Lo schiaffo di Bratislava e il ‘nuovo’ Renzi: un assolo anti UE per il referendum

L’incontro sarebbe dovuto servire per fornire un’immagine di Unione Europea unita dopo l’uscita del Regno Unito. Nulla di più lontano dalla realtà, mentre il Premier cerca di rimediare al calo di popolarità con un atteggiamento critico che non ha mai avuto. La sola cosa che cambierà saranno le fotografie: non ci saranno più tra capi di stato a stringersi la mano sorridenti, ma solo due. Il terzo, Renzi, apparirà sui giornali da solo. Ma questo in un mondo che vive di immagine, non è affatto uno svantaggio, anzi…

Dopo il Brexit, la decisione del Regno Unito di uscire dall’UE (le cui conseguenze sono ancora poco chiare), il clima in Europa si è riscaldato. La prova si è avuta qualche giorno fa a Bratislava, durante il vertice dei capi di stato di quelli che sulla carta dovrebbero essere i paesi più importanti (dopo l’Uscita dell’UK) dell’Unione. In teoria avrebbe dovuto essere un vertice tranquillo ma gli interessi in ballo e la voglia di fare le prime donne hanno causato un brutto gioco agli organizzatori dell’evento.
Si doveva parlare di crescita (i problemi della finanza internazionale sono tuttora irrisolti), occupazione (nonostante le promesse del nuovo che avanza il numero degli occupati non ha subito cambiamenti sostanziali e lo stesso in Francia, dove ci sono stati scontri durissimi proprio sull’equivalente del Jobs Act), immigrazione (i rapporti con la Turchia sono allo stallo e così l’accordo sui migranti, specie dopo il tentativo colpo di stato delle scorse settimane e lo spostamento a sinistra del governo di Ankara) e molto altro.

Invece, Renzi ha deciso di parlare da solo alla fine dei colloqui, cosa che in altri tempi avrebbe potuto scatenare vere e proprie guerre. Ha accusato la Germania di non rispettarle regole dell’Unione sul surplus commerciale e di altre “cosette” (che la situazione fosse questa, però, lo si sapeva da anni).
Diverso l’atteggiamento che hanno deciso di assumere Francia e Germania, unite e concordi su molti dei punti di vista trattati (almeno davanti alle telecamere e ai giornalisti).
Cosa è cambiato dall’ultimo incontro, quello di giugno, sulla portaerei a Ventotene? L’incontro di Bratislava sarebbe dovuto servire per fornire un’immagine di Unione Europea unita dopo l’uscita del Regno Unito. Ma la realtà è che, anche sotto l’aspetto mediamente mediatico, non esiste nessuna unione: non c’è sotto il profilo economico (le norme dei vari paesi sono troppo differenti tra loro) né dal punto di vista sociale e ancora meno dal punto di vista fiscale (con conseguente fuga delle partite iva da paesi come l’Italia). brati2

Ancora peggiore, se possibile, la situazione sotto il profilo della politica internazionale: mentre sono sempre di più i paesi che costruiscono barriere fisiche alle frontiere (la più recente, ma certamente non l’ultima, quella in Francia) rimane irrisolto il problema dei migranti che continuano a tentare di entrare in Europa e che restano in Turchia (dove spesso diventano vittime di sfruttamento minorile), in Grecia (dove vanno ad aggravare una situazione già al limite della rivolta – e della quale i giornali non parlano) e in Italia dove gli accordi per il trasferimento negli altri paesi (di cui si era vantano il ministro Alfano) sono stati disattesi.
Non è un caso se proprio su questo argomento ha tuonato il nuovo che avanza: «Definire il documento sui migranti un passo avanti richiede della fantasia» degna dei «funamboli da vocabolario».

Le ragioni dello scisma citate dal nuovo che avanza però non sono nuove: si tratta di problemi ben noti e di cui nessuno, a cominciare dallo stesso Renzi, si è mai lagnato. Proprio questo ha fatto sorgere seri dubbi in molti analisti circa il fatto che, a conti fatti, il suo gesto potrebbe avere anche un altro scopo. Da mesi la presenza del premier sui media è calata e così la sua popolarità. Nonostante non sia avvenuto il sorpasso previsto e auspicato da Grillo prima della convention di Palermo, gli indici di gradimento del PD e soprattutto del premier non sono certo rosei. Tanto più che non più tardi di qualche giorno fa il Financial Times ha dedicato all’argomento un articolo. L’autorevole giornale inglese ha sottolineato quella che potrebbe essere la chiave di lettura del comportamento del nuovo che avanza a Bratislava: le previsioni in vista del referendum costituzionale. Con i sondaggi che parlano di una possibile sconfitta del SI (sostenuto in ogni modo da Renzi che avrebbe addirittura fatto scrivere il quesito in modo secondo alcuni eccessivamente di parte) e dopo i problemi legati ai ritardi e ai dubbi circa la data in cui dovrebbe svolgersi la consultazione, la popolarità del premier è calata (tanto che ha dovuto fare marcia indietro e rinnegare la promessa di dimissioni in caso di sconfitta al referendum).

In un mondo in cui si vive di apparenza e dove contano più i media che i contenuti, i rischi di un flop clamoroso erano troppo alti: serviva qualcosa per risollevare l’immagine di uomo forte e deciso. E quale occasione migliore se non quella di far vedere al mondo intero (ma soprattutto ai connazionali) che è ancora il “Renzi” che ha ricevuto da Napolitano l’incarico di salvare il paese?
Quale occasione migliore per distogliere l’attenzione dei propri concittadini dalle conseguenze che avrà il loro voto (tanto ha già detto che anche in caso di sconfitta non si dimetterà)?

La verità è che dopo Bratislava in Europa non cambierà nulla, a comandare saranno sempre gli stessi poteri forti che lo hanno fatto fino ad ora e contro i quali nessuno ha mai osato neanche rivolgere lo sguardo (figurarsi la parola). Gli stessi che si incontreranno a Berlino mercoledì prossimo, in un vertice al quale pare che il nostro premier non sia stato invitato (e cosa ancora più grave Junker non è intervenuto sulla vicenda, come pure avrebbe dovuto fare visto il ruolo che, almeno sulla carta, ricopre).

La sola cosa che cambierà saranno le fotografie: non ci saranno più tra capi di stato a stringersi la mano sorridenti, ma solo due. Il terzo, Renzi, apparirà sui giornali da solo. Ma questo in un mondo che vive di immagine, non è affatto uno svantaggio, anzi.
Per il resto tutto sarà come prima: a Berlino saranno prese decisioni importanti che con tutta probabilità riguarderanno tutta l’Unione Europea ma soprattutto l’Italia e gli italiani. E, come sempre, chi governa il Bel Paese sarà escluso dalla discussione, ma non avrà alcun potere per dire “no” ai dictat di Bruxelles.

C.Alessandro Mauceri

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