Le scuole italiane tra locali cadenti, inquinamento e trasporti inadeguati. E la Sicilia è agli ultimi posti!
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Le scuole italiane tra locali cadenti, inquinamento e trasporti inadeguati. E la Sicilia è agli ultimi posti!


C. Alessandro Mauceri

Il problema – che Governo nazionale e Amministrazioni locali ignorano – è affrontato dal KIWANIS International. Il Rapporto di Legambiente. I locali, tutt’altro che sicuri, che mettono a rischio l’incolumità di studenti e corpo docente. L’inquinamento da amianto ed elettromagnetico. E le mense che lasciano molto a desiderare

Ogni anno è la stessa storia: a gennaio tutti i genitori si precipitano agli open day per decidere in quale scuola iscrivere i propri figli per l’anno successivo. Ogni istituto fa di tutto per attirare quanti più alunni possibile e per mostrare che la “domanda” aumenta. Nessuno però dice una cosa delle scuole che si visitano: che la qualità e sulla sicurezza dei locali dove si svolgeranno le lezioni è preoccupante. Il più delle volte la si dà per scontata.

Del resto, anche per gli edifici scolastici dovrebbero valere le stesse regole che vigono per gli altri. La realtà, però, è ben diversa. Di questa e di altre questioni di occupa il KIWANIS International, che segue molto questi temi.

Quasi la metà degli edifici scolastici (il 41 per cento) sono vecchi, la loro costruzione risale ad un periodo tra il 1941 e il 1974. Circa un quarto è stato edificato tra il 1975 e il 1990. Oltre il 15 per cento degli immobili risale addirittura alla prima metà del secolo scorso e quasi il dieci per conto (8,6 per cento) è stato costruito prima del 1900.

Da allora sono stati scarsi i controlli e soprattutto gli interventi. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che dopo eventi come terremoti e alluvioni siano frequenti i crolli. Nessuno fino a quel momento si è preso la briga di domandarsi se quegli edifici erano sicuri. Perché questo, in definitiva, è il vero problema: nessuno assicura che la maggior parte i siti in cui ogni mattina milioni di bambini vengono condotti siano completamente “sicuri”.

A dirlo è il Rapporto annuale di Legambiente.

Dalla ricerca, basata prevalentemente su dati ufficiali (forniti dal Ministero), emerge che solo metà delle scuole è dotata di un certificato di collaudo statico o di un certificato di idoneità statica. Meno del 60 per cento dispone di un certificato di agibilità e il 30 per cento non ha neanche il certificato di agibilità igienico-sanitaria.

Ma non basta. Il 60 per cento degli edifici dove passano buona parte della giornata bambini adolescenti non sono dotati di un certificato di prevenzione incendi, circa la metà non dispone di scale di sicurezza e perfino gli impianti elettrici, nel 20 per cento delle scuole, non sono a norma.

Quando si verifica un crollo, magari di un solaio, i giornali riempiono le prime pagine di titoli e paroloni. Come mai nessuno ha detto che dal 2011 al 2015 solo nel 5 per cento degli edifici sono stati eseguiti interventi di messa in sicurezza proprio dei solai? Eppure la percentuale che necessiterebbe di interventi urgenti di manutenzione dovrebbe essere vicina al 40 per cento?

Interventi necessari ma che, per essere realizzati, spesso richiedono somme rilevanti. Invece dai dati del Rapporto si evince che la somma media destinata alla manutenzione straordinaria è quasi ridicola: in Sicilia, ad esempio, nel 2015, alla manutenzione straordinaria sono stati destinati mediamente 12 mila euro per  scuola. Eppure sempre secondo i dati riportati nell’inchiesta di Legambiente, nella stessa regione circa un terzo degli edifici scolastici necessiterebbe di interventi di manutenzione straordinaria urgente!

Una situazione già grave, ma che in alcune parti del territorio nazionale raggiunge livelli di estremo pericolo: in Sardegna, ad esempio, ad aver bisogno interventi urgenti è il 100 percento degli edifici, in Calabria il 95 per cento.

In molti istituti sarebbe un problema anche l’amianto: secondo  l’inchiesta di Divertito e Signorelli, sarebbero ancora migliaia gli istituti “contaminati” in Italia. Una situazione che sarebbe la causa di decine e decine di casi di mesotelioma anche tra gli insegnanti. Una situazione gravissima che il Ministero dell’Ambiente e l’Osservatorio nazionale amianto dovrebbero conoscere bene (dato che la ricerca si è basata anche sui loro dati).

Altre scuole sorgono in aree dove fino a non molti anni fa si lavorava l’amianto: aree non bonificate prima di costruirci sopra istituti scolastici. E circa il 6 percento degli edifici scolastici si trova ad una distanza tra 1 e 5 chilometri da una discarica. Il 20 per cento da industrie. Anche sotto il profilo dell’inquinamento elettromagnetico i rischi per gli istituti scolastici sono rilevanti: oltre il 15 per cento degli edifici si trova in prossimità di antenne cellulari.

Ma anche i servizi offerti ai bambini o ai ragazzi spesso sono carenti: sembra che per le scuole le belle parole pronunciate durante l’EXPO 2015 a proposito dell’alimentazione non debbano valere nulla: solo il 5 per cento degli istituti scolastici fornisce pasti interamente biologici e meno di un quarto delle scuole offre un servizio sul posto (per i restanti tre quarti i pasti arrivano dall’esterno).

Ancora peggio se si guarda agli altri sevizi. Il servizio di linea scolastica è offerto solo da poco più del 5 per cento delle scuole. E anche chi decidesse di andare a piedi non si trova in una situazione migliore: quasi inesistenti i servizi di “pedibus”, o i percorsi casa-scuola e molti edifici (il 90 per cento) non dispongono nemmeno di un semaforo per consentire l’attraversamento dei bambini. Anche le piste ciclabili, vanto di molte Amministrazioni comunali, sono presenti solo nel 10 per cento delle scuole.

Dopo aver visto tutto ciò, non sorprenderà sapere che l’utilizzo delle energie rinnovabili è poco più che una chimera nella maggior parte delle scuole: in Sicilia, ad esempio, meno dell’8 per cento degli edifici utilizza fonti rinnovabili. Lo stesso avviene in Piemonte. Peggio la Sardegna (4,5) e praticamente sconosciute le fonti energetiche rinnovabili in Molise e in Valle d’Aosta.

Si tratta di problemi che sono legati non solo alla gestione dei singoli istituti: spesso sono comuni a molte delle scuole del territorio. Nel complesso, la situazione italiana è pessima.

Se si guarda alla gestione delle scuole nelle città capoluogo, la maglia nera di peggiore Comune italiano spetta a Messina (89esimo) cui fa compagnia, in Sicilia, Palermo (78esimo) subito preceduta da un altro capoluogo siciliano Caltanissetta (77esimo). Altre due città siciliane, Enna e Trapani, non sono state inserite in questa classifica perché per “incompletezza di dati”.

Catania e Siracusa non hanno fornito dati. In altre parole, per i bambini che vanno a scuola in queste città, non si hanno a disposizione nemmeno i dati relativi agli edifici scolastici e come vengono gestiti i servizi scolastici.

Un problema che riguarda oltre un milione di persone su tutto il territorio nazionale (cui si aggiunge il personale non docente e docente).

Un dato preoccupante e sconvolgente per chi come il KIWANIS International ha fatto dei bambini la propria mission.

 

26 gennaio 2017

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AlessandroMauceri


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