L’Italia è il Paese con il più alto numero di adolescenti fumatori

In barba alle misure restrittive, ai divieti e alle limitazioni (comprese azioni scoraggianti come scrivere frasi scoraggianti sui pacchetti di sigarette e sulle confezioni di tabacco), la diffusione di molti vizi è ancora un problema ben lontano dall’essere risolto. Soprattutto in Italia

In barba alle misure restrittive, ai divieti e alle limitazioni (comprese azioni scoraggianti come scrivere frasi scoraggianti sui pacchetti di sigarette e sulle confezioni di tabacco), la diffusione di molti vizi è ancora un problema ben lontano dall’essere risolto. Soprattutto in Italia

Lo confermano i risultati di una ricerca condotta e diffusa dal Centro europeo per il monitoraggio della dipendenza dalle droghe (Espad). Il Centro si ricerca ha effettuato il confronto con le scuole di 35 Paesi di cui 24 facenti parte dell’UE. Il risultato è che “l’Italia spicca per la percentuale di fumatori (37%)”.

Secondo l’analisi, l’Italia è il Paese europeo dove sono di più gli adolescenti fumatori. Le ricerche condotte su giovani di età compresa tra 15 e 16 anni mostrano che, spesso, questa cattiva abitudine diventa una dipendenza per tutta la vita.

Tra i Paesi analizzati la situazione peggiore si verifica nella Repubblica Ceca, seguita da Lituania e Lettonia; settima l’Italia, ma molto lontana dai Paesi virtuosi che stanno realmente combattendo il tabagismo, come Islanda Stati Uniti e Norvegia.

Stessa situazione e risultati analoghi (almeno per ciò che riguarda i vertici e la coda della graduatoria) per altri problemi: la Repubblica Ceca si è piazzata al primo posto anche per ciò che riguarda il consumo di bevande alcoliche seguita questa volta da Grecia e Ungheria.

Ancora una volta la medaglia del Paese più virtuoso spetta all’Islanda (in barba all’immagine diffusa che vede il problema dell’alcolismo particolarmente diffuso nei paesi nordici) seguita dagli USA.

Anche per ciò che riguarda l’uso di droghe la situazione della Repubblica Ceca non è affatto positiva. Ancora una volta a questo Paese è toccato il primo posto (ovvero, il peggiore).

Cambia la posizione di alcuni Paesi in questa classifica: gli USA sono ai vertici di questa classifica alle spalle della Repubblica Ceca seguiti dalla Francia. Se si guarda a quanti hanno consumato cannabis ‘negli ultimi trenta giorni’, la media nei 35 Paesi è del 7%, mentre in Francia è del 17%, in Italia del 15% e nella Repubblica Ceca del 13%.

Passando alle nuove droghe psicoattive (Nps), il loro consumo è più diffuso di quello di amfetamine, ecstasy, cocaina o Lsd. Il campione generale presenta una media del 3% tra quelli che le hanno usate negli ultimi 12 mesi. In Polonia ed in Estonia però la percentuale raddoppia (8%), seguono Bulgaria e Croazia (6%) e Irlanda e Italia (5%).

Stando ai risultati delle ricerche i maggiori problemi nei giovani deriverebbero dall’uso di alcool e dal tabagismo. Solo terzo (si fa per dire) il problema legato al consumo di cannabis, seguito dal consumo di sostanze inalanti e dai tranquillanti e sedativi.

Un aspetto interessante è la variazione nei vari Paesi dell’uso di queste sostanze negli ultimi anni. Ad esempio, da molti anni in Italia si cerca di limitare l’uso (e secondo molti, l’abuso) di tabacco e derivati. Tutto inutile. In barba a tutte le azioni svolte e a tutte le misure coercitive introdotte (legate all’uso di sostanze stupefacenti, di alcool e di sigarette e simili), la situazione è migliorata solo di poco. Lo stesso in molti altri Paesi.

Solo pochi sporadici casi hanno mostrato un miglioramento sensibile (il tabagismo è diminuito sensibilmente in Islanda e in molti Paesi nordici; lo stesso è avvenuto per l’uso di alcool). Ma nella maggior parte dei casi la situazione appare pressoché immutata (proprio il consumo di alcool, ad esempio, non è cambiato sensibilmente nella maggior parte dei Paesi); anzi, sono molti i Paesi in cui la situazione mostra un netto peggioramento (in molti Paesi l’uso di cannabis e di altre droghe o tranquillanti o sedativi è aumentato). Un segno che le misure adottate sia a livello locale che internazionalmente sono servite ben poco.

 

 

 

Rispondi