Con l’Iran l’arroganza USA non ha limiti né confini
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Con l’Iran l’arroganza USA non ha limiti né confini


Time Sicilia

Gli Stati Uniti, con la gestione Trump, stanno superando i limiti dell’arroganza diplomatica. E non si tratta di interessi commerciali, come nel caso dei dazi doganali, ma di interessi strategici. Così il capo dell’amministrazione USA, adesso, vuole rivedere gli accordi su nucleare siglati con l’Iran dal suo predecessore. Costi quel che costi 

di Riccardo Gueci

Gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump, hanno toccato vette di arroganza mai raggiunti in passato. E dire che molti c’è l’hanno messa tutta per tentare il record, ma sapevano camuffare i loro intenti con motivazioni apparentemente attinenti alla mancanza delle libertà democratiche dei popoli che andavano a ”liberare” dai loro tiranni, anche mentendo spudoratamente (Bush Jr in occasione dell’occupazione dell’Iraq e dell’assassinio di Saddam Hussein, su sentenza di un Tribunale e di un processo farsa).

L’ultima trovata di Trump è il trattato sul nucleare sottoscritto appena tre anni fa (Vienna, 14 luglio 2015) dal suo predecessore, Barak Obama, con l’Iran, e la piena soddisfazione generale, Unione Europea compresa. Poiché quel trattato a lui non sta bene, ne vuole fare un altro di suo gradimento. Come se gli altri sottoscrittori dovessero obbligatoriamente sottostare alle sue voglie.

E se gli altri interlocutori non volessero stare ai suoi capricci, Trump che fa? Decide da solo di mettere le sanzioni economiche all’Iran e pretenderebbe che tutti gli alleati degli Usa ubbidissero e seguissero le sue smanie di dominio.

Nemmeno all’Onu si procede in questo modo. In quella sede esistono organi collegiali dove si prendono decisioni all’unanimità. Per fortuna i suoi interlocutori europei questa volta hanno fatto orecchi di mercante alle sue richieste, anzi qualcuno è andato oltre dicendo che i loro interessi nazionali e quelli delle loro aziende che intrattengono rapporti commerciali con quelle iraniane. Fra queste quelle italiane rappresentano il primo partner commerciale con l’Iran.

Perfino l’Alta rappresentante europea per gli Affari esteri, Federica Mogherini, ha manifestato il suo dissenso alla proposta Trump, confermando in sostanza la dichiarazione da lei resa nel luglio 2015, all’epoca della sottoscrizione fra le parti – i cosiddetti 5+1 – i cinque Paesi componenti permanenti il Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Usa) più la Germania:

“Non solo è un buon accordo, è un buon accordo per tutte le parti”.

Ecco, è questo un buon modo di rapportarsi all’alleato principale dell’Europa: patti chiari e amici più di prima. Ma questo metodo deve essere adottato sempre, cosa che non avviene sempre e specialmente nelle questioni militari della Nato. E con tutti i presidenti, non solo con Trump perché è un tipo ‘un po’ così’.

Speriamo che questo evento segni una svolta nei rapporti tra l’Unione europea e gli Usa e che esso costituisca un precedente da far seguire a molti altri, come d’altra parte è avvenuto con i dazi proposti dallo stesso Donald Trump. Questo è un buon modo per consigliare ai nostri alleati di abbandonare l’arroganza che caratterizza la loro azione diplomatica.

15 agosto 2018

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