Lo sapevate che 500 mila brasiliani hanno chiesto e in buona parte ottenuto la cittadinanza italiana?
Economia, Editoriale

Lo sapevate che 500 mila brasiliani hanno chiesto e in buona parte ottenuto la cittadinanza italiana?


Time Sicilia

Ci si preoccupa dei migranti che arrivano con le ONG dal mare. Ma nessuno pone attenzione al fatto che 300 mila brasiliani di origine italiana hanno già ottenuto la cittadinanza nel nostro Paese. E altri 200 mila circa stanno per ottenerla. Sono i discendenti degli italiani che, tra la fine dell’800 e il 1960, emigrarono in Brasile. Figli e nipoti che, in buona parte, potrebbero tornare in Italia 

di Aldo Penna

L’italia corre il serio rischio di ritrovarsi, tra qualche anno, con alcune centinaia di migliaia di cittadini in più provenienti dalle periferie del mondo – soprattutto Sudamerica, Brasile in testa – acquisiti per il tramite di una particolare interpretazione dello Ius sanguinis che, se non regolato, produrrà sgradevoli sorprese.

Pochi sanno che – secondo il vigente Ius sanguinis, ovvero il diritto di cittadinanza ereditario – il discendente di cittadino italiano è, a propria volta, cittadino italiano se l’avo non ha ottenuto la naturalizzazione in altro Stato e se non c’è interruzione nella trasmissione della cittadinanza italiana.

Insomma, il riconoscimento del diritto alla cittadinanza italiana può essere ottenuto anche se l’avo è emigrato due secoli prima. 

L’Italia, si dice spesso, ha una tradizione nell’emigrazione. Tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 – per la precisione, fino ai primi anni ’30 – tanti italiani emigrarono in Brasile. Oggi gli italo-brasiliani sono per la maggior parte discendenti dagli emigrati italiani che si spostarono in Brasile tra il 1870 e 1960 (COME POTETE APPROFONDIRE QUI).

Ebbene, se tra la fine dell’800 e il 1960 tanti italiani partirono per il Brasile, oggi si registra un fenomeno inverso: sono i discendenti degli emigrati – o meglio, una parte di questi – che vorrebbero tornare in Italia.

Le pratiche per ottenere la cittadinanza italiana non sono semplici. Negli ultimi anni i tempi tra il primo contatto con gli uffici e la risoluzione delle pratiche si sono dilatati in modo abnorme.

Le gravi difficoltà che si incontrano nella prenotazione elettronica degli appuntamenti per le pratiche di passaporto e di cittadinanza, l’estrema rigidità di erogazione dei servizi che si è progressivamente determinata nei consolati hanno rallentato i tempi di accesso agli uffici con un accumulo di centinaia di migliaia di pratiche inerenti alle domande di cittadinanza.

Nonostante i tempi lunghi, soltanto in Brasile (il fenomeno, infatti, riguarda anche altre paesi del Sudamerica) già si contano circa duecentomila richieste di cittadinanza italiana in sospeso, che insieme con le cittadinanze già riconosciute dall’Italia (circa 300 mila) arrivano a superare il mezzo milione.

Sono 300 mila brasiliani ormai nuovi cittadini italiani, più altri 200 mila che stanno per diventare cittadini italiani. Una massa di italo-brasiliani che potrebbe catapultarsi nel nostro Paese reclamando diritti.

Peraltro, negli ultimi anni si è fatto sempre più concreto il rischio di fenomeni speculativi ed illegali attorno alle pratiche per la concessione della cittadinanza ai discendenti di emigrati italiani, dove già sono numerosi i casi sospetti.

In cosa consisterebbero queste pratiche illegali?

Intanto, nel classico escamotage di creare un disservizio pubblico e, contestualmente, fornire, dietro esborsi non dovuti, corsie privilegiate.

In secondo luogo, c’è il rischio evidente che, senza opportuni controlli, molti degli aspiranti cittadini italiani – del Brasile e, in generale, del Sudamerica – potrebbero avanzare richieste illecite, dal rilascio del passaporto all’accesso a misure previdenziali o assistenziali, anche manomettendo le prove della linea di ascendenza: una situazione che rischia di sfuggire completamente al controllo delle autorità.

Che faremo con queste legioni di cittadini qualora dovessero pensare di muovere verso la “madrepatria” per reclamare diritti?

Che sia una marcia di ritorno rumorosa o silenziosa, resta il fatto che, con l’introduzione di sussidi al reddito universali come il Reddito di cittadinanza, dovremo mettere in conto l’ipotetico arrivo di centinaia di migliaia di aventi diritto. Con il rischio che salti il banco e si comprometta una misura molto attesa dai poveri del Sud Italia.

Foto tratta da vicenzareport.it

15 giugno 2018

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