L’Autonomia è morta: un referendum per abrogare l’articolo 1 dello Statuto

Ha ancora senso parlare di Autonomia speciale? Cosa è rimasto del nostro Statuto se non il vincolo ad una Italia che ci prende a calci? Il movimento TerraeLiberazione lancia una proposta sulla quale riflettere…

Il movimento TerraeLiberazione ne parla da 30 anni. Oggi a rilanciare la proposta dell’abolizione dell’articolo 1 dello Statuto Siciliano è il movimento Antudo. Cosa è? “Non è un gruppo, nè un partito, nè una chiesa, nè un’associazione. Antudo è un grido che accomuna, un orizzonte accogliente e confortevole. Antudo è uno spazio collettivo nel quale una comunità si libera dalla rete di “dipendenze” che la tiene prigioniera. Antudo può essere un blog, una piazza, una scuola occupata – poco importa – purchè quel “territorio” sia agito da una efficace pratica di indipendenza dal profitto, dalla sua oppressione, dalle sue guerre”.

Perché abolire proprio l’articolo 1 dello Statuto? “Perché concede l’autonomia, ma a condizione che si rimanga “entro l’unità politica dello Stato italiano” – quindi autonomia, ma solo a parole”. E quale sarebbe il futuro senza Statuto? Innanzitutto servirebbe un’Assemblea Costituente, ma del Popolo Siciliano. 

Leggiamo insieme la proposta e le sue motivazioni: 

“L’autonomismo è morto! Gli alibi alle rivendicazioni autonomistiche sono caduti tutti, definitivamente; non solo perché, come dimostra la storia siciliana dal dopoguerra a oggi, l’autonomia regionale ha fallito alla prova dei fatti; non solo perchè l’Autonomia ci è stata concessa con l’intenzione di bloccare ogni ipotesi indipendentista; ma la ragione principale della morte dell’autonomia sta, secondo noi, nell’esaurimento della sua funzione storica.

Infatti, nell’attuale crisi delle sovranità nazionali, nel declino dello Stato-Nazione, l’ipotesi autonomistica ci appare anacronistica – ridotta ad una squallida furberia retorica di qualche personaggio politico a caccia di voti. Fondandosi sull’idea che possano darsi alcuni margini di autogoverno in un territorio che mantiene l’unità politica con lo Stato centrale (come recita l’Art. 1 dello Statuto della Regione Siciliana), l’autonomismo ci appare oggi come una pistola scarica. La globalizzazione e i processi di centralizzazione economica e politica che l’accompagnano, hanno portato al superamento delle sovranità nazionali e degli istituti ad esso collegati, tra cui, appunto, l’istituto delle autonomie locali.

In questo quadro generale, l’indipendenza si presenta oggi come l’unica alternativa per la liberazione dei territori: per liberarli dalla condizione coloniale, dalla soggezione agli ordinamenti macroeconomici e ai “flussi” finanziari, dalle devastazioni ambientali, sociali e militari che caratterizzano il nostro tempo. L’indipendenza, dunque, non solo è possibile (come dimostra la nostra storia antica e recente) ma è prima di tutto necessaria, inderogabile: solo con l’indipendenza si può realizzare l’autogoverno dei territori e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

Che senso ha parlare di autodifesa dalle politiche guerrafondaie, o dalla progressiva mercificazione di ogni ambito della vita? Che senso ha prospettare il “governo delle comunità territoriali”, se non ci si rende indipendenti da coloro che usano il territorio come spazio per la speculazione e per il profitto, dove allo sfruttamento selvaggio corrisponde una povertà sempre più diffusa.

Lottare per l’indipendenza per noi significa rafforzare e ricomporre le battaglie che quotidianamente si sviluppano sul nostro territorio: dalle lotte operaie alle lotte contro il MUOS, dalle lotte per la casa alle lotte contro le trivelle, dalle lotte per un reddito garantito alle lotte contro l’usura bancaria e la fiscalità criminale. Senza una prospettiva di indipendenza quelle battaglie non si vincono, nè si potrà mai uscire dalla crisi; senza questa prospettiva saremo trasformati presto in carne da macello nella guerra imperialista ormai alle porte.

Per tutte queste ragioni siamo convinti che occorra rilanciare al livello di massa la battaglia indipendentista, non per ripercorrere strade vecchie e inefficaci, ma per costruire su basi nuove un orizzonte di emancipazione sociale e di autogoverno. Avendo in mente il coinvolgimento massiccio del popolo siciliano – condizione preliminare per rompere l’isolamento che vanifica ogni nostro discorso – proponiamo di avviare al più presto i lavori per indire un referendum popolare volto all’abrogazione dell’Art. 1 del nostro Statuto – che, come tutti sapete, concede l’autonomia, ma a condizione che si rimanga “entro l’unità politica dello Stato italiano” – quindi autonomia, ma solo a parole.

Questo Articolo 1, come di recente hanno scritto i compagni di Terra e LiberAzione “sancisce il non riconoscimento del popolo siciliano come soggetto storico”. Lanciamo perciò un appello a tutta l’area dell’indipendentismo siciliano, affinchè si vada in tempi rapidi alla costruzione di un coordinamento capace di farsi carico dell’organizzazione di questo referendum, per cancellare e spazzare via una legge che ci nega ogni possibilità di autodeterminazione”.

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