta della Sicilia…”.

“Goethe… ci ha fottuto lui: 3 secoli a dipingere la Sicilia con gli occhi suoi…che ripeteva sciocchezze…”.

“Sapete qual è la stata la cosa più profonda che Goethe sia riuscito a scrivere sulla Sicilia?” chiede Cappellani al pubblico.

“Sicilia: la terra dove crescono i limoni”.

Sullo sfondo del palco, proiettato, c’è il ritratto fatto a Goethe a Napoli poco prima di proseguire appunto il viaggio per la Sicilia.

Cappellani interrompe Milazzo-Goethe e ne mette in ridicolo la descrizione della Sicilia, incluso il viaggio in nave verso Palermo in cui “salivo sul ponte… ma senza distrarmi dalla mia opera”.

Noi ci abbiamo l’assessore alla Cultura!

Lo scrittore catanese svolge in Sicilia negli anni Dieci del 2000 un ruolo analogo a quello svolto da Karl Kraus a Vienna nel decennio precedente la Prima Guerra Mondiale.

Non usa una rivista come faceva Kraus nella splendida capitale austriaca, ma fin dall’esordio (Chi è Lou Sciortino?, 2004) oltre a pubblicare suoi romanzi tradotti in tutto il mondo, utilizza il teatro per metterli in scena procurando “con le scene il diletto”: ma è un diletto che oltre a far ridere il pubblico, ne suscita quasi l’imbarazzo.

Non si rivolge affatto agli eschimesi, Cappellani. Ma agli italiani e ai siciliani: che hanno della Sicilia un’immagine falsa e deliberatamente artefatta.

“Il siciliano non legge… ma è convintissimo di essere persona di cultura… quanto agli accademici specialisti, guai se alzano la voce: subito bacchettati dal rettore… ma noi… noi ci abbiamo l’Assessore alla cultura!… Il salvatore!… E così ecco Federico II… la Sicilia al centro del Mediterraneo… il docente di epigrafia… la mostra fatta non per vedere i quadri: ma per essere visti dai quadri…”.

Da anni, Cappellani sbeffeggia la politica che in Sicilia con la Seconda Repubblica, parafrasando Groucho Marx, è divenuta “l’arte di andare in cerca di problemi, non individuarne mai le cause e proporre rimedi tanto inutili quanto fonte di immeritati e totalmente inutili guadagni per pochi”.

“Ma la cosa che più mette in crisi l’anziano scrittore siciliano” dice ancora Cappellani “è definire la sicilitudine.. lo stesso scrittore che scrive che il siciliano nooooo… non è un dialetto, è una lingua… non ci riesce: freme, si arrossa in viso, ma proprio non sa cosa scrivere. Niente: molti hanno tentato…tutti hanno fallito”.

E così insieme a Guglielmo Ferro fa alternare sullo schermo una serie di incredibili diapositive con le quali i due si rivolgono al pubblico:

“Anche se dipingo la mela c’è la Sicilia”.

Chi lo ha detto?
[Guttuso]

“Sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari sicure e controllate costruite da veri scienziati”.

Chi lo ha detto?
[Zichichi]

E così via con analoghe domande o frasi tratte da Camilleri e da altri siciliani di fama “nelle scienze, nelle arti e nelle lettere”.

Il libro, La Sicilia spiegata agli Eschimesi, esce a Gennaio.

2 dicembre 2018

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TimeSicilia


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