L’avv. Arnone è di nuovo libero: i retroscena e i conflitti con i magistrati
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L’avv. Arnone è di nuovo libero: i retroscena e i conflitti con i magistrati


Time Sicilia

E’ notizia di oggi che l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone è di nuovo in libertà. Il Tribunale del Riesame ha, infatti, annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Arnone era stato arrestato il 12 novembre con l’accusa di estorsione a una collega (a sua volta accusata di estorsione da una cliente). La difesa ha da subito sostenuto che gli assegni intascati da Arnone un attimo prima dell’arresto, fossero normali transazioni tra avvocati. Ma il Gip aveva convalidato comunque l’arresto.

La storia è sembrata subito strana anche a quegli agrigentini che, pur non amando Arnone, personaggio sicuramente molto particolare (qui potete leggere un suo ritratto), ravvisavano in quell’arresto qualcosa di più di una semplice operazione giudiziaria: “Arnone che è sicuramente sopra le righe, ultimamente si piazzava davanti al Tribunale di Agrigento e col megafono accusava magistrati e avvocati di scorrettezze varie. Pensate che non gliela avrebbero fatta pagare?” ha commentato con TimeSicilia una persona che frequenta il tribunale della Città dei Templi, proprio all’indomani dell’arresto.

Voci, rumors, supposizioni su un uomo che, piaccia o meno, di certo di fastidio ne ha dato a tanti in città.

Ma facciamo un passo avanti con una ricostruzione del contesto in cui sono avvenuti i fatti pubblicata da Centonove e firmata dal collega Gianpiero Casagni. Il settimanale messinese  all’argomento ha dedicato due pagine. Pubblichiamo due articoli: nel primo i motivi dell’arresto e la inusuale velocità delle indagini, e sotto, nell’articolo intitolato “Una pioggia di denunce”, le accuse che Arnone aveva mosso contro noti personaggi del mondo giudiziario agrigentino.

Cinque giorni di indagini sprint  tribunale_agrigento1-535x300

di Gianpiero Casagni

Le indagini a carico di Arnone, con le relative intercettazioni, sono state avviate dalla Polizia l’8 novembre, 5 giorni prima dell’arresto, dopo una denuncia fatta dall’avvocatessa Francesca Picone. Secondo la ricostruzione difensiva, nel 2013, una donna, madre di un disabile, che era stata patrocinata dall’avvocatessa Picone, aveva presentato denuncia per estorsione contro l’ex difensore facendosi assistere ‘attivamente’ (aveva messo a disposizione della donna un registratore ed il proprio libretto di assegni per pagare la parcella ndr) da Arnone. Picone, dal canto suo aveva denunciato pure Arnone indicandolo quale complice e mandante della ex cliente.

Non avendo più avuto notizie di queste indagini a carico della collega, Arnone a febbraio scorso avanzò richiesta di avocazione delle stesse alla Procura generale di Palermo. Ad aprile, però, la Procura di Agrigento formulò richiesta di rinvio a giudizio per Picone e la sorella. Nel frattempo, sempre ad aprile, ad Arnone venne notificata una citazione a giudizio da parte di Picone che gli chiedeva un risarcimento danni di 20mila euro (la prima udienza civile si terrà il prossimo 31 gennaio ndr) per il vibrante contenuto di una lettera inviata durante la trattazione di una separazione fra coniugi in cui i due legali erano controparte. Poco dopo, tramite un comune amico, Picone avrebbe invitato Arnone a cercare una soluzione per la vicenda della madre del disabile.

La bonaria composizione dei dissidi si cominciò a prospettare ad ottobre scorso quando si svolsero tre incontri fra legali. Nel frattempo però Arnone, accortosi di non aver ricevuto la notifica della fissazione dell’udienza preliminare a carico della collega Picone, protestò e poi prese visione del fascicolo relativo alla denuncia della madre del ragazzo disabile e scoprì che c’era uno stralcio in cui proprio lui risultava indagato perché denunciato nel 2013 dalla collega. La transazione non saltò ma, a questo punto, Arnone, sentendosi calunniato dinanzi alla magistratura e al consiglio dell’ordine chiese un risarcimento, per se, di 14 mila euro alla collega.

Proseguirono gli scambi di email certificate fra avvocati e, sabato 12 Novembre i due legali si incontrano per la firma dell’accordo transattivo. Dal video delle intercettazioni della polizia – secondo quanto riferiscono i difensori di Arnone – la prima a firmare il documento, che riguarda la transazione personale con Arnone è l’avvocatessa Picone, che compila due assegni per complessivi 14mila euro. Poi Arnone chiede “e l’altra?” (quella che riguardava la cliente ndr). “La firmiamo domani” risponde Picone. Quando Arnone esce viene bloccato dai poliziotti che poco dopo chiedono alla cliente se fosse a conoscenza della transazione che, però, non si era conclusa. “No” ha risposto la donna agli agenti. Nel corso dell’udienza di convalida tenuta il martedì successivo – mentre ad Agrigento c’era la commissione antimafia dalla quale Arnone desiderava essere ascoltato – vengono riferiti momenti di tensione, sedati dal Gip, fra Arnone ed il Pm Carlo Cinque anche perché, in avvio di udienza, la difesa aveva chiesto al magistrato di astenersi sollevando eccezione di incompatibilità funzionale. Il Pm non si è astenuto”.

