Letti e riletti/ Re Lear di Shakespeare o l’ineluttabilità del Male
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Letti e riletti/ Re Lear di Shakespeare o l’ineluttabilità del Male


Time Sicilia

In quest’opera amara il drammaturgo inglese racconta il mondo per come lui stesso lo vede: un mondo  intriso di male, male che, comunque, tende sempre a prevalere sul bene 

di Lorenzo Ambrosetti

Nel Re Lear di Shakespeare quello che salta all’occhio – non subito, perché viene abilmente svelato nella trema del dramma, composto di cinque atti – è che la natura dell’uomo è un complesso inestricabile di bene e di male, che nessuna divinità è in grado di colmare.

Di esempi in letteratura se ne potrebbero prendere tanti: si pensi al Dottor Jekil e Mister Hide di Stevenson e nella letteratura psicoanalitica alla dialettica tra eros e thanatos.

Ma il dilemma affonda le sue radici fin nel pensiero greco delle origini dove a Dioniso, Dio di ogni eccesso, si contrapponeva Apollo, divinità della misura e dell’equilibrio.

Ora nel dramma shespiriano Kent e Gloucester, assieme a Edgar, rappresentano le forze del bene che mirano alla salvaguardia della regalità perduta da Lear e tentano in ogni modo di proteggerlo da Goneril e da Regan, figlie del re, che gli hanno, ingannandolo, sottratto il regno.

Figura del male per eccellenza è poi Edmund, figlio bastardo di Gloucester, cui interessa solamente il potere e per il quale è disposto, e lo fa effettivamente con le azioni, ad ogni bassezza.

Il dramma in realtà è molto più complesso di quanto sembri. Accanto alla dialettica bene-male si introduce quella del potere, della verità e della purezza, incarnata dalla figlia più giovane di Lear, Cordelia.

Cordelia si contrappone nettamente per la sua sincerità, emblema della ricerca della verità presente in molte opere del drammaturgo inglese, alle altre due sorelle, Regan e Goneril, le quali, non soltanto sono false ed ipocrite, ma sono anche piene di lascivia, nella contesa che instaurano tra di esse per la conquista di Edmund.

La fine di Cordelia, che non anticipiamo per chi volesse leggere l’opera, è la fine della verità e della bellezza che secondo Shakespeare, dovrebbero governare il mondo.

Invece, per il drammaturgo inglese, il mondo è intriso di male, male che, comunque, tende sempre a prevalere sul bene.

Michele Placido nell’interpretazione di ‘Re Lear’: foto di brindisireport.it

27 aprile 2018

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TimeSicilia


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