Per le donne siciliane la chance del social freezing: una questione di equità biologica e sociale

Iniziativa della Clinica Candela di Palermo per il congelamento gratuito degli ovociti per ragioni sociali. Per gli esperti si tratta di una assicurazione contro l’infertilità futura. Una possibilità già prevista per gli uomini. Una vera e propria rivoluzione al femminile che consente alle donne di realizzare il sogno di un figlio al momento più opportuno. Quando, ad esempio, si raggiunge una stabilità economica e sentimentale…

Iniziativa della Clinica Candela di Palermo per il congelamento gratuito degli ovociti per ragioni sociali. Per gli esperti si tratta di una assicurazione contro l’infertilità futura. Una possibilità già prevista per gli uomini. Una vera e propria rivoluzione al femminile che consente alle donne di realizzare il sogno di un figlio al momento più opportuno. Quando, ad esempio, si raggiunge una stabilità economica e sentimentale

Lavoro precario, o che non c’è. La mancanza di un partner con il quale condividere un progetto di vita. Sono queste le ragioni che spingono sempre più donne a ricorrere alla procedura della crioconservazione degli ovocitì, social egg freezing nei paesi anglosassoni, social freezing nell’uso comune. Nata per le donne con problemi oncologici, oggi questa tecnica si sta diffondendo a macchia d’olio per quelle che vengono definite ragioni ‘sociali’. Una novità che, secondo gli esperti, potrebbe avere un impatto rivoluzionario non solo in termini di preservazione della fertilità, ma anche sul piano economico e sociale. Potrebbe cioè favorire la partecipazione delle donne al lavoro senza però pregiudicare la loro capacità riproduttiva. Su questo punto la letteratura medica è chiara: il progetto di un figlio è quasi sempre legato al percorso lavorativo. Questo ha portato le donne a posticipare la maternità fino al superamento della naturale soglia biologica, con il risultato di un incremento dell’infertilità (definita, non a caso, “infertilità sociale”) legato all’età avanzata che, inesorabilmente, incide sulle possibilità di una gravidanza.

Con il social freezing questo paradigma potrebbe essere ribaltato. Le donne, infatti, con il ricorso a questa tecnica, possono conservare i loro ovociti quando sono ancora fertili per poi ‘scongelarli’ in un momento opportuno, anche a distanza di molti anni, e avere così la chance di un figlio anche in età più matura. Una possibilità già concessa agli uomini per i quali sin dagli anni ’60 esistono le banche del seme. Anche per questa ragione la comunità scientifica guarda al social freezing come ad una questione di equità biologica e sociale. Gli esperti hanno prospettato due vantaggi principali: uguale possibilità di partecipazione al lavoro da parte della donna; più tempo per le donne per scegliere il partner giusto. Maggiori probabilità per il bambino di crescere in un ambiente in cui entrambi i genitori hanno avuto più tempo per conquistare una stabilità finanziaria.

E sono sempre più le donne italiane che richiedono di accedere a questo percorso. Possibilità concessa anche le donne siciliane grazie all’ iniziativa della Clinica Candela di Palermo, già depositaria di u progetto simile dedicato alle donne con problemi oncologici, che prevede la crioconservazione gratuita degli ovociti per ragioni sociali (solitamente è previsto un costo annuale per la conservazione).

Cosa prevede esattamente questa procedura?

Il primo step è il colloquio con i medici che predispongono una serie di esami diagnostici preliminari. Successivamente viene somministrata una terapia ormonale (con ormoni simili a quelli prodotti naturalmente dalle donne) che consente la maturazione contemporanea di più follicoli. Quando saranno maturi, si passa alla fase del prelievo, in regime di ricovero in Day Surgery che avviene per via transvaginale, sotto una lieve sedazione. Quindi si procede con il congelamento in azoto liquido (-196° C) e conservazione degli ovociti.

Numerosi studi scientifici hanno preso in considerazione migliaia di casi e hanno accertato l’assoluta sicurezza delle procedura e dei risultati, anche a distanza di tempo. Va da sé che l’età incide sulla qualità degli ovociti, oltre che sul successo di una gravidanza, quindi la procedura è consigliata a donne che non hanno superato i 35 anni di età. Oltre questa soglia, ovviamente le potenzialità di un successo decrescono.

I dati forniti dalla comunità scientifica sono incoraggianti. Altissima la percentuale (95%) di ovociti che sopravvivono al post-scongelamento, buona la media di gravidanze ottenute dalle donne che hanno utilizzato, anche a distanza di molti anni, o i loro ovuli congelati.

Una rivoluzione al femminile che gli espertin esit ormai noano a definire una “assicurazione contro l’infertilità sociale” e che ottempera alle linee guida dell’Oms secondo cui i sistemi sanitari debbono garantire il benessere psico-sociale dell’individuo considerato nella sua interezza, come persona e non come semplice organismo vivente. Alla luce di ciò in molti paesi il tema del congelamento degli ovociti è nell’agenda dei policy makers anche per ragioni sociali.

Per info: telefonare dal lunedì  al venerdì dalle ore 9,00 alle 14,00, e dalle ore 15,00 alle 16,30, al CUP della Clinica Candela, al numero 3486974009.

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