Le firme ‘false’ dei grillini a Palermo? Una storia strana che sembra fatta apposta per colpire chi ha colpito su rifiuti e abusivismo edilizio
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Le firme ‘false’ dei grillini a Palermo? Una storia strana che sembra fatta apposta per colpire chi ha colpito su rifiuti e abusivismo edilizio


Time Sicilia

Alla politica siciliana la fine della stagione ‘commissariale’ in materia di gestione dei rifiuti ha fatto perdere la gestione in caduta libera di centinaia e centinaia di milioni di Euro. Così sarebbe maturata un’operazione a largo raggio per eliminare chi ha prodotto questo ‘danno’ alla politica siciliana. Mettendo fuori gioco i grillini che hanno fatto bene il proprio lavoro, colpendo duro invece di vendere aria fritta (come succede spesso all’Ars). I ‘casi’ emblematici di Claudia Mannino, Loredana Lupo e Riccardo Nuti. Vediamo cosa ci potrebbe essere dietro questa storia. Facendo parlare i fatti

La storia delle firme ‘falsificate’ da un gruppo di militanti del Movimento 5 Stelle alle elezioni comunali di Palermo del 2012 non ci ha mai convinto. Sulla vicenda c’era già stata un’indagine della magistratura. Che aveva chiuso il caso. Oggi la vicenda è stata riaperta. Ci sono altre indagini in corso. Nel frattempo alcuni dei militanti sono diventati parlamentari nazionali e regionali.

Una vicenda strana. Non dobbiamo dimenticare che nel 2012 i grillini non erano ancora entrati nel Parlamento nazionale (Camera e Senato) e nemmeno nel Parlamento siciliano. I fatti oggi ‘ricontestati’ accadono nella primavera del 2012. Quando si sarebbe consumato questo ‘reato’ i grillini non erano presenti con propri rappresentanti nelle istituzioni. E, con riferimento alle elezioni comunali di Palermo, resteranno fuori dal Consiglio comunale.

Di fatto, si sta contestando ad alcuni militanti del Movimento 5 Stelle di Palermo e provincia – oggi parlamentari nazionali e regionali – fatti che riguardano una tornata elettorale nella quale non hanno eletto nemmeno un proprio rappresentante.

Quale sarebbe il ‘reato’ contestato? Avrebbero ricopiato delle firme a sostegno delle liste. Stando a quello che abbiamo capito – visto che in questa storia ci sono anche email – gli allora militanti grillini (peraltro alla loro prima esperienza elettorale) avevano pasticciato tra numero delle carte di identità, data di rilascio e data di scadenza. Di mezzo cv’erano anche alcune patenti.

A un certo punto hanno presentato la documentazione che è stata accettata. Ma alle elezioni – come già ricordato – il candidato sindaco grillino – Riccardo Nuti – non arrivò nemmeno al ballottaggio. Mentre la lista del Movimento 5 Stelle per il Consiglio comunale non ha superato il quorum e non ha preso nemmeno un consigliere.

Questi i fatti che noi ricordiamo (in realtà, non possiamo non ricordare anche che, per proclamare gli eletti al Consiglio comunale, passarono non ricordiamo più quante settimane: alla fine, tra mille proteste – con candidati che sostenevano di aver preso voti in questo o quel seggio: voti che, però, erano stati annullati – 30 consiglieri sono stati assegnati alla lista a sostegno di Leoluca Orlando e gli altri 20 seggi divisi tra le varie forze politiche, tra le quali, come accennato, non c’era il Movimento 5 Stelle).

Oggi si contesta un ‘reato’ ad alcuni soggetti – allora semplici militanti alla prima esperienza elettorale – per un elezione che per loro andata a vuoto.

Fatte salve le considerazioni dei magistrati, a noi, di questa storia, non convincono i risvolti politici.

Intanto non ci convince l’atteggiamento di alcuni dirigenti del PD, che invece di guardare – evangelicamente parlando – alle ‘travi’ che ci sono nel proprio partito tra banche, risparmiatori truffati e le tante inchieste che riguardano personaggi del Partito Democratico, fanno la morale ai grillini. Semplicemente penosi!

Ma ancora di meno ci convince l’atteggiamento di alcuni ex grillini e degli stessi grillini. La nostra sensazione è che questa vicenda venga utilizzata per colpire alcuni parlamentari che hanno creato problemi alla vecchia politica: vecchia politica con la quale il Movimento di Beppe Grillo, anche se in modo non esattamente ‘trasparente’, dialoga.

Non ci inventiamo nulla se ricordiamo che, a fasi alterne, il gruppo parlamentare all’Ars del Movimento 5 Stelle ha ‘dialogato’ con il Governo di Rosario Crocetta.

