Libertà e diritti/ Crisi catalana, Orlando: “Inaccettabile la prigione per gli indipendentisti”. Tutto qui?

Il sindaco di Palermo, intervistato da un giornale di Barcellona, rompe il muro di omertà eretto intorno ad una delle più gravi violazioni di diritti civili dei nostri tempi. Ma se davvero vuole essere il sindaco della “città dei diritti”, come ama definirsi, dovrebbe fare di più… Anche per zittire chi lo dipinge come un ‘professionista’ delle battaglie civili…

Come tutti sappiamo, oggi ricorre l’anniversario della liberazione d’Italia dal nazifascismo.  Una festa che, come ogni anno, è accompagnata da polemiche che durano dall’alba al tramonto e da cui ci allontaniamo volentieri per volare fino a Barcellona dove il tema della libertà, in  tutte le sue declinazioni, in questi ultimi mesi, è particolarmente sentito. Ce ne dà l’occasione il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che, ieri, ha rilasciato un’intervista ad un giornale online che ha sede in Catalogna: La Vanguardia.

Gran parte della sua chiacchierata con la giornalista spagnola (o catalana?) è dedicata, manco a dirlo, al suo scontro con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sul tema dei migranti. Orlando continua a dipingersi come il sindaco di una città che “è punto di riferimento per i diritti umani”, “città di cultura” “città di turismo” ecc…  Potete leggerla qui, lo spagnolo è abbastanza  comprensibile da tutti noi, specialmente da chi conosce i suoi cavalli di battaglia.

La notizia sulla quale vogliamo soffermarci riguarda, invece, un altro tema, appena sfiorato nell’intervista, ma che ha una sua sua rilevanza. E’ il tema della storica battaglia per l’indipendenza catalana, e, in particolare, l’incredibile vicenda dei politici indipendentisti arrestati e incarcerati per avere ‘osato’ organizzare un referendum sull’ indipendenza dalla Spagna. Da Amnesty International all’Onu, la denuncia è stata forte è chiara: la Spagna sta violando i diritti fondamentali in Catalogna. Numerosi politici europei, a titolo personale, hanno chiesto la liberazione degli indipendentisti. In molti hanno giudicato l’arresto come la manifestazione di una cultura franchista da cui lo Stato spagnolo tarda ad ‘affrancarsi’.  Il silenzio scandaloso dell’Unione europea fa ancora rumore: nel 2019 si può finire in prigione per delle idee, ma per l’UE questo non è un problema.

Ebbene, Orlando, in questa intervista, rompe il muro dell’omertà dei cosiddetti ‘paesi civili’ sulla questione. La domanda gli viene posta alla fine dell’intervista e questo non ci stupisce più di tanto: la Vanguardia lo incontra per parlare di questioni italiane, certo.  Ma il fatto che questo giornale non sia mai stato ‘amico’ degli indipendentisti catalani avrà forse giocato un ruolo (è considerato vicino alla monarchia spagnola).

In ogni caso la domanda c’è e la risposta pure: “Cosa pensa della situazione in Catalogna” chiede la periodista spagnola. Il pensiero di Orlando sul tema è ben noto ai siciliani: si è schierato pure contro la nostra Autonomi, figuriamoci se parliamo di indipendenza catalana o siciliana che sia: “Considero che l’indipendenza di una regione nell’Ue vada contro la storia”.  Forse, se Orlando cambiasse prospettiva la risposta sarebbe diversa. La Catalogna, infatti, si considera Stato non regione. Colonizzato, non libero e sovrano. Ma non è questo il punto. Se il tema dell’indipendenza può essere oggetto di dibattito, non può esserlo il tema delle libertà civili, dei diritti umani e della repressione.

Infatti, Orlando non si tira indietro e aggiunge: “Allo stesso tempo, trova inaccettabile che chi sostiene l’indipendenza catalana debba fronteggiare i tribunali e ritrovarsi in prigione”. 

Un plauso per queste parole forti e chiare. Che, però, non bastano.  Siamo dinnanzi ad un atto repressivo tipico delle dittature. Ad una violazione palese dei diritti fondamentali di ogni cittadino. Da Orlando, che si dice paladino dei diritti umani – e non solo quelli dei migranti che arrivano sui barconi, supponiamo- ci aspetteremmo molto di più.

Abbiamo visto sventolare sul balcone di Palazzo delle Aquile (sede del Comune di Palermo) bandiere di tutti i colori, pure quelle arcobaleno, in segno di solidarietà e amicizia con chi combatte per un causa che lui ritiene giusta. Dove è la bandiera catalana? Dove sono i comunicati stampa roboanti e le levate di scudi da paladino degli oppressi?

Sul tema della libertà e dei diritti non si possono usare pesi e misure diversi. Se no, si corre il rischio di apparire come un ‘professionista’ delle battaglie civili, impegnato a combattere solo quelle più convenienti… E siamo certi che non è questo il caso.

Per la cronaca, in Spagna, il prossima 28 Aprile, si vota per le politiche. Nel dibattito della campagna elettorale, c’è il tema dell’indulto per gli indipendentisti imprigionati da Madrid. Molto dipenderà da chi vince e, in particolare, dalla forza che avranno i partiti indipendentisti non solo catalani, nel nuovo Parlamento spagnolo. Va da sé che una presa di posizione internazionale potrebbe incidere sulla decisione. E se fosse Palermo a dare il via ad una campagna per la libertà e i diritti umani degli indipendentisti catalani? 

Palermo capitale dei diritti umani e delle libertà civili. Di tutti.

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