L’Italia e l’Ue: su 148 decisioni mai un NO, neanche quando serviva

“L’Italia è uno dei tre Paesi UE che fra luglio 2014 e giugno 2016 non si sono mai opposti né astenuti su nessuna delle 148 decisioni prese dal Consiglio dell’Unione europea. E pensare che di argomenti interessanti dove l’Italia poteva votare contraria ce n’erano tanti”.

“Partiamo da un dato incontrovertibile: l’Italia è uno dei tre Paesi UE che fra luglio 2014 e giugno 2016 non si sono mai opposti né astenuti su nessuna delle 148 decisioni prese dal Consiglio dell’Unione europea. E pensare che di argomenti interessanti dove l’Italia poteva votare contraria ce n’erano tanti”.

E’ in un articolo firmato da Marco Fontana e pubblicato su Sputniknews.it che si tiranno le somme del presunto criticismo di Matteo Renzi sull’Unione europea e la realtà.

“Qualche esempio: il nuovo Regolamento sulle “condizioni zootecniche e genealogiche per l’allevamento, il commercio e l’ingresso nell’Unione di animali riproduttori di razza pura, suini ibridi riproduttori”; la Direttiva sulle norme che regolano “le azioni di risarcimento danni in base al diritto nazionale per violazione delle disposizioni del diritto della concorrenza degli Stati membri e dell’Unione europea”; il Regolamento che abroga la direttiva CEE sulla fissazione del tenore massimo in acido erucico negli oli e grassi. Insomma, – si legge nell’articolo- c’era già materiale per dimostrare il suo patriottismo, ma Renzi per due anni è stato zitto”.

Per non parlare – aggiungiamo noi- dei temi legati all’agricoltura e alla pesca. L’agricoltura meridionale l’hanno già distrutta e nessuno dei sodali di Renzi ha intrapreso una seria battaglia a Bruxelles. L’ultimo colpo alla pesca, invece è arrivato con i divieti sul pesce spada (ve parliamo qui). 

In buona sostanza, per il giornalista,  la vena anti-UE del nostro dinamico premier è stata solo una mossa elettorale: “Eppure poteva avere un ruolo meno asservito, godendo della più grande pattuglia di eurodeputati in una stessa formazione politica (Pse) grazie a quel famoso 40% raccolto durante le ultime elezioni europee, ed essenda divenuta l’Italia l’ago della bilancia per il futuro dell’euro dopo i problemi della Grecia e l’uscita della Gran Bretagna”.
Qui potete leggere l’articolo integrale

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