L’Italia dovrebbe portare la spesa per la Nato da 20 a 60 miliardi. Così vuole Trump
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L’Italia dovrebbe portare la spesa per la Nato da 20 a 60 miliardi. Così vuole Trump


Time Sicilia

A che serve oggi la Nato? A puntellare l’imperialismo americano. Non sarebbe più serio, a questo punto, chiamarsi fuori? Anche alla luce dei disastri provocati dalla stessa Nato nel recente passato, dalla Serbia all’Iraq di Saddam  

di Riccardo Gueci

La richiesta di Donald Trump è stata precisa: i Paesi aderenti alla Nato debbono contribuire alle spese della difesa comune con il 4 per cento del loro Prodotto interno lordo, il che per l’Italia significa aumentare il contributo Nato da 20 a 60 miliardi di euro. L’aumento del contributo al 2 per cento risaliva ad un accordo precedente (con Barak Obama) quindi era già preventivato. Ma cosa ha risposto il premier italiano, Giuseppe Conte? Ha soltanto richiesto di potenziare l’Hub di Napoli per rafforzare le difese del fronte Sud contro le infiltrazioni del terrorismo.

Ma si può essere più inconsistenti di così? Il terrorismo, secondo il premier Conte, si combatte con i caccia lanciamissili, gli aerei senza pilota (predator) e con le navi cacciatorpediniere atomiche, perché questi sono gli armamenti Nato. Perché fare queste figure da sprovveduti, quando si ha accanto una ministra come Elisabetta Trenta che sprovveduta, almeno sulla carta, non dovrebbe essere? Se vanno assieme al vertice Nato almeno si mettano d’accordo sulle questioni da trattare. Altrimenti, perché andare in due? Che figura!

Sulle questioni trattate, oltre al come, c’è poi il merito. E il merito sono i quattrini, che sono una bella somma per un bilancio statale e un debito pubblico che non consentono alcuna elasticità, specie dopo l’introduzione all’articolo 81 della Costituzione della norma che obbliga l’equilibrio del bilancio di previsione. E non si tratta di una misura una tantum, ma di una spesa fissa per i prossimi anni. Ci piacerebbe che il governo ci dicesse quale è il suo progetto finanziario per il futuro, stante il fatto che non hanno risposto al presidente degli Stati Uniti “Talè beddu, gira o largu” (Guarda bello, gira al largo).

Questa vicenda accresce la nostra contrarietà acchè l’Italia continui ad essere un Paese Nato. E la nostra avversione non è di natura ideologica né, tanto meno, un pregiudizio, ma la risultante della osservazione di ciò che è stata la Nato negli ultimi 20-30 anni. Essa è stata promotrice della guerra alla Serbia per strapparle il Kosovo. Non avendo nessuna giustificazione a riguardo, perché la Serbia non recava alcuna minaccia a uno dei Paesi membri, l’hanno chiamata umanitaria per favorire le truppe mercenarie finanziate dalla Cia al servizio della mafia albanese.

Ha poi fatto la guerra in Iraq con la motivazione che Saddam Hussein possedeva l’arma di distruzione di massa: motivazione che si è rivelata una bufala perché l’arma di distruzione di massa nessuno l’ha trovata, perché semplicemente non c’era. Una menzogna mondiale!

Ha provocato la guerra in Libia con le conseguenze presenti quotidianamente nella tragica vicenda dei migranti sui barconi.

Ha promosso la guerra in Afghanistan, con la scusa che quel Paese ospitava lo sceicco del terrore Osama Bin Laden. Ebbene, Osama Bin Laden è morto da più di cinque anni, ma noi siamo ancora lì a fare una guerra che non ci interessa, che ci costa un mucchio di soldi per fare piacere agli Stati Uniti, che pur di proseguire la loro guerra, ora la fanno ai loro ex alleati, i Talebani.

Già, i Talebani. Prima li hanno finanziati, armati, addestrati ed ora gli fanno la guerra. Questa guerra che non piace neppure agli stessi soldati e ufficiali americani che sono lì a combatterla, come testimonia un servizio de L’Espresso il quale riporta la testimonianza di un ufficiale uscito dall’Accademia di West Point, Spenser Rapone, di 25 anni, il quale dichiara di essere socialista o comunista di avere maturato questa idea a seguito di quel che ha visto e vissuto in quella guerra:

“Stare lì mi ha fatto vedere con i miei occhi come funziona l’imperialismo. Eravamo una forza di occupazione che faceva gli interessi della classe dominante e dell’egemonia americana”. Ed ha aggiunto che la formazione che viene data nelle accademie militari è progettata con gli stessi scopi.

“Dicono di voler sviluppare il pensiero critico – precisa Rapone – ma gli interessa solo chi riesce a mascherare dietro una facciata di civiltà la violenza dell’imperialismo”.

Va da sé che il tenente Rapone è stato radiato dall’esercito ”con disonore”. E ti pareva… Noi, invece, come dei cretini reggiamo il moccolo all’imperialismo americano e li aiutiamo ad esportare la sua democrazia, fatta di violenza e di sopraffazioni. E’ questa la solidarietà occidentale? Se è questa, è meglio, molto meglio, evitarla.

Come appare del tutto evidente la Nato non è più un’alleanza al servizio solidale dei Paesi membri. E’ diventata una organizzazione militare al servizio dell’imperialismo Usa e della sua smania di tenere sotto il suo controllo l’intero pianeta ed ora anche il controllo militare dello spazio.

Una smania pericolosa alla quale è bene sottrarsi per tempo. A cominciare dal rifiuto di incrementare le spese militari al suo sostegno. Durante il vertice Nato di Bruxelles, Donald Trump ha insistentemente attaccato la Germania per il gasdotto proveniente dalla Russia, che la renderebbe – secondo la sua visione dei rapporti economici fra gli Stati – subordinata alla nazione di Putin. Perché questa è la visione degli Stati Uniti nei rapporti che essi intrattengono con i loro partner commerciali. E’ la loro visione imperialista!

A questi attacchi l’unico che ha difeso le ragioni della Merkel è stato il presidente francese Manuel Macron, a testimoniare una solidarietà europea che Trump voleva incrinare con il pretesto che la Nato serve all’Europa per difenderla dalla Russia. Se questo è il progetto Nato per l’Europa, esso va respinto con fermezza e determinazione e va al più presto trovato un sistema di difesa europea autonomo dell’Europa comunitaria, come, peraltro, va predicando la Merkel.

Di fronte a questo scenario, rappresentato dalle richieste del presidente Usa, il premier italiano tace, con buona pace della pretesa iniziale del suo governo di rivedere il sistema delle sanzioni economiche alla Russia di Putin. Ha fatto presto Giuseppe Conte a cambiare le sue opinioni e i suoi progetti di governo. Staremo a cedere quali altre sorprese ci riserva il futuro…

Foto tratta da frontepopolare.net

7 agosto 2018

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TimeSicilia


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