Nel 2017 duecento persone uccise perché difendevano l’ambiente
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Nel 2017 duecento persone uccise perché difendevano l’ambiente


C. Alessandro Mauceri

Difendere l’ambiente – il mare, le Riserve naturali e via continuando – sta diventando sempre più pericoloso. Il discorso riguarda alcune aree del Pianeta, a cominciare dall’America Latina 

Quattro ambientalisti uccisi ogni settimana. Quasi duecento nel solo 2017. Sono i numeri che emergono da una ricerca condotta da The Guardian, in collaborazione con Global Witness, sulle persone uccise a causa del loro sforzo per proteggere l’ambiente.

Sono stati 197 i difensori dell’ambiente che sono stati uccisi lo scorso anno perché cercavano di proteggere la Terra o le risorse naturali della loro comunità. E migliaia quelli picchiati, criminalizzati, minacciati o molestati. In tutte le parti del pianeta. Dalla spietata battaglia per la ricchezza naturale in Amazzonia agli attentati per fermare i ranger che proteggono le riserve naturali della Repubblica Democratica del Congo, fino agli attivisti indigeni per i diritti alla Terra in Brasile.

Come Emilsen Manyoma e suo marito, Joe Javier Rodallega, uccisi in due attacchi mortali, in Colombia, mentre cercavano e documentavano uccisioni e sparizioni forzate. L’ennesima dimostrazione che l’America Latina è diventata un posto pericoloso per chi cerca di proteggere l’ambiente: per la difesa dei parchi nazionali 21 persone sono morte.

E poi il Messico, che ha “conquistato” il quarto posto (dal quattordicesimo) nella lista globale dei Paesi più mortali per i difensori dell’ambiente. Isidro Balenegro Lopez, un attivista messicano vincitore del premio ambientale di Goldman, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco solo perché aveva cercato di fermare il disboscamento illegale che minaccia le antiche foreste. Con 15 uccisioni, oggi, il Messico è uno dei Paesi più micidiali per i difensori in America nel 2017.

Ancora più grave la situazione in Asia: nelle Filippine, il Paese più pericoloso per i difensori dell’ambiente, sono state uccise 41 persone.
E poi in Africa, dove la minaccia viene dai bracconieri e dal commercio illegale di animali selvatici: l’anno scorso Wayne Lotter, ambientalista, è stato assassinato dopo aver ricevuto minacce di morte.

Dalla Repubblica Democratica del Congo alla Tanzania, sono molti i Paesi dove gli ambientalisti corrono seri pericoli per la loro stessa vita.

I numeri riportati nel report sono impressionanti, ma la cosa più grave è che il bilancio è quadruplicato da quando è stato compilato per la prima volta, nel 2002.

“La situazione rimane critica. Fino a quando le comunità non saranno davvero coinvolte nelle decisioni sull’uso della loro terra e delle risorse naturali, coloro che parleranno continueranno a subire vessazioni, incarcerazioni e minacce di omicidio “, ha dichiarato Ben Leather, senior campaigner di Global Witness.

Ai fautori dell’ambiente assassinati si aggiungono migliaia di persone picchiate, criminalizzate, minacciate o molestate solo per aver cercato di difendere la Terra. Recentemente, Patricia Gualinga è stata oggetto di minacce e attacchi per aver cercato di difendere la foresta ecuadoriana: ignoti hanno lanciato pietre contro le sue finestre e hanno urlato minacce di morte contro di lei.

Ma la cosa più grave che il numero di 197 morte a causa della loro mission per l’ambiente potrebbe essere sottovalutato. Global Witness ritiene che molti altri omicidi non vengano denunciati. Una tesi confermata dall’Environmental Justice Atlas, finanziato dall’UE, che ha identificato oltre 2.335 “casi” legati a problemi per acqua, territorio, inquinamento o industrie estrattive, e i ricercatori dicono che il numero (e l’intensità delle minacce) stanno crescendo.

I gruppi sociali e le istituzioni internazionali mostrano una incomprensibile lentezza nel tutelare i diritti ambientali e denunciare i crimini. Per questo diversi attivisti hanno portato le loro proteste per il clima globale anche all’interno delle Nazioni Unite. Lo stesso relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani e l’ambiente, John Knox, ha esortato i governi ad affrontare la cultura dell’impunità e ha affermato che i media hanno un ruolo importante nel promuovere la trasparenza.

Ma mentre alcune istituzioni internazionali sono disposte ad ascoltare, altre fingono di non vedere cosa accade sotto i loro occhi. E l’elenco di coloro che vengono uccisi per l’ambiente continua a crescere.

Foto tratta da miglioverde.eu

 

8 febbraio 2018

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AlessandroMauceri


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