Migranti: l’Italia li accoglie, in altri Paesi europei sparano ai gommoni. E Frontex…

Il Governo Renzi chiede aiuto all’Europa per la gestione dei migranti. Ma i militari di altri Paesi europei sparano ai gommoni e ai motori per bloccarli. Se l’Europa, su tale tema è è così divisa – e adotta provvedimenti così doversi – perché l’Unione Europea dovrebbe dare soldi all’Italia? Ci si chiede: come mai il Parlamento italiano non affronta questo tema?

Il Governo Renzi chiede aiuto all’Europa per la gestione dei migranti. Ma i militari di altri Paesi europei sparano ai gommoni e ai motori per bloccarli. Se l’Europa, su tale tema è è così divisa – e adotta provvedimenti così doversi – perché l’Unione Europea dovrebbe dare soldi all’Italia? Ci si chiede: come mai il Parlamento italiano non affronta questo tema? 

Del problema dei migranti che arrivano sui barconi attraversando il Mediterraneo si parla da anni. Fino ad ora però le misure adottate non hanno risolto il problema. Anzi, stando al numero degli arrivi (nelle scorse settimane in Italia ne sono sbarcati oltre 11 mila in pochi giorni) sarebbe giusto dire che sono riuscite a peggiorare la situazione.

Uno dei motivi di questo fallimento potrebbe essere legato al modo di affrontare il problema. Mentre in Italia i barconi vengono aiutati a giungere nei porti italiani (fino a raggiungere l’assurdo di andare spesso a “soccorrerli” in prossimità delle coste libiche), in altri Paesi l’approccio al problema è diverso.

È quanto emerge da una denuncia, che risale allo scorso agosto, di Zach Campbell per The Intercept che parlava dell’uso di armi da fuoco contro i gommoni di migranti nel mar Egeo. A seguito di questo esposto, 42 parlamentari europei hanno chiesto chiarimenti al coordinamento di forze dei Paesi europei di terra, d’aria e di mare, detto  Frontex, con un’interrogazione al Parlamento Europeo indirizzata al Direttore Esecutivo dell’Agenzia, Fabrice Leggeri, e per conoscenza al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muižnieks, e a Emily O’Reilly, Mediatrice europea dal 2013.

Per l’Italia i sottoscrittori sono stati i parlamentari Barbara Spinelli, Curzio Maltese, Laura Ferrara ed Eleonora Forenza.

A rispondere, pochi gironi fa, è stato il comandante di Frontex, il quale ha affermato che a sparare sono stati i mezzi della Guardia Costiera greca che opera nell’Egeo “assieme a Frontex”. I colpi sono stati diretti verso i barconi di migranti che tentavano la traversata dalle spiagge turche verso le isole elleniche. Blande le giustificazioni e per lo più fondate su tecnicismi discutibili.

Dal punto di vista legale, nonostante le azioni debbano essere dirette e coordinate da Frontex, ad operare in questo modo sarebbero state imbarcazioni greche che hanno agito in modo autonomo. Ma non basta: il Codice di Condotta di Frontex (articolo 20/2) prevede “l’uso delle armi assoggettato ai principi di necessità e proporzionalità”.

Dal punto di vista “tecnico”, però, non è facile quantificare i concetti di “proporzionalità” e “necessità”, ma soprattutto, è difficile accettare che in mare aperto e a distanza elevata i miliari possano aver sparato mirando ai motori (come prevede il protocollo) senza causare seri rischi per la salute delle persone a bordo. Lo dimostra il fatto che, nelle scorse settimane, alcuni profughi siriani sono rimasti feriti mentre si trovavano a bordo di un vascello guidato un pescatore turco nei pressi dell’isola di Chios.

Non basta. Molte delle imbarcazioni utilizzate per le migrazioni sono vecchie e fatiscenti: mirare “alla carena o ai motori fuori bordo”, come prescriverebbe il protocollo, non fornisce alcuna garanzia di non fare del male alle persone a bordo (basti pensare a cosa accadrebbe se la benzina che alimenta il motore, si incendiasse).

Un modo di affrontare il problema dei migranti ben diverso da quello italiano (sebbene Frontex sia un protocollo unico). Anche in questo caso non sono stati infrequenti gli scontri armati. Solo che a sparare, in questo caso, spesso sono navi pirata o, addirittura, la Guardia Costiera libica (in diverse occasioni – e per di più in acque internazionali – ha aperto il fuoco sulle imprecazioni di una Ong tedesca che si occupa di ricerca e soccorso in mare, e nei confronti della nave Buorbon Argos di Medici Senza Frontiere).

Si tratta di una differenza che avrebbe dovuto far sorgere molti quesiti: perché approcci così diversi allo stesso problema? E perché, mentre in Italia si fa di tutto per prendere i migranti (quasi mai rifugiati o profughi) e scaricarli nei porti italiani (lo fanno anche le navi delle marine di Paesi europei che partecipano a Frontex), in altri Paesi si spara sulle imbarcazioni con a bordo i profughi siriani? E ancora, come mai nessuno ha posto la questione in Parlamento non quello europeo, ma quello italiano?

Tante, troppe domande alle quali nessuno pare abbia saputo (o voluto) rispondere.

 

 

 

 

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