La Troika imporrà Mario Draghi al governo dell’Italia, magari sostenuto da PD e Forza Italia? Addio al grano duro del Sud?
Editoriale, Politica

La Troika imporrà Mario Draghi al governo dell’Italia, magari sostenuto da PD e Forza Italia? Addio al grano duro del Sud?


Time Sicilia

Il filosofo e commentatore Diego Fusaro ne è convinto: i poteri forti, dopo le elezioni politiche del marzo prossimo, imporranno Mario Draghi a Palazzo Chigi. Se sarà così, prepariamoci a un’altra ondata di penalizzazioni. E prepariamoci, qui al Sud, a difendere il nostro grano duro dagli ‘europeisti’ che, attraverso il CETA, proveranno a imporre il grano duro canadese

Il filosofo e commentatore Diego Fusaro ne è convinto e lo ha scritto sulla propria pagina facebook: “I signori apolidi del mondialismo capitalistico-finanziario sradicato e stradicante imporranno un Governo tecnico. A mio giudizio imporranno il nome di Mario Draghi, cioè la Troika direttamente in casa, secondo il modello della sventurata Grecia”.

Noi la pensiamo come Fusaro. E aggiungiamo che questo potrebbe avvenire dopo le elezioni politiche del marzo prossimo. La legge elettorale voluta a Renzi e Berlusconi e approvata dal Parlamento di ‘nominati’ – il cosiddetto Rosatellum – è stata pensata per determinare la mancata vittoria del Movimento 5 Stelle.

E così dovrebbero andare le cose. Se poi gli italiani – e noi ce lo auguriamo – andranno a votare in massa per i grillini sarà tutto un altro discorso.

Noi restiamo con i piedi per terra. E ipotizziamo che alle elezioni di marzo  non ci dovrebbe essere un vincitore.

Ebbene, anche se prima delle elezioni sia il centrodestra, sia il centrosinistra proporranno dei candidati premier, noi – come Fusaro – abbiamo l’impressione che, dopo le elezioni, Berlusconi e Renzi accetteranno la presidenza del Consiglio di Mario Draghi che, per l’appunto, verrà imposto dalla Troika.

Per l’Italia sarà un epilogo tragico, perché significa che arriveranno nuovi ‘sacrifici’ per le famiglie e per le imprese. Anche se non mancheranno i risvolti tragicomici: provate a immaginare la faccia del leader della Lega Nord, Matteo Salvini, quando gli comunicheranno che il capo del Governo sarà Mario Draghi. Che farà?

Per anni Salvini ha gridato contro l’euro e contro l’Unione Europea. Ora – ci avete fatto caso? – si è calmato un po’. Alla fine anche i leghisti appoggeranno Mario Draghi? Se il PD, Forza Italia e qualche altra forza politica di disperati avranno i voti per fare andare avanti il Governo Draghi, i leghisti resteranno fuori. Ma se mancheranno i voti anche loro verranno richiamati all’ordine dai ‘mercati’…

Che farebbe Draghi al Governo dell’Italia? Di certo cercherebbe di parare i danni maggiori. Un po’ quello che ha fatto da numero uno della Banca Centrale Europea: limitare i danni all’Italia, insistendo nella follia dell’Europa dell’euro.

Draghi sa benissimo che l’euro, per l’Italia, è insostenibile. Ma il personaggio è troppo legato alle massonerie bancarie e finanziarie internazionali per ammetterlo. L’Italia resterà ancora prigioniera dei ‘predoni’ che oggi controllano l’Unione Europea: le multinazionali.

Ripetiamo: Draghi proverà a ritardare il declino italiano che, ormai, è nelle cose. Un declino deciso a tavolino da chi controlla le leve dell’Europa ‘unita’ (o presunta tale).

Attenzione: Draghi non è in malafede: è ancora convinto – sbagliando – che l’Unione Europea dell’euro si possa salvare. In ogni caso, la sua ricetta non potrà che essere di lacrime e sangue.

Draghi sa che il debito italiano – composto per oltre il 90% da interessi – in questi anni, invece che ridursi, è aumentato. oggi siamo intorno al 2 mila miliardi e 300 milioni di debito. I soli interessi ammontano a poco più di 90 miliardi di euro all’anno.

La politica monetaria del quantitative easing ha ridotto, ma non eliminato gli effetti perversi di un debito che – lo ribadiamo – aumenta.

Lasciando il vertice dell BCE, Draghi avrà il compito, da probabile capo del Governo italiano, di ridurre il debito. Se sarà così, sarà una follia, perché il debito italiano ha tutti i requisiti per essere classificato come “Debito detestabile” e contestato (COME ABBIAMO GIA’ SCRITTO IN QUESTO ARTICOLO).

Draghi non solleverà mai la questione del debito detestabile, perché, lo ribadiamo ancora una volta, è troppo legato alle massonerie bancarie e finanziarie ‘europeiste’ e internazionali.

Morale: condannerà l’Italia a un’ennesima ondata di tagli e di penalizzazioni, perché quando si deve ridurre il debito le strade sono due: taglio della spesa pubblica e aumento delle tasse: e il Governo Draghi le percorrerà entrambe.

Ovviamente, diranno che gli sforzi serviranno all’Italia per aumentare la ‘produttività’: minchiate colossali: l’Italia, oggi, sarebbe in grado di produrre molto di più di quanto produce oggi. Anzi, non avendo più la palla al piede della Fiat – una cancrena che per decenne ha ‘succhiato’ una barca di soldi allo Stato – affidandosi alle piccole e medie imprese, l’Italia produrrebbe alla grande.

Se la produttività non aumenta è perché le famiglie italiane, a causa della deflazione voluta dall’Europa dell’euro, non hanno i soldi per acquistare i beni. E l’export, anche se migliorato, non può surrogare la caduta spaventosa della domanda interna di questi anni.

Non sfugge agli osservatori la pubblicità degli “artigiani della qualità”, che producono mobili di ottima fattura, ma non sanno a chi venderli, perché nell’Italia dell’euro l’unica cosa che aumenta è la povertà.

Per risollevare l’Italia ci vorrebbe una svolta keynesiana: una robusta iniezione di soldi nelle tasche degli italiani per rilanciare i consumi, aumentare l’occupazione e, quindi, rilanciare l’economia.

Ma è proprio quello che non vuole l’Europa dell’euro che, dopo aver consentito alla Germania e alle multinazionali di ‘saccheggiare’ la Grecia, aspetta con ansia l’ulteriore impoverimento dell’Italia per rilevare, a prezzi di saldi, ciò che resta ancora di italiano: la gestione delle coste e il turismo, la Grande distribuzione organizzata (in Sicilia, in questo settore, i tedeschi sono già molto avanti), lo smantellamento dell’agricoltura italiana per fare posto ai prodotti che arrivano dall’estero: a partire dal Canada.

Chi rischia di pagare un conto salatissimo sarà il Mezzogiorno d’Italia, che già subisce l’olio d’oliva africano e l’ortofrutta che arriva da chissà dove. Il progetto ‘europeista’ dei prossimi anni – di tre anni – è lo smantellamento del grano duro del Sud Italia per fare posto al grano duro canadese.

Il CETA è stato voluto proprio per questo…

 

 

16 novembre 2017

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TimeSicilia


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