Le bugie di UE e Italia sulla Libia: il memorandum del Governo Gentiloni è nullo, parola della Camera libica dei rappresentanti

In materia di gestione dei flussi migratori le politiche dell’UE sono fallimentari. Tranne la Norvegia, nessun Paese Europeo accoglie le quote di migranti. Che rimangono in Italia e in Grecia (a parte coloro i quali passano le frontiere a umma umma). Cala il numero di chi chiede il riconoscimento di rifugiato politico o di profugo. I migranti che arrivano in Italia, in maggioranza, provengono da Paesi in cui non è in atto alcuna guerra e nessuna persecuzione razziale. Il problema dei minori

In materia di gestione dei flussi migratori le politiche dell’UE sono fallimentari. Tranne la Norvegia, nessun Paese Europeo accoglie le quote di migranti. Che rimangono in Italia e in Grecia (a parte coloro i quali passano le frontiere a umma umma). Cala il numero di chi chiede il riconoscimento di rifugiato politico o di profugo. I migranti che arrivano in Italia, in maggioranza, provengono da Paesi in cui non è in atto alcuna guerra e nessuna persecuzione razziale. Il problema dei minori  

Pochi giorni fa, al termine dei lavori informali dei leader del G7, il capo del governo del nostro Paese, Paolo Gentiloni, ha ribadito che il memorandum con la Libia per ridurre i flussi migratori “è l’apertura di una finestra di opportunità sulla quale l’Italia lavorerà e investirà, ma è molto importante che lavori e investa anche l’UE, e lo farà anche con risorse aggiuntive di cui hanno parlato esplicitamente Juncker e Mogherini”.

Pochi giorni fa il Consiglio dei Ministri, su proposta dei ministri Minniti (Interni) e Orlando (Giustizia) ha approvato un decreto legge che “introduce disposizioni urgenti per l’accelerazione delle procedure amministrative e giurisdizionali in materia di protezione internazionale, per l’introduzione di misure volte ad accelerare le operazioni di identificazione dei cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea e per il contrasto dell’immigrazione illegale”.

La norma prevede l’apertura di ben “14 sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea”. Tali sezioni avranno competenza relativamente a procedure come il “mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore di cittadini UE; impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini UE per motivi di pubblica sicurezza; riconoscimento della protezione internazionale; mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitari; diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari; accertamento dello stato di apolidia”.

Inoltre “si introducono misure per la semplificazione e l’efficienza delle procedure innanzi alle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e di integrazione dei richiedenti, nonché per la semplificazione e l’efficienza dei procedimenti giudiziari di riconoscimento dello status di persona internazionalmente protetta e degli altri procedimenti giudiziari connessi ai fenomeni dell’immigrazione”.

A leggere questi documenti e a sentire le promesse del premier italiano si direbbe che, finalmente, si stia facendo qualcosa di concreto per risolvere il problema migranti. Ma le cose stanno proprio così?

Non mancano i dubbi. Dubbi legittimi, se si vanno a leggere i numeri dell’ultimo rapporto dell’UNHRC, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati e dei migranti del 25 gennaio scorso. Che cosa si legge in questo rapporto?

La famosa rilocalizzazione promessa nel 2015, per esempio, non è stata rispettata praticamente da nessun Paese europeo (ad eccezione solo della Norvegia). I dati sono incontrovertibili: a fronte di una promessa formale di trasferire circa 100 mila persone (66.400 dalla Grecia e le restanti dall’Italia) negli altri Paesi europei, ad oggi sono stati trasferiti solo poco più di diecimila persone (7.900 dalla Grecia pari al 12% di quanto previsto, e 2.900 dall’Italia, un misero 7%).

Paesi come Austria, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca non hanno “accolto” nessuno dei migranti giunti via terra o via mare in Grecia e in Italia. Altri Paesi come la Germania, il Belgio, la Bulgaria, la Slovacchia, la Svezia e via continuando si sono fermati intorno al 5% di quanto avevano promesso.

E mentre i nostri governi, dopo l’ennesimo incontro internazionale, si ostinano nel credere che l’UE manterrà le promesse e accoglierà i migranti, la situazione continua a peggiorare. A dirlo sono sempre i numeri dell’UNHRC. In Italia ormai sono quasi un numero incalcolabile i migranti che sono stati accolti: solo nel 2016 sono stati 176.554 in modo temporaneo (un eufemismo…). Quasi il venti per cento in più rispetto all’anno precedente (diversamente da quanto detto da alcuni organi di informazione che hanno affermato che questi flussi erano in calo).