E’ stato così, ad esempio, per la vicenda acqua. Quando assessore regionale con delega a questo settore era Nicolò Marino i grillini gestivano la presidenza della commissione Ambiente dell’Ars. Correva l’anno 2013 e noi non ricordiamo iniziative forti dei grillini siciliani in favore dell’acqua pubblica: ricordiamo, invece, che tergiversavano con l’assessore Marino, che a propria volta tergiversava…

Insomma, già allora si capiva che di gestione dell’acqua non se ne doveva nemmeno parlare…

E infatti, a distanza di tre anni, la gestione dell’acqua, in Sicilia, è ancora nelle mani dei privati. Ci vorrebbero fare credere che, nel 2013, i grillini dell’Ars, autonomamente, tergiversavano con la questione acqua per lasciare tutto immutato? Non ci crediamo. Il nostro dubbio è che certi ‘ordini’ arrivavano dai vertici nazionali del Movimento 5 Stelle.

Vogliamo parlare dei rifiuti? Il Parlamento siciliano si è insediato nel novembre del 2013. Allora la gestione dei rifiuti era ‘commissariale’. C’era il commissario – Marco Lupo – piazzato in Sicilia dal Governo Berlusconi 2008-2011 (per la precisione, dal ministero dell’Ambiente retto allora dalla forzista, Stefania Prestigiacomo).

Per tutto il 2013 non ricordiamo una battaglia del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars per eliminare l’anomalia della gestione commissariale. Con la gestione commissariale – per la cronaca – il ‘commissario’ gestisce appalti a nove zeri con le procedure della somma urgenza, alla faccia dell’evidenza pubblica.

Ancora oggi – e siamo nel 2016 – non ricordiamo un’azione politica da parte di un gruppo parlamentare dell’Ars, compresi i grillini, per fare luce su quanti milioni di Euro (tanti milioni di Euro: decine, decine e decine) spesi per opere pubbliche che riguardano la raccolta differenziata (centri di compostaggio e altro ancora) rimaste incomplete o completate e inutilizzate.

Perché ricordiamo questo? Perché a chiudere la lunga e ‘allegra’ stagione ‘appaltizia’ del commissariamento della Sicilia in materia di rifiuti non è stata una battaglia politica e parlamentare condotta dai grillini dell’Ars, ma un emendamento presentato al Parlamento nazionale alla legge Milleproroghe.

E’ stato questo emendamento – presentato dalla parlamentare nazionale grillina, Claudia Mannino – che, nei primi mesi del 2014, ha fatto saltare la gestione commissariale dei rifiuti della Regione siciliana. E’ in seguito all’approvazione di questa legge, che elimina la gestione commissariale dei rifiuti nella nostra Isola, che salta Marco Lupo, che era stato il grande ‘tessitore’ degli appalti in caduta libera alla siciliana in materia di rifiuti.

Piazzato alla gestione di rifiuti & appalti in Sicilia dal centrodestra, Marco Lupo ha ‘garantito’ tutti, compreso il centrosinistra del Governo di Raffaele Lombardo che non l’ha toccato. E non l’ha toccato nemmeno il Governo di centrosinistra di Rosario Crocetta.

Certo, quando, nel 2014 ‘a pentola chi vugghia pi tutti è stata astutata, con la fine della stagione commissariale nella gestione dei rifiuti, non c’era più motivo di tenere Marco Lupo. Ma a mandarlo a casa non sono stati né il Governo Crocetta, né il PD siciliano, né i grillini dell’Ars. Anzi erano tutti preoccupati, vecchia a nuova’ politica siciliana, perché registravano ‘contraccolpi’ nei territori.

Noi ricordiamo molto bene quei giorni. Ricordiamo che la lunga stagione del commissariamento nella gestione dei rifiuti in salsa sicula andava di pari passo con le ‘mirabolanti’ avventure degli ATO rifiuti, ‘carrozzoni mangiasoldi’ dove i sindaci di quegli anni facevano il bello e, soprattutto, il cattivo tempo. Ricordiamo la ‘preoccupazione’ di certi amministratori che, vedendo interrotto il flusso di appalti nel settore si chiedevano: E ora ‘sti picciuli cun s’annu spinnutu unni vannu?

Ovviamente – questo non ci sarebbe nemmeno bisogno di scriverlo – la ‘preoccupazione’ non era per la gestione ‘virtuosa’ dei rifiuti siciliani, che infatti sono ancora tra strade e discariche, ma per altre cose che non è difficile immaginare…

Secondo voi perché, da due anni, il Governo Crocetta cerca disperatamente di riottenere da Roma la gestione commissariale dei rifiuti? Per tornare ai ‘gloriosi’ tempi di Marco Lupo.

Perché ricordiamo tutto questo? Perché, guarda caso, Claudia Mannino – che peraltro non è nemmeno palermitana – una parlamentare che ha fatto seriamente una battaglia politica e parlamentare contro chi specula sulla gestione dei rifiuti, è stata tirata in ballo nella storia delle firme ‘false’ alle elezioni comunali del 2012.

Questa coincidenza non è strana?

Tra l’altro, sempre in materia di rifiuti, Claudia Mannino è la prima firmataria di un esposto alla Corte dei Conti (che potete leggere qui) nel quale si punta l’attenzione sui disastri ambientali ed economici di Palermo ATO 1. Grazie al quale gli amministratori comunali inadempienti verranno chiamati a pagare, di tasca propria, là dove dovessero essere accertate le responsabilità.

