Legge elettorale, M5S: “Il truffarellum è legge”. Malumore dei Sindaci e un distinguo nel PD
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Legge elettorale, M5S: “Il truffarellum è legge”. Malumore dei Sindaci e un distinguo nel PD


Time Sicilia

Il PD siciliano gioca in difesa e lo fa approvando una legge elettorale per i Comuni che, secondo i desiderata, dopo la batosta delle ultime amministrative, dovrebbe ‘salvarli’ dal ‘pericolo’ M5S. Sembrerà strano, ma in Sicilia (e forse non solo), quando un partito al potere perde le elezioni non si interroga sul perché, tenta di cambiare le regole. Un modo come un altro per cercare di mantenere lo status quo.

Tant’è. In sintesi, in Sicilia, grazie alla nuova legge approvata all’Ars da PD e partitini satelliti,  chi otterrà almeno il 40% dei voti al primo turno diventerà subito sindaco. Via ‘l’incubo’ ballottaggi vinti, praticamente ovunque, dal M5S. E chi supera quella soglia si prenderà pure il 60% dei consiglieri comunali. La legge prevede anche una norma secondo la quale per sfiduciare il primo cittadino, basterà il 60% dei consiglieri, non più i due terzi. Non solo: i sindaci che non approveranno i bilanci in tempo, rischieranno il commissariamento. Cosa che potrebbe avere una logica se dipendesse da loro.

In realtà con i tagli della Regione e del Governo nazionale (che, come vi abbiamo detto qua, non solo taglia ma fagocita risorse siciliane) per molti Comuni è diventato impossibile: “Il fatto è che nessuno all’Ars sta tenendo conto del disastro economico nel sistema dei Comuni. Sono stati tagliati 700 milioni negli ultimi anni. E 350 Comuni su 390 non hanno approvato i bilanci, per i quali la scadenza era il 30 aprile” ha detto Paolo Amenta, vicepresidente dell’Anci Sicilia che ha parlato a nome di tanti sindaci siciliani, tutti sul piede di guerra (tranne Enzo Bianco, va da sé, che più che a fare il sindaco di Catania pensa a compiacere il PD).

Approvata anche la controversa norma che introduce la doppia preferenza. Una mossa pericolosissima perché, senza se e senza ma, agevola il controllo del voto come ha spiegato, tra gli altri, il deputato Santi Formica:

“Con la doppia preferenza c’è il rischio di favorire chi controlla pacchetti di voti. Per le quote rosa è sufficiente che le liste siano composte per almeno il 50 per cento da donne”. Una posizione questa condivisa dal gruppo del Movimento 5 Stelle.

Insomma, ce n’è abbastanza per fare insorgere tutti: sindaci e opposizione. Il M5S non esita a definirla una legge truffa, ma anche Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente dell’Anci Sicilia non le manda a dire. Una delle poche voci fuori dal coro della maggioranza è quella del parlamentare del PD, Filippo Panarello.

“Finalmente i siciliani hanno cosa mettere nella pentola: il ‘Truffarellum’. La priorità di questa classe politica è solo una: andare contro al Movimento 5 Stelle, anche a dispetto dei veri interessi dei siciliani” dicono i deputati pentastellati.
“Ogni commento – ha sottolineato Giancarlo Cancelleri – è superfluo e il nome con cui abbiamo battezzato questa legge la dice tutta sulla sua essenza, una legge inutile, anzi dannosa pianificata a tavolino dai partiti per cercare di truccare le regole del gioco a proprio vantaggio. Volevano pure togliere i ballottaggi, ma hanno capito che l’effetto boomerang contro di loro sarebbe stato fortissimo e hanno fatto marcia indietro. Ma i siciliani hanno capito lo stesso e, dentro la cabina elettorale, gliela faranno pagare cara”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il commento di Francesco Cappello, sempre del M5S:
“Questa legge – ha detto – poteva cambiare le cose, con l’introduzione del recall, la mozione di sfiducia popolare al sindaco, attraverso referendum, o con il varo del seggio unico di spoglio che avrebbe portato una ventata di trasparenza e legalità nelle tornate elettorali, dove il pericolo del controllo del voto è altissimo. La norma sul doppio voto di genere è inutile, e noi, siamo la rappresentazione plastica di questo, visto che abbiamo portato qui dentro sei validissime donne su 15 deputati. Per farle votare le donne, quelle in gamba, basta candidarle”.

Orlando attacca a muso duro:  “Siamo davanti a un sistema partitocratico che ha paura del voto dei cittadini” ha dichiarato nel corso di una intervista a Radio Radicale, aggiungendo che si tratta di una legge  “non solo contro i 5 Stelle ma anche contro di me”. Il sindaco d Palermo  prende le distanze, con sempre maggiore chiarezza dal PD: “Chi si allea con loro perde il consenso”.

E, infine, Panarello: “Esprimo forti perplessità per una legge elettorale che rende più fragile il sistema” ha detto il  parlamentare regionale del PD. “Con questa norma – ha aggiunto – si indeboliscono i sindaci e di certo non si rendono più forti i consigli comunali. Non è stato reso un buon servizio ai cittadini”.

Il resto del PD, va da sé, esulta.

 

 

10 agosto 2016

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TimeSicilia


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