Musumeci: “Noi Autonomisti unitari”. “Franco Battiato? Su mangiaru in assessorato…”

Da Caltagirone, terra di Don Sturzo, sostenitore dell’Autonomia speciale all’interno di una Italia unita, Nello Musumeci apre ufficialmente la campagna elettorale per le regionali.

Da Caltagirone, terra di Don Sturzo, sostenitore dell’Autonomia speciale all’interno di una Italia unita, Nello Musumeci apre ufficialmente la campagna elettorale per le regionali. Il Governo Crocetta? “Un disastro di dimensioni incalcolabili”. Dall’inizio, quando cercava nomi altisonanti, alla fine. Il video del discorso

Bagno di folla ieri a Caltagirone per Nello Musumeci, leader dell’opposizione di centrodestra all’Ars e del movimento #diventerà bellissima. Nella cittadina di Don Sturzo, il cui sindaco è “l’amico” Gino Ioppolo, Musumeci ha ufficialmente aperto la campagna elettorale per le prossime regionali e per la sua candidatura alle primarie del centrodestra. Coalizione che, secondo alcuni osservatori, non avrebbe tutta questa voglia di provare a vincere per davvero le elezioni regionali, tant’è che ha spinto per le primarie rinunciando alla candidatura diretta di Musumeci  alla Presidenza della Regione, l’unico rappresentante del centrodestra, così pensano in tanti, che per la stima trasversale di cui gode, potrebbe davvero avere chance di sbaragliare i concorrenti.

Ma tant’è. Musumeci, che è anche Presidente della Commissione regionale Antimafia, non si tira indietro. E, ieri, in un Teatro Politeama pienissimo, ha incantato il pubblico con la sua oratoria elegante e pregnante. A questo proposito gli aneddoti sono tanti. Uno in particolare racconta del rifiuto di Gianfranco Fini (Musumeci ha militato per un periodo in Alleanza nazionale, rompendo poi per dare vita ad Alleanza Siciliana) di intervenire nei dibattiti pubblici dopo di lui per paura di sfigurare.

Questo non vuol dire che non ami intercalare i suoi discorsi con un po’ di sano dialetto. Lo ha fatto anche ieri, parlando del Governo Crocetta e del suo inutile tentativo, ad inizio legislatura, di circondarsi di assessori dai nomi altisonanti ai quali però non è stata lasciata nessuna libertà di azione. Tra questi, Franco Battiato che, come ricorderete, si dimise dal ruolo di assessore al turismo (che aveva accettato gratuitamente), denunciando ruberie e pressioni di ogni tipo.

“Il maestro Battiato è un ottimo artista, sublime nelle sue musiche, ma non aveva nessuna esperienza: su mangiaru in assessorato” ha detto Musumeci. Per i non siciliani, la frase significa, più o meno, che in assessorato ‘Battiato lo hanno mangiato’, per dire che hanno divorato ogni sua buona intenzione rendendogli la vita impossibile. Cosa che, come detto, lo stesso cantautore non aveva esitato a denunciare. E se si ricorre a nomi famosi, lasciando, di fatto, tutto in mano alla burocrazia, “è perché la politica è debole”.

Ma prima di parlare delle acrobazie del Governo Crocetta, il leader di #diventeràbellissima ha spiegato perché la scelta del primo appuntamento ufficiale per la campagna delle regionali è ricaduta su Caltagirone. Due essenzialmente i motivi. Il primo:

Caltagirone rappresenta la culla della politica autonomista, del municipalismo, della teoria politica che si batte contro ogni statalismo e centralismo, ovvero il protagonismo del cittadino contro le oligarchie e gli apparati. Noi, convinti Autonomisti unitari, non potevano che scegliere Caltagirone”. E, in effetti, l’Autonomismo unitario di cui parla Musumeci è lo stesso proclamato da Don Sturzo all’indomani del secondo dopoguerra ed è quello che si concretizzò nello Statuto speciale nato dal patto tra una Sicilia che rinunciava all’indipendenza (proprio perché a conquistare la scena politica fu la Dc degli sturziani) e lo Stato: Autonomi ma all’interno di una Italia Unita. Superfluo ricordare che la formula non ha funzionato: lo Stato, grazie anche, se non soprattutto,  ad una classe politica di mercenari, ha tradito quel patto non applicando mai lo Statuto nelle sue parti più importanti, ovvero quello norme finanziarie che imponevano, tra le altre cose, la territorializzazione delle imposte e la fiscalità di vantaggio. Da qui la rinascita in Sicilia dei movimenti indipendentisti che oggi sembrano più vivaci che mai.

