Le follie dell’urbanistica siciliana: nel Ragusano pagano anche i cittadini che non hanno commesso abusi

Lettera al Al Direttore Giulio Ambrosetti,
avendo letto e seguito l’interessante intervista del prog. Giuseppe Gangemi, e condividendo ogni cosa, mi è venuto più che spontaneo raccontarLe la realtà siciliana a Ragusa, che allego alla presente. Mi presento: sono Adriana Cosentini laureata in Pianificazione Territoriale e Urbanistica, dove ho avuto l’onore di conoscere il grande prof. Gangemi, attualmente faccio la libera professione qui a Ragusa e purtroppo l’urbanistica non è neanche qui una norma applicabile ma vanta parecchie distorsioni. Grata per l’attenzione rimango a Sua disposizione

Lettera al Al Direttore Giulio Ambrosetti,
avendo letto e seguito l’interessante intervista del prog. Giuseppe Gangemi, e condividendo ogni cosa, mi è venuto più che spontaneo raccontarLe la realtà siciliana a Ragusa, che allego alla presente.  Mi presento: sono Adriana Cosentini laureata in Pianificazione Territoriale e Urbanistica, dove ho avuto l’onore di conoscere il grande prof. Gangemi, attualmente faccio la libera professione qui a Ragusa e purtroppo l’urbanistica non è neanche qui una norma applicabile ma vanta parecchie distorsioni. Grata per l’attenzione rimango a Sua disposizione

di Adriana Cosentini

Interessante per tutti, ma ancor più suggestivo è leggere dagli esperti del settore la nuova strategia urbanistica siciliana chiamata salvaguardia del diritto di abitazione:

“I Comuni ne hanno inventata un’altra per fare ‘cassa’ sulla pelle dei cittadini: acquisiscono le case abusive e le affittano”.

Così efficacemente intitola il giornale Time Sicilia l’intervista a un noto urbanista. La Sicilia è pervasa in lungo e largo da varie filosofie urbanistiche; anche nel Ragusano non ci siamo fatti mancare nulla. Non mancano i manufatti insanabili e le superfetazioni in aree vincolate, anch’essi non sanabili; ma noi abbiamo fatto di più.

Con tanta destrezza è stata redatta una variante al Piano regolatore generale impropriamente intestata agli ex Piani particolareggiati di recupero urbano ex L.R. n°37 del 1985, ma abrogati nel 1994, che individuano ben 16 zone territoriali omogenee “C” spalmati a macchia di leopardo in tutto il territorio Ragusano, dal mare alla collina.

Nel decreto regionale di approvazione della variante si legge:

“…il dirigente del Settore VII attesta che detti immobili risultano, in gran parte, sanati con concessione edilizia rilasciata e che, per la parte rimanente di edifici, non vi sono motivi ostativi alla loro sanabilità. Il ristudio di detti ambiti edificati abusivamente concerne la zonizzazione in osservanza all’art. 2 del D.I. n.1444/1968, nonché rilevandosi la mancanza dei cosiddetti standard urbanistici, il reperimento delle attrezzature di legge in osservanza all’art. 3 del D.I. 1444/1968 e il completamento delle opere infrastrutturali primarie (rete viaria, rete elettrica e di pubblica illuminazione) di cui sono in massima parte dotati”.

Le norme tecniche di attuazione per il reperimento delle aree pubbliche a standard previste dal D.I. 1444/68, nelle zone già edificate abusivamente nel caso di ampliamento di edifici prevede la cessione di 18 mq/ab; mentre chi si è comportato correttamente, quindi nei lotti liberi, il Comune ha prescritto una cessione del 50 per cento dell’area a titolo gratuito limitando il diritto edificatorio al netto della cessione stessa, cioè alla metà dell’area posseduta.

Questo per reperire quelle aree pubbliche che non sono state mai cedute dall’abusivo, quindi con una cessione impositiva per sé (18mq./abit.) e per gli altri (il 50% della proprietà) che hanno costruito in spregio allo strumento urbanistico, senza regola alcuna, ma sanati in virtù della privazione della proprietà di chi fino ad oggi non ha costruito un bel niente.