Questo esposto non è da sottovalutare. Riguarda i Comuni che, da Isola delle Femmine arrivano fino a Partinico. Per essere più chiari, si tratta dei rifiuti che, da anni, stazionano lungo le strade che collegano Isola delle Femmine, Capaci, Carini, Villagrazia di Carini, aeroporto di Palermo ‘Falcone-Borsellini’ (già Punta Raisi).

Grazie a questo esposto, quando si accerterà la responsabilità di quanto accaduto (e di quanto ancora accade) qualcuno verrà chiamato a pagare.

Vi sembra poco? A noi, no.

C’è anche un esposto sulla mancata raccolta differenziata. I fatti risalgono al 2015. Assieme a Claudia Mannino c’è il parlamentare regionale, Giampiero Trizzino. Obiettivo:  fare pagare il conto a quei sindaci che non hanno rispettato la legge. Si tratta di un evidente danno erariale dovuto ai maggiori costi sostenuti per il conferimento in discarica di materiale che avrebbe dovuto essere oggetto di riciclo. Sono le spese sostenute per la tariffa legata allo smaltimento rifiuti e all’addizionale del 20 per cento al tributo speciale (come potete leggere qui nel dettaglio).

Lo stesso discorso vale per le discariche abusive. L’Unione Europea detta prescrizioni, l’Italia non si adegua e arrivano le multe. Fino ad oggi sono stati 30 milioni di Euro ogni sei mesi. Lo Stato ha ‘girato’ il pagamento di queste multe alle Regioni. E le Regioni fanno pagare le proprie inadempienze agli ignari cittadini.

Così ha funzionato anche in Sicilia fino a quando non è partito un esposto dei grillini alla Corte dei Conti (i dettagli li potete leggere qui). A pagare non saranno più gli ignari cittadini con l’aumento delle imposte locali. Saranno gli amministratori. Tra le firme, in calce a questo esposto, c’è anche quella di Claudia Mannino. Che di ‘danni’ alla vecchia politica siciliana, soprattutto in materia di rifiuti, ne ha fatti proprio tanti.

Secondo voi perché Crocetta e l’assessore con delega alla gestione dei rifiuti, Vania Contraffatto, hanno improvvisamente preso a cuore la raccolta differenziata dei rifiuti? Perché, adesso, c’è il pericolo di rispondere direttamente…

Anche i protagonisti degli abusi edilizi – che in Sicilia sono tantissimi – non debbono amare molto Claudia Mannino. E’ lei, infatti, la protagonista di un emendamento inserito nel decreto Sblocca Italia del 2014.

Grazie a questo emendamento chi non demolisce l’abitazione abusiva entro 90 giorni dall’ordine di demolizione deve pagare una sanzione che va da 2 mila a 20 mila Euro. Di più: chi ha realizzato un edificio abusivo in una zona vincolata, magari in un’area dove c’è dissesto idrogeologico accertato, deve pagare il massimo della sanzione. Non solo. Se il proprietario paga e non demolisce gli appioppano una seconda multa.

Vita dura anche per i sindaci. Che fino ad ora, in verità, a parte qualche caso – per esempio a Licata – hanno fatto finta di non aver capito. Ma lo capiranno presto, quando saranno chiamati a pagare pesanti sanzioni per non aver firmato le ordinanze di demolizione. L’emendamento di Claudia Mannino, che nella vita fa l’architetto e qualche cosa di questi temi la ‘mastica’, non risparmia gli amministratori comunali inadempienti.

Ma non c’è solo Claudia Mannino tra i parlamentari nazionali di Palermo sui quali si è abbattuta la strana polemica sulle firma ‘false’. C’è anche Loredana Lupo, che ha messo il dito nella piaga del palazzotto dello sport di Palermo. E c’è Riccardo Nuti, che a Palermo ha ‘toccato’ i fili della Tecnis, gruppo imprenditoriale considerato ‘intoccabile’ da una certa politica (di centrosinistra).

Nuti ha anche ‘toccato’ un ‘intoccabile’ della politica siciliana: il sottosegretario Davide Faraone, che si può permettere di fare cose che altri politici, in Sicilia, non potrebbero fare…

Insomma, per dirla tutta, ‘sta polemica sulle firme ‘false’ sembra sia stata confezionata apposta per fare fuori, guarda caso, i grillini che hanno dato più fastidio. Magari perché Grillo, che vive tra Roma e Genova, di cose siciliane – a parte qualche nuotata nella acque dello Stretto – non capisce molto.

Bastano le informazioni ‘giuste’: magari da parte di chi non fa nulla. E magari ha o ha già fatto accordi: tipo niente liste per le comunali di Palermo per non fare ‘ombra’ ai grillini della Regione 8o per lasciare campo libero a qualche ‘Nuovo che avanza’, come sussurrano i maligni: ma questa è un’altra storia).

 

 

 

 

 

 

 

 

23 novembre 2016

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TimeSicilia


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