I problemi non mancano: mentre si continua a parlare di rifugiati e richiedenti asilo, la verità è tutt’altra. Di quelli che sono giunti in Italia, sono sempre meno quelli che richiedono (e ancora meno quelli che ottengono) il riconoscimento di rifugiato politico o di profugo.

Nel 2016, solo 120 mila persone hanno presentato una qualsiasi domanda di accoglienza. Di queste, solo a 18 mila è stato concesso asilo, per 11 mila circa è stata prevista protezione umanitaria e solo 4.900, ovvero il 5% circa, ha ricevuto il riconoscimento di rifugiato (dati UNHRC). Tutti gli altri, e sono tanti, anzi tantissimi, pare non debbano rientrare nelle nuove misure introdotte dal governo.

Il motivo? Semplice: come ormai sono stati costretti ad ammettere anche i più ostinati, la maggior parte dei quelli che giungono nei centri di prima accoglienza proviene da Paesi in cui non è in atto alcuna guerra e nessuna persecuzione razziale.

Sono semplicemente persone che provengono da aree dove è in atto una crisi prima di tutto economica, ma anche ambientale e sociale (quasi sempre sono correlate tra loro). Uomini e donne che cercano di migrare in un altro Paese dove trovare un lavoro. Molti vengono dalla Nigeria (21%), dall’Eritrea (11%), dalla Costa d’Avorio, dalla Guinea, dal Gambia (7% ciascuno), dal Senegal, dal Mali, dal Sudan, dal Bangladesh o dalla Somalia.

Ma non basta. Anche la decisione di chiedere ai richiedenti asilo di lavorare in attesa della valutazione della loro istanza potrebbe non essere una buona idea. Questo perché utilizzare come lavoratori profughi e richiedenti asilo non sarebbe previsto dagli accordi internazionali (a questo i legislatori hanno risposto parlando di “lavori volontari”). Ma il problema è che tale norma non sarebbe attuabile in molti altri casi (oltre che ai non richiedenti asilo).

Ciò che sorprende (e invece nessuno ne parla), infatti, è l’elevatissimo numero di bambini non accompagnati, specie da alcuni Paesi. Oltre metà dei migranti provenienti dall’Egitto, ad esempio, sono minori non accompagnati da un genitore o da un parente. Questa percentuale è alta anche per i migranti provenienti da Paesi come Eritrea, Nigeria, Gambia e Somalia (circa il 20%). Mediamente, il 25% di coloro i quali attraversano il Mediterraneo in cerca di una nuova terra sono bambini.

Un dato, questo, che richiederebbe norme ad hoc per risolvere il problema. A cominciare da strutture idonee e servizi e iniziative per consentire ai “porti di attracco” di accogliere un così elevato numero di bambini. Invece anche qui la superficialità generale regna sovrana. È facile parlare di territorio italiano: dei 176 mila migranti giunti lo scorso anno, oltre 123 mila persone sono sbarcate in Sicilia (dati UNHRC). E qui poco o niente è stato fatto per rendere i servizi migliori e più adeguati alle esigenze dei bambini o dei minori.

Numeri e dati che al governo centrale non sembrano interessare molto. Così come sembrano non interessare ai burocrati di Bruxelles e agli altri capi di Stato europei (almeno stando ai numeri). A tutti loro basterà fare una promessa, un incontro (informale o formale poco importa: basta che se ne parli sui media), per far credere che si stia facendo qualcosa.

Mentre i politici italiani ed europei riempiono le prime pagine dei giornali di promesse e belle parole, la Camera libica dei rappresentanti (ovvero il Parlamento di Tobruk) ha detto che il famoso memorandum sbandierato dal Governo italiano è (tanto per cambiare) da considerare nullo e non vincolante.

A renderlo noto è stato un comunicato ufficiale diffuso dal sito Al Wasat, secondo cui “il consiglio presidenziale ed il suo presidente non hanno qualità giuridiche nello Stato libico sulla base della Dichiarazione costituzionale”.

Ma non basta. Nel comunicato si legge che l’Italia “tenta di sbarazzarsi dei pesi e dei pericolosi problemi provocati dall’immigrazione clandestina a livello della sicurezza, economico e sociale in cambio di un po’ di sostegno materiale che è costretta ad offrire per ridurre il numero dei migranti illegali”. Come dire siamo stufi di belle parole e di “aiutini” da parte degli italiani. Ma questo, come ormai abitudine, i leader politici hanno evitato di dirlo, sia a Malta che altrove…

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