Per farla breve, se un cittadino ha un’area di 1000 mq, il cinquanta per cento va ceduto a titolo gratuito al Comune e nei 500 mq. rimanenti vengono calcolati i parametri urbanistici per l’edificazione.

Inizialmente il cittadino però poteva decidere di non cedere l’area o una porzione di area, monetizzandola naturalmente al Comune senza vantare diritti edificatori sulla parte ceduta. La cessione delle aree in urbanistica è finalizzata al reperimento delle aree pubbliche normato con la legge dell’esproprio: esso è l’unico atto di privazione della proprietà o di altro diritto reale imposto nel nostro ordinamento.

Ma a Ragusa non c’è bisogno di alcun esproprio: la cessione in quelle aree individuate dalla variante come zone abusive grava direttamente sul cittadino che non ha commesso il reato di abusivismo.

Ora chiamiamola cessione volontaria, chiamiamola perequazione compensativa, ma in tutta onestà possiamo dire che essa è una sorta di scippo legalizzato, perché i Comuni devono far cassa e devono farla sulla pelle dei cittadini, anche e soprattutto di quelli che non hanno commesso l’abuso.

Tutte quelle aree libere purtroppo sono classificate come aree edificabili nel P.R.G., si fa per dire: non solo devono cedere il cinquanta per cento della loro estensione, ma ai fini fiscali su quel cinquanta per cento da cedere il proprietario deve comunque pagare la tassa di proprietà come suolo edificabile.

Ovviamente nessun intervento il Comune di Ragusa ha previsto in queste aree: esse non possono che considerarsi aree abbandonate e di risulta, aumentando così la già notevole sensazione di degrado che oggi caratterizza la periferia di Ragusa più di ieri.

D’altra parte, nessuna possibilità rimane al cittadino se non quella del ricorso giudiziario perché, nel frattempo, il Comune non approva nessuna edificazione che non preveda una sorta di scippo del 50% sulla proprietà; tutto questo con il beneplacito della Regione che ha approvato la variante.

E’ un quadro distorto? No, è solo una ulteriore penalizzazione anche per chi ha un terreno in quelle zone abusive, pur senza aver commesso alcun abuso.

E se il cittadino avesse riacquisita la parte del 50% monetizzandola? Anche in questo caso nessun vantaggio edificatorio gliene sarebbe venuto: avrebbe soltanto versato al Comune il 50% del valore della sua proprietà.

La situazione diviene paradossale se si considera che questo 50% di aree di proprietà permane vincolata alla cessione a tempo indeterminato, non rientrando – sostiene il Comune – nella tipologia di vincoli a scadenza quinquennale. Una condanna a vita, con effetto permanente anche in sede ereditaria.

Siamo tutti uguali? A Ragusa, no certamente. Perché? Perché sullo stesso territorio, a pochi metri di distanza da quelle maledette zone la cessione volontaria è regolamentata in modo diverso, più coerente con l’ordinamento urbanistico vigente.

Cercare equità e razionalità, pianificare con gli strumenti normativi non è facile, ma è altrettanto auspicabile che l’applicazione delle norme urbanistiche non risenta in maniera così massiccia del clima di tuziorismo che oggi la caratterizza.

L’abusivismo è un tema da considerare tutto interno alla riforma urbanistica ancora da fare, per la quale è necessario un consenso condiviso che rientri nel calendario politico del Governo siciliano. Altrettanto impellente è avere una sensibilizzazione sociale sull’urbanistica del territorio siciliano, che ora più che mai deve avere l’aiuto e la collaborazione di un taglio tecnico esperto che invece pare che tenda a indebolirsi nei confronti della realtà concreta delle nostre città e dei nostri territori.

Foto tratta da sociologicamente.it

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“In tanti non volevano infrangere la legge, ma sono stati colpiti da una legge retroattiva”

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