Per Musumeci, comunque, a fare la differenza, potrebbe essere proprio una nuova classe politica al servizio del territorio che “con le carte in regola” come diceva Piersanti Mattarella (anche lui Autonomista unitario, più in senso federalista) potrebbe trattare a testa alta con lo Stato.

Altra ragione: la recente vittoria di Gino Ioppolo alle elezioni comunali di Caltagirone , figlia di un esperimento che ha allargato i confini del centrodestra ai movimenti civici. Schema che Musumeci vorrebbe ripetere a livello regionale: “Non dobbiamo fare l’errore di chiuderci nel fortino del centrodestra, nei recinti ideologici. Dobbiamo andare oltre, e Caltagirone è la prima tappa di quel percorso che ci porterà a liberare la Sicilia da un Governo di fannulloni portato al potere da una logica non chiara. Un disastro di dimensioni incalcolabili per questa terra”.

“La battaglia si vince se stiamo uniti” ha sottolineato Musumeci quasi a volere convincere chi, anche tra i suoi fan, non vede di buon occhio l’alleanza con quei partiti che già cinque anni fa finirono per fargli perdere le elezioni nella sfida con Crocetta.

“Non ho carriere da costruirmi. Io voglio governare la Sicilia per un atto d’amore. Un atto d’amore verso la mia Terra, che custodisce i miei morti, che custodisce i vivi. Se dovessi vincere, non mi incollerei alla poltrona. Starei soltanto 5 anni, quelli in cui dimostrerei che si può tirare la Sicilia fuori dal pantano”.

“Crocetta ha fallito, la Regione Siciliana è allo sbando. Dobbiamo riprendere in mano le redini in tutti i settori. Tutti. A partire da quello pubblico. E’ finito il tempo in cui la ricchezza erano i soldi pubblici, la ricchezza sono le imprese. Dobbiamo smetterla con la cultura del posto. Dobbiamo premiare non chi vuole un posto, ma chi vuole lavorare. A questo ci aveva abituati la politica delle clientele. Quindi massimo impegno per chi promuove occupazione, per le start up, per le imprese dei giovani, per chi vuole scommettere, per chi vuole mantenere e fare crescere quel che ha”.

E ancora la cultura: “Ma come si fa a non capire che se all’estero avessero un terzo di quello che abbiamo noi, farebbero una rivoluzione”? La vergogna dei musei chiusi nei giorni festivi, l’incuria. La scelta, ad inizio legislatura, di affidare questo settore allo scienziato Zichichi “che in Aula, con tutto il rispetto per lo scienziato, parlava di fusione nucleare”.

“Fare cultura significa fare turismo. – ha sottolineato Musumeci- Basta esportare petrolio raffinato, è ora di esportare le nostre vere ricchezze che attrarranno milioni di persone. Certo, attenzione ai gruppi petroliferi, non possiamo lasciare migliaia di persone senza lavoro, ma mobbiamo cominciare il processo di riconversione, non possiamo restare indifferenti ai registri che accumulano casi di tumore dove si trovano i siti petroliferi di Gela, Milazzo e Siracusa”.

“Penso, ovviamente anche all’agricoltura che assieme alla cultura e al turismo può trainare la nostra economia. È imperdonabile quel che ha fatto Crocetta, abbandonare il nostro settore primario. Gli agricoltori sono disprezzati, il Corpo Forestale è spento, reso inutile, le campagne lasciate in mano alle scorribande dei delinquenti. Io sono pronto a metterci la faccia”.

Qui sotto (al minuto 18.40) potete vedere il video del suo intervento trasmesso da Radio Radicale.

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