Letti e riletti/ ‘Le confessioni di un assassino di Joseph Roth e il grande tema della colpa
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Letti e riletti/ ‘Le confessioni di un assassino di Joseph Roth e il grande tema della colpa


Giulio Ambrosetti

Confessione di un assassinio”, di Joseph Roth, è un opera che rappresenta mirabilmente l’appartenenza dell’autore al mondo ebraico, in particolare il legame con il vecchio testamento

di Lorenzo Ambrosetti

Golubcik, figlio illegittimo del ricco barone Krapotkin, tenta di riscattare la propria intera esistenza, rivendicando il diritto ad avere una vita degna di tale nome. In realtà, lui rimarrà sempre fino alla fine del romanzo figlio del taglialegna Golubcik, alle dipendenze del barone.

Il romanzo si snoda in una serie di sequenze, interrotte puntualmente dall’apparizione di un personaggio, Lakatos, che rappresenta, nella simbologia del racconto l’immagine del diavolo, o comunque del maligno.
Lakatos è il tentatore, colui che spinge il giovane Golubcik verso la conquista di beni materiali ed onori, nei confronti del barone suo padre, e che apparirà più volte nel romanzo come figura rappresentativa degli orrori della materia.

Golubcik, alla fine, non otterrà dal barone che un impiego in polizia, divenendo ben presto una spia russa, e commettendo ogni sorta di nefandezza.

Innamoratosi, ad un certo punto della sua vita di una giovane indossatrice francese, Lutetia, cercherà di riscattarla dalla sua misera esistenza e di espiare i sensi di colpa accumulatisi nella sua vita di spia ed al tempo stesso servitore dello Stato.

Ma….finge. Si finge il figlio del Barone Krapoctin, di cui Lutetia era veramente innamorata.

In questo gioco di finzioni Golubcik finirà per tentare di uccidere Lutetia, scoperta a letto con l’autentico figlio del Barone Krapoktin e la accecherà.

Volendo autopunirsi del misfatto, e qui torna il problema della colpa, si arruola volontario in guerra sperando di morire. Non morirà, e terminerà la sua misera esistenza proprio con Lutetia con cui condividerà il focolare.

Il romanzo, scritto nei primi anni Trenta del novecento, appare attualissimo, perché l’abilità dello scrittore nel descrivere personaggi che non hanno alcuna consapevolezza di se stessi e che si muovono come automi nella scena del mondo, rappresenta in modo mirabile l’esistenza dell’uomo contemporaneo, spesso vuota e priva di significati e ritmi interiori e tutta tesa verso la conquista di potere e ricchezza.

Foto tratta da mangialibri.com

11 luglio 2018

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GiulioAmbrosetti


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