Una pioggia di denunce

Ad essere tirati in ballo, oltre che i giudici, anche i silenzi dell’Ordine degli avvocati e quelli dei giornalisti.Una materia incandescente. Per più motivi

di Gianpiero Casagni    centonove

“A monte di tutto parrebbe esserci una vibrante “querelle” anche personale fra i due protagonisti, avviata nel 2013. Ma in questa vicenda che riguarda l’avvocato Giuseppe ‘Peppe’ Arnone e l’avvocato Francesca Picone, spuntano pure altri curiosi elementi, più o meno marginali. Come la storia di giornalisti che avrebbero tradito la fiducia dei lettori accogliendo l’invito a non pubblicare la notizia delle richiesta di rinvio a giudizio dell’avvocatessa Picone e della sorella per tentata estorsione; l’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta di (almeno) un magistrato agrigentino; una sollecitazione alla Procura di Caltanissetta ad estendere ad altri magistrati agrigentini e poliziotti le indagini; lettere spedite a “tutti i magistrati” di Agrigento; una memoria al Tribunale misure di prevenzione dove Giuseppe Arnone compare come ‘preposto’ e un invito a tutti i consiglieri dell’ordine degli avvocati di Agrigento a dimettersi.

Sono questi ultimi elementi a ‘condire’ la vicenda che, sabato scorso (sabato 12 Novembre, ndr) ha portato in cella l’avvocato ambientalista con l’accusa di estorsione in flagranza. Tutti i documenti da cui ricostruiamo questi episodi, sono stati inviati “urbi et orbi” il 3 novembre scorso – e pertanto ragionevolmente conosciuti anche nei contenuti, ad una miriade di destinatari, soprattutto fra gli avvocati iscritti all’ordine di Agrigento.

Da queste carte apprendiamo anche noi che il nome dell’ex procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta, a seguito di una denuncia di Arnone, e che il legale, è stato interrogato dai carabinieri lo scorso primo ottobre per fornire alcune registrazioni audio e video (fra i quali quelli in cui un magistrato parlerebbe di alcuni suoi colleghi e uno relativo all’intervento della polizia nella sua abitazione il 30 settembre del 2015 ndr), ed ha chiesto ai magistrati nisseni di estendere le indagini anche ad altri magistrati e poliziotti, facendone nomi e cognomi. Al quarto piano del palazzo di giustizia di Caltanissetta, dovesi trova la Procura, le bocche sono, ovviamente, come sempre “sigillate”.

Lontani, quanto basta, dalla campagne sui social dei sostenitori e dei detrattori dell’avvocato agrigentino, i pm nisseni, analizzano documenti e ascoltano video ed audio registrazioni, per valutare la fondatezza delle pesantissime accuse messe nero su bianco da Arnone. Allo stesso pm titolare dell’indagine in corso a Caltanissetta, Arnone lo scorso 4 ottobre ha pure trasmesso, per conoscenza, copia della propria memoria difensiva innanzi alla sezione misure di prevenzione di Agrigento.
Nella documentazione diffusa da Arnone a tutti gli avvocati agrigentini il 3 novembre, c’è pure una lettera, datata 4 ottobre 2016, inviata “a tutti i signori magistrati in servizio ad Agrigento”. In questa Arnone, fra l’altro, informandoli dell’avvio di un procedimento penale a Caltanissetta nei confronti di un magistrato, lancia accuse
a magistrati togati ed onorari ma anche ad avvocati. Fra gli allegati, c’è pure l’esposto che aveva dato il via all’inchiesta per la quale, il 22 novembre, l’avvocato Francesca Picone compare davanti al Gup di Agrigento. E, infine, c’è un “invito” veemente- datato 1 novembre – ai consiglieri dell’Ordine degli avvocati, a dimettersi.
Proprio quel giorno 1 novembre il Giornale di Sicilia, era stato l’unico fra i media agrigentini a pubblicare (anche nelle versione on line ndr), la notizia della richiesta di rinvio a giudizio dell’avvocato Picone e della sorella. Proprio in quella lettera, inviata anche al Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, Arnone, indicava come la “goccia che ha fatto traboccare il vaso” il fatto che, a suo dire, la sera precedente un consigliere dell’Ordine avrebbe telefonato ai giornalisti di quotidiani agrigentini, affinché gli stessi non si occupassero di quel procedimento penale.  Da quel che emerso nel corso delle indagini, in effetti, la telefonata ai giornalisti, ci fu”.

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29 novembre 2016

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TimeSicilia


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