Movimenti indipendentisti in Europa: li citano tutti, tranne quelli siciliani. Come mai?
Carta bianca, In Evidenza

Movimenti indipendentisti in Europa: li citano tutti, tranne quelli siciliani. Come mai?


Antonella Sferrazza

Il vento indipendentista che soffia dalla Catalogna scuotendo l’intera Spagna e l’intera Europa ha acceso l’interesse della stampa internazionale verso i movimenti separatisti presenti nel Vecchio Continente. Giornali e televisioni stanno dedicando pagine intere all’argomento pubblicando mappe dove sono indicate formazioni politiche di questo genere. Sono tantissime e sono elencate con dovizia: dalle regioni europee più famose per le battaglie indipendentiste, Scozia, Corsica, Paesi Baschi e ovviamente la stessa Catalogna e l’Irlanda del Nord, fino a quelle più piccole o, comunque,  meno note al grande pubblico per posizioni secessioniste: la Baviera, la minoranza polacca in Lituania, i fiamminghi e perfino l’Occitania.

Quando si arriva all’Italia, in rosso vengono cerchiate la Sardegna, il Sud Tirol e pure la Lombardia e il Veneto, regioni che, in realtà, stanno chiedendo l’Autonomia che è cosa ben diversa dal sogno dell’indipendenza. Giusto inserirle in questo elenco? In senso lato sì se si considera che alla base di queste rivendicazioni c’è comunque la volontà di affermare, in maniera più o meno diretta e in maniera più o meno piena, il diritto di auto determinazione dei popoli.

Ebbene, cosa manca da questi elenchi in cui si parla dei movimenti indipendentisti presenti in Europa?

Come avrete intuito, manca sempre (o quasi) la Sicilia. Ma come, si dirà, proprio la Sicilia che in tema di indipendentismo ha una storia importantissima? Proprio la Sicilia, dove nel secondo dopoguerra, il movimento indipendentista, trasversale e di massa, aveva più iscritti di tutti gli altri partiti tanto da costringere la Repubblica Italiana a farci i conti?

Il compromesso, come sappiamo, fu il patto con lo Stato che portò all’Autonomia speciale in nome della quale gli indipendentisti, supportati dal popolo e dopo avere subito repressioni di ogni sorta, rinunciarono all’indipendenza. Questa è la storia. Tralasciamo tutti i tradimenti di questo patto – ve ne parliamo sempre- e torniamo alla domanda: come mai la stampa nazionale e internazionale non cita la Sicilia quando si parla di indipendentismo europeo?

Per inciso: questa riflessione nasce solo dall’amarezza di vedere ignorato un importantissimo pezzo di storia della Sicilia di cui esistono ancora delle tracce significative. D’altronde, diceva il professore Antonio Canepa (fondatore dell’E.V.I.S- l’Esercito Volonatrio per l’Indipendenza della Sicilia di cui vi abbiamo parlato qua)  che l’indipendentismo siciliano è un fuoco che non si spegnerà mai. Arde sotto la cenere, magari non si vede, ma è lì.

E, allora, perché viene ignorato? Dobbiamo sempre puntare il dito contro la malafede della stampa? E perché questa malafede sarebbe diretta solo contro la Sicilia?

Non basta più dare la colpa ad altri. Senza una sana autocritica l’indipendentismo siciliano non ha speranze. E la verità, a nostro parere, è che l’eccessivo frazionamento dei movimenti indipendentisti, produce il nulla. Troppi generali senza esercito, troppe prime donne, troppi individualismi.

Questa divisione produce danni incalcolabili: il primo è che si tratta di scosse singole talmente irrilevanti da non essere registrati nemmeno dai più sofisticati sismografi.

Un mea culpa diventa ineludibile.

Non c’è nessun intento polemico e lo sottolineiamo. Chi conosce la squadra  che compone questo giornale online, sa quanto ci stia a cuore la causa indipendentista e quanto- concedeteci un attimo di celebrazione- nel nostro piccolo, abbiamo cercato di fare conoscere la storia dell’indipendentismo siciliano, le sue ragioni storiche, economiche, i suoi Padri Nobili, la sua matrice popolare e di sinistra (coincideva con la voglia di riscatto dei siciliani vessati) cercando di tenere ben distinta la sua vera essenza dalle infiltrazioni (vedi destra agraria) che lo hanno macchiato (d’altronde, infiltrazioni e distorsioni sono fisiologiche in ogni aggregazione di esseri umani).

Tutti articoli che hanno registrato un grandissimo successo di lettori, a conferma  del fatto che ai siciliani non manca la voglia di conoscere capitoli di una storia che a scuola non viene insegnata.

Ma sostenere una causa tacendo sui motivi per cui quella causa è perdente, oltre ad essere intellettualmente scorretto, sarebbe inutile.

E, allora, basta prendersela con la stampa (sulle ‘colpe’ della categoria non siamo mai stati teneri). Se un giornalista arriva in Sicilia- come è successo qualche anno fa- e per parlare di indipendentismo parla di Salvatore Giuliano (personaggio che con il vero indipendentismo siciliano non ha nulla a che fare e che comunque ne rappresenta una distorsione in un momento in cui l’EVIS- l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia “morto con Antonio Canepa”- era già stato svuotato e snaturato) non è colpa sua. Se di indipendentismo siciliano si parla solo in termini folkloristici o, peggio, in termini denigratori, non è colpa di nessun giornalista.

La responsabilità va divisa equamente tra i tanti ‘capetti’ che pensano di essere grandi e non si accorgono di esserlo solo a casa loro. Non si accorgono del fatto che, a furia di arroccarsi sotto la propria bandierina, finiscono col diventare invisibili.

La forza dell’indipendentismo, ovunque in Europa, sta nell’unione dei movimenti indipendentisti. Che possono essere di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, ma che quando si tratta di rivendicazioni importanti dinnanzi allo Stato da cui vorrebbero liberarsi, sono uniti. Fanno massa, nessuno può non accorgersi di loro.

Argomento chiuso? Certamente no. Solo una riflessione a ruota libera, un’ opinione. Alla quale possono aggiungersene tante altre, le vostre, sicuramente più interessanti di questa nella speranza che siano animate solo dalla volontà di creare un dibattito costruttivo (potete scriverla tra i commenti o inviarla a timesicilia@gmail.com e sarà pubblicato in questa stessa sezione che si chiama ‘carta bianca’).

Per concludere un’altra precisazione: non abbiamo volutamente fatto i nomi dei movimenti indipendentisti siciliani- che pure conosciamo abbastanza bene- perché non è un’accusa rivolta a qualcuno in particolare, ma solo, si spera uno stimolo alla riflessione. In ogni movimento ci sono persone che stimiamo, se non amici. Nulla di personale.

Per correttezza non possiamo nemmeno tacere sulla nostra vicinanza al movimento TerraeLiberazione che collabora con questo giornale e di cui apprezziamo la coerenza, l’impegno culturale, le battaglie quotidiane e la distanza dalle beghe elettorali.

3 ottobre 2017

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AntonellaSferrazza


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