Se n’è andato il professore Nino Buttitta, grande intellettuale e grande socialista

Il professore Nino Buttitta era figlio del famoso poeta, Ignazio Buttutta. E’ stato un antropologo famoso. E un esponente di spicco del Psi siciliano. Ma era, soprattutto, una persona simpatica, anche se all’apparenza sembrava rude. Da politico – e parlo da cronista politico – non mi ha mai dato una notizia. Ma era simpatico lo stesso

Il professore Nino Buttitta era figlio del famoso poeta, Ignazio Buttutta. E’ stato un antropologo famoso. E un esponente di spicco del Psi siciliano. Ma era, soprattutto, una persona simpatica, anche se all’apparenza sembrava rude. Da politico – e parlo da cronista politico – non mi ha mai dato una notizia. Ma era simpatico lo stesso

Confesso che è con grande mestizia che apprendo la notizia della morte del professore Nino Buttitta. Lo conoscevo da una vita. Quando, da ragazzo, mi sono avvicinato al Partito socialista italiano lui era già un apprezzato docente universitario di Antropologia culturale. E un uomo molto conosciuto nel partito. E io ero invece un ragazzino appena arrivato. Era un tipo tosto, il professore Buttitta (l’ho sempre chiamato professore, anche quando era onorevole). Ma non era un intellettuale che se la tirava. Da politico invece era riservato. Soprattutto quando diventò segretario regionale del Psi.

Per alcuni anni l’ho visto raramente. Quando è stato designato alla segretaria regionale del Psi lo incontravo spesso. Ma, ripeto, non era prodigo di notizie. Anzi.

Era la fine degli anni ’80, il periodo che annunciava il tramonto della politica italiana. Oltre che lavorare per il quotidiano L’Ora di Palermo scrivevo per l’Avanti!.

Per il L’Ora non gli chiedevo mai niente. Anche perché, lo ribadisco, non mi diceva niente. Politicamente parlando, non era ‘Santo che sudava’. Molto meglio parlare con Turi Lombardo, che invece è sempre stato brioso e allegro. E alla mano. E poi Lombardo era della sinistra socialista e io sono sempre stato un socialista lombardiano e anche un po’ ‘carrista’.

Buttita, invece, stava con Claudio Martelli, che in quegli anni tentava, senza successo di ‘martellizzare’ il Psi siciliano per conto di Craxi. Il professore Buttitta se la faceva – sempre politicamente parlando – con i craxiani: cioè con quelli che io non ho mai considerato socialisti.

Non ci posso fare niente: ma è sempre stata nella mia natura un po’ ‘anarcoide’ (il mio mito giovanile è stato Andrea Costa) considerare il socialismo di Milano un socialismo finto, una sorta di ‘ascari’ del socialismo.

Sui libri di storia si legge che Filippo Turati è stato il leader del socialismo riformista, che ha fatto fare grandi passi in avanti alle masse popolari e bla bla bla. Tutto buttanate alle quali non ho mai creduto.

Avendo letto Il Ministro della malavita di Gaetano Salmenini ho sempre pensato malissimo di Giovanni Giolitti, dei suoi sgherri e dei suoi alleati. E siccome Turati reggeva il gioco di Giolitti, il mio giudizio su questo finto socialista non è mai cambiato. Tra l’altro, Turati aveva rubato la fidanzata ad Andrea Costa – Anna Kuliscioff -: e questo me lo rendeva ancora più antipatico.

Quando Craxi, nel 1976, al congresso celebrato al Midas, divenne segretario nazionale del Psi ho capito che i socialisti milanesi si erano impadroniti del partito. Dicevano che Craxi sarebbe durato poco. Ma dopo sei mesi il mio amico Accursio – che oggi non c’è più – sentenziò: “Questo non se ne andrà più. Non lo vedi che faccia che ha?”.

Non solo non se n’e andato, ma ha anche tolto la scala mobile ai lavoratori! Insomma, per me Craxi è stato una rovina: la rovina del socialismo italiano. Anche se poi, quando è scoppiato il casino di Tangentopoli e se n’è andato in Tunisia, dai suoi amici dell’OLP, mi è toccato pure difenderlo.

Ecco, in quegli anni Nino Buttitta stava con questi socialisti. Con Martelli, che era il vice di Craxi. Le rare vole che incontravo il professore Buttitta gli dicevo:

“Professore, la martellizzazione siciliana come va?”.

La risposta del professore Buttitta era sempre la stessa:

“Tu sei nato casinista. Ma chi è che ti fa scrivere sull’Avanti!?”.

Ovviamente babbiava, come si dice dalle nostre parti. Infatti nessuno ha mai contestato gli articoli che scrivevo per l’Avanti!. Scrivevo quello che volevo. Anche un paio di interviste all’allora presidente dell’Ars, Salvatore Lauricella, un uomo politico che Craxi non sopportava.

Oggi lo posso dire: lo intervistavo proprio per questo! Ero io che proponevo a Roma l’intervista con Lauricella. Il redattore dell’Avanti! non mi ha mai detto nulla.

Una volta l’Avanti! mi chiese di intervistare Buttitta.

“Non se ne può fare a meno?”, chiesi al redattore del giornale.

“Dai, è il segretario regionale!”.

Non vi dico che ‘traffico’ per intervistarlo. Intanto al telefono mi disse:

“La mattina sono all’università, il pomeriggio faccio il segretario regionale del partito e la notte dormo”.

E allora che facciamo?, gli chiesi.

“A me ‘ste interviste non è che mi convincono – mi rispose -. Chessò che cosa scrivete alla fine! Ma comunque. Ci vediamo a pranzo”.

Dove?, chiesi.

“A casa mia, intorno alle tre di pomeriggio”.

Persi la pazienza:

“Professore, intanto pensavo che magari mi invitava a pranzo. Poi, alle tre di pomeriggio: non è tardi?”.

“Io alle tre del pomeriggio mangio, quando mangio. Si bo veniri ti pozzu rari un piattu ‘i pasta. Ora lassami travagghiari“.

Quando parlava di cultura il professore Buttitta non si poteva bloccare. Ma scipparli cose di politica era impossibile. Anche quell’intervista era tutta controllata, centellinata:

“Mi raccomando: ho detto questo: non mi fare dire cose che non ho detto perché ti faccio una lettera di smentita”.

Poi la politica è finita. Sono arrivato Prodi e Berlusconi che hanno consegnato l’Italia ai massoni-predoni dell’Europa dell’Euro.

Il professore l’ho incontrato qualche volta. nel frattempo ho avuto il piacere di conoscere il figlio Ignazio: una persona seria. L’unico che, quando la Regione – prima quella di Raffaele Lombardo, ora quella di Rosario Crocetta – ha cominciato a tagliare i fondi alle istituzioni culturali ha detto:

“Sapete che vi dico? Della Fondazione culturale Ignazio Buttitta me ne occupo io”.

Il professore Nino Buttita – per la cronaca – è figlio del famoso poeta Ignazio Buttutta. Il figlio Ignazio porta il nome del nonno. E si occupa della Fondazione, oltre ad insegnare all’università di Palermo.

L’ultima volta che ho incontrato il professore Nino Buttitta è stato alla presentazione del libro di Claudio Martelli. Il libro s’intitola: “Ricordati di vivere”. Ancora non l’ho letto. Anzi – per essere precisi – non l’ho ancora acquistato.

L’incontro si è svolto a Palermo, dalle parti di Piazza Marina. Ricordo che ho detto al professore Buttitta:

“Che fa glielo dice a Martelli se mi rilascia un’intervista per La Voce di New York?”.

Il professore Buttitta ha chiamato Martelli e gli ha detto:

“C’è un compagno che ti vorrebbe intervistare per La Voce di New York. Garantisco io”.

Appena ha sentito New York, Martelli ha cambiato espressione.

“No, no, che intervista. Non se ne parla nemmeno”.

Forse si è ricordato che gli americani hanno ‘inchiummato’ Craxi, sia perché aiutava l’OLP di Arafat, sia perché ha fatto mangiare la polvere ai militari americani.

Detto questo, il professore Buttitta era una persona simpatica. E i libri li aveva letti per davvero.

Un abbraccio al figlio Ignazio e a Monica.

 

 

 

 

 

 

 